| "Louise – Michel" di Gustave de Kerven e Benoit Delépine.
Recensione a cura di Domenico CENA. Siamo in Piccardia, nel nord della Francia, una regione famosa essenzialmente per la cattedrale di Amiens. Si tratta di una delle aree più depresse d’Europa, dove si pratica soprattutto un’agricoltura intensiva, mentre la già scarsa industria tradizionale, legata al settore della tessitura e alla lavorazione della madreperla per la produzione di bottoni, sta ormai scomparendo. In una delle poche aziende tessili superstiti, lavorano una decina di operaie non più giovanissime. Rientrando in fabbrica una mattina, scoprono che durante la notte questa è stata svuotata di tutti i macchinari. Dopo un primo momento di rabbia e sconforto, decidono di investire la magra indennità di liquidazione, circa ventimila euro tra tutte, in qualcosa di produttivo. Una propone di aprire una pizzeria, un’altra di posare nude per un calendario sexy, ma decisamente non hanno il fisico né per la prima, né per la seconda attività. Tutte quante però accolgono con entusiasmo la proposta di Louise: investiranno il loro piccolo capitale per assoldare un killer di professione e uccidere il maledetto padrone. Inizia più o meno così Louise-Michel, un film presentato con successo al Festival di Roma 2008 e campione di incassi in Francia, a proposito del quale, più che di commedia, si dovrebbe parlare di satira. Una satira molto attuale, dato che la disastrosa situazione economico-finanziaria dei nostri giorni viene pagata soprattutto con la perdita di posti di lavoro, e viste anche le reazioni non sempre pacifiche che questo ha provocato appunto in Francia, con il sequestro di manager e altro. Ma la satira di Louise-Michel va oltre l’attualità e vuole giocare a tutto campo, con una serie frizzante di gag che non si fermano davanti a nulla, neanche alla morte. Spassoso in questo senso è il prologo iniziale, in cui, durante il funerale di un vecchio dirigente sindacale, l’impianto di cremazione si spegne e l’addetto è costretto a chiedere ai parenti che assistono alla cerimonia se qualcuno gli presta un accendino. Si sono fatti molti nomi come ispiratori per questo film, da Aki Kaurismaki, il regista finlandese di cui de Kerven e Delépine sono cultori, ai fratelli Coen, fino alla commedia all’italiana, ma forse è proprio questa vena di politicamente scorretto che lo apparenta in primo luogo alla commedia classica americana, ad esempio “Questo pazzo, pazzo, pazzo mondo”, “Nei panni di una bionda”, o Tootsie, in cui Dustin Hoffman si traveste da donna per trovare lavoro. Qui la situazione è raddoppiata, c’è un uomo che si traveste da donna per poter lavorare (ma l’interprete è veramente una donna) e una donna che si traveste da uomo per lo stesso motivo (ma l’interprete è veramente un uomo). Effettivamente c’è un po’ di confusione rispetto ai ruoli sessuali, ma come sostiene quella che è forse la battuta più bella del film, a proposito di un bambino appena nato: ”il sesso saranno i padroni a deciderlo”. Come detto, la comicità esuberante e irriverente del film non risparmia niente e nessuno, dall’11 settembre fino all’agricoltura biologica e ai prodotti equo solidali. Ciò che stupisce è che il film non ha praticamente momenti di stanchezza, ma procede spedito senza troppe pause. Si ride, ma senza allargarsi troppo, e non tanto per le beffe e i dileggi, quanto perché non è sempre facile ridere di se stessi, e questo è un film che parla di tutti noi. |
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