Parco Mauriziano, una risposta Al Sig. Recchia

Lunedì scorso il consigliere comunale Sandro Recchia è intervenuto sulla questione del nuovo Piano Particolareggiato Edilizio «del Mauriziano», approvato dal consiglio comunale il 27 aprile 2009. Egli ricorda che fu il centrosinistra ad avere approvato il primo PEC Mauriziano nel 1995, e che l’attuale l’Amministrazione non ha fatto che portare a temine un procedimento amministrativo che aveva ereditato. Anzi, ha fatto del suo meglio per apportare al progetto «sensibili miglioramenti». Ma sono miglioramenti o peggioramenti?

Poiché il Signor Recchia è un politico equilibrato e imparziale mi aspetterei che, dopo avere chiamato in causa l’amministrazione di centrosinistra del 1995, guardasse anche verso il centrodestra, per verificare se le modifiche introdotte dall’amministrazione attuale sono tutte positive. E che si chiedesse se l’Amministrazione abbia accolto le indicazioni della Regione Piemonte volte a ridurre l’impatto ambientale del nuovo insediamento, che si estende ai bordi del Parco su 40.000 metri quadri di superficie (quasi quanto il Parco, che ne misura 55.000), è costituito da 56.000 metri cubi di fabbricati, e potrà accogliere 550 nuovi abitanti.

1. Nella conferenza dei servizi del 30 settembre 2008 i funzionari della Regione osservano che la «variante proposta produce un incremento della capacità insediativa». Infatti, mentre nel PEC 2006 erano previsti 465 abitanti, il PPE approvato in aprile li porta a 550. Questo incremento è dovuto ad una scelta della nuova amministrazione di centrodestra, non al vecchio centrosinistra.

2. L’aumento della capacità insediativa dipende dall’aumento della volumetria edificabile: da 42.000 a 56.000 metri cubi. Anche questo aumento è una scelta della attuale amministrazione, non di quella di centrosinistra del 1995.

3. L’aumento della volumetria dipende dal fatto che l’Amministrazione ha concesso alla proprietà, una volta abbattuto il capannone industrile, di recuperarne la cubatura (14.000 metri cubi) in parte per aumentare la volumetria complessiva delle abitazioni (7.500 mc in più) e in parte per la costruzione di una palestra privata (6.500 metri cubi). L’aumento della cubatura complessiva è una scelta della amministrazione attuale, non di quella del 1995.

4. L’aumento della cubatura si risolve in un aumento dell’altezza delle abitazioni: da sei piani si passa a sette. Costituiranno una cortina di cemento ai bordi del Parco. L’aumento dell’altezza è una scelta dell’amministrazione in carica, non di quella del 1995.

5. Nella lettera del 17 dicembre 2008 la Regione suggerisce al Comune di studiare «alternative di Piano che valutino la possibilità di ridurre le altezze per i fabbricati posti in adiacenza al Parco Mauriziano» (pag. 7). Il Signor Recchia conosce la riposta anticipatamente data dall’Amministrazione nelle carte inviate in Regione l’anno scorso?

6. La palestra privata non era contemplata nelle precedenti versioni dei PEC, e certamente non in quello del 1995. Essa sorgerà nell’area vicina all’ingresso del Parco, tra Via Foglizzo e il luogo dove ora si trova il capannone. In base alle precedenti versioni del PEC quell’area avrebbe dovuto venire adibita a servizi (verde, giochi, parcheggi) a disposizione di tutti i cittadini. Al suo posto ora vi sarà una palestra privata. Anche questa è una scelta dell’Amministrazione attuale, non di quella del 1995.
7. Nella lettera del 17 dicembre 2008 la Regione osserva che il nuovo tratto di strada tra Via Settimo e la rotatoria sulla SR 11 (Stradale Torino), che taglia in due il grande campo coltivato sul lato Ovest di Via Settimo, rischia di compromettere l’uso agricolo dell’area e di favorirne l’urbanizzazione: «può comportare consumo di suolo agricolo…favorendo la nascita di nuovi ambiti di espansione…. Si ritengono necessari a riguardo adeguati approfondimenti…» (pag. 5). Il Signor Recchia ha verificato se l’Amministrazione ha effettuato questi approfondimenti?
8. Infine, dal Signor Recchia mi sarei aspettato una maggior attenzione riguardo alla delicata questione idrogelogica. Egli si limita a ripetere ciò che è diventato un luogo comune: ormai sono state costruite le «opere di protezione idrogeologiche (argine) resesi necessarie a seguito delle alluvioni del 1994 e del 2004, opera che furono costruite qualche anno fa». Caro Recchia, Lei è proprio sicuro che sia stato fatto tutto il necessario? Possiamo vivere veramente tranquilli? Forse dovremmo scavare un po’ più a fondo sotto quel luogo comune e vedere se ci troviamo l’acqua o l’asciutto. L’acqua rispuntata in superficie in questi giorni a Chivasso Nord e Ovest dovrebbe metterci in guardia. Tenga conto che tra i tanti documenti allegati alla delibera 16 del 27 aprile 2009, quella con cui il PPE è stato approvato, anche da Lei, manca proprio la relazione idrogeologica.

9. Comunque, perché intubare un corso d’acqua nell’area del Mauriziano e del PPE? Nella «integrazione» che nel novembre 2008 ha inviato in Regione, il Comune prevede «l’intubamento di una bealera […] Si mantiene a cielo aperto il tratto fino al punto in cui sorgerà l’edificato, da dove si prevede di deviare il corso della bealera incubandola e facendola passare sotto le aree a parcheggio e a verde». Ciò non Le pare in contrasto con l’art. 73 del PRGC? Dove si legge: «Tutti i corsi d’acqua, sia pubblici che privati, non dovranno in ogni caso essere confinati in manufatti tubolari o scatolari di varia sezione, subire restringimenti d’alveo e rettifiche del loro naturale percorso se non per migliorarne la funzionalità ovvero per la realizzazione di infrastrutture pubbliche». A proposito: di quale bealera si tratta? Quella che in passato ha allagato l’incrocio tra Stradale Torino e Via Foglizzo?

Piero Meaglia

1 commento:

Vinicio ha detto...

Si è scritto e detto molto sul Piano Esecutivo Convenzionato (P.E.C.) del Mauriziano e sulla strada che dovrebbe costeggiare il parco omonimo. La prima versione del Pec fu approvata nel lontano 1995 anche dal sottoscritto, allora consigliere di maggioranza nella giunta Lacelli: ma non fu realizzato perché era situato in un’area del territorio comunale che la Regione Piemonte aveva delimitato come zona a pericolo di esondazione, anche a seguito dell’evento alluvionale dell’anno prima. Va considerato innanzitutto, che era il primo Pec che veniva presentato, a fronte di una forte domanda di abitazioni, con una variante al Piano Regolatore Generale in fase di studio, che verrà approvata successivamente nel 1997, poco prima della scadenza della legislatura amministrativa.
Dopo una lettura attenta, concordo con molte delle osservazioni presentate dai rappresentanti delle associazioni di Pro Natura, di Legambiente e dall’Arci Zeta sul Piano Particolareggiato Esecutivo in variante del vigente Prgc.
Confrontando quel Pec nel contesto in cui si trovava la città di allora, con il PPE approvato in aprile, che lo modifica in modo rilevante, con il senno di poi posso affermare che si tratta di due progetti ben diversi. Non entro nel merito della bontà del progetto di allora o di quest’ultimo definito “ecocompatibile”, né della legittima richiesta dei proponenti, ma non per sottrarmi alle mie responsabilità di allora: magari un pensierino in più avremmo dovuto farlo. Mi soffermo invece sulla valutazione politica da dare all’attuale PPE, il quale viene adottato in un contesto urbanistico notevolmente mutato: sono state realizzate opere di protezione idrogeologiche messe in cantiere successivamente a garanzia - si dice - della messa in sicurezza del territorio, ma nutro forti dubbi che l’argine lungo il Po sia sufficiente a mettere in sicurezza la zona sud-ovest della città. Né tantomeno abbiamo assicurazioni dell’efficacia del canale di gronda a nord della città, riprogettato e costruito con un’ottica diametralmente opposta a quella dell’allora assessore ai lavori pubblici Gianfranco Pipino.
Le politiche urbanistiche attuate nelle due legislature Fluttero, che hanno prodotto la costruzione di oltre duemila alloggi, avrebbero dovuto tener conto della Convenzione tra la Società RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e l’Amministrazione Comunale di Chivasso (2002) che prevedeva la costituzione di opere sostitutive dei passaggi a livello da chiudere, e rendere più agevole l’attraversamento della ferrovia nord-sud-nord. Oggi, nessuna di queste opere ha ancora visto la luce, ed in più ci troviamo in presenza anche di un mercato immobiliare fermo al palo.
Allora, quali sono oggi le motivazioni che inducono ad approvare nuovi Pec, considerando che ovunque si continua a costruire case con conseguente aumento della popolazione, ma senza la minima previsione di aumento di nuove opportunità occupazionali? Non vorrei dar credito ad alcune voci provenienti dalla stessa maggioranza, ma sotto i portici si vocifera che sono da ricercarsi nell’Amministrazione comunale che usa i PEC per fare cassa con gli oneri di urbanizzazione: se così fosse, sarebbe grave, perchè i veri problemi da affrontare con il territorio e la popolazione sarebbero solo rinviati a più tardi…
Vinicio Milani
(testo invato a laVOCE) 3/7/2009