Torino: lavoro che uccide...

CHI PAGHERÀ PER LA MORTE DI ANTONIO SCHIAVONE E ROBERTO SCOLA NELL'INCENDIO ALLA THYSSENKRUPP?
Antonio Schiavone e Roberto Scola, questi i nomi dei due operai morti nell'incendio della ThyssenKrupp. Il primo era deceduto subito dopo l'incidente, il secondo alle 6 e 45 di questa mattina
Disperate le condizioni di alcuni degli altri lavoratori rimasti feriti nell'incidente che hanno riportato ustioni di terzo grado al 90% del corpo. La ThyssenKrupp aveva deciso a luglio di chiudere la fabbrica torinese e di concentrare tutta l'attività produttiva nello stabilimento di Terni. Sono tuttavia circa 200 i dipendenti rimasti attivi nello stabilimento torinese. Proprio in questo periodo la linea 5, dove è avvenuto l'incidente, secondo "fonti sindacali", aveva avuto un'intensificazione del ritmo di lavoro e l'azienda aveva deciso di mantenerla attiva fino a giugno. Alcuni lavoratori coinvolti nell'incendio - sempre secondo i sindacati - erano in straordinario da quattro ore e, quindi, lavoravano da 12 ORE CONSECUTIVE.

Rabbia e dolore. Questi i sentimenti, palpabili, tra i lavoratori della Thyssen Krupp, teatro dell'ennesimo gravissimo infortunio sul lavoro.
Questo il racconto dei drammatici momenti vissuti nella notte:
Da La Stampa.it 6 dicembre 2007
I racconti sono tutti terribili. «Gli idranti erano rotti, tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anzichè andare sulle fiamme», dice Fabio Simonetta che, dimesso dall'ospedale, è andato subito davanti alla fabbrica. Ad ascoltarlo c'è un centinaio di colleghi. Sono tutti giovanissimi. Piangono, sono sconvolti, nessuno se l'è sentita di entrare in fabbrica. Ci sono anche ex lavoratori in pensione, qualcuno dei quali ora nell'acciaieria ha il figlio, ci sono sindacalisti e delegati, esponenti delle istituzioni.

«Antonio era avvolto dalle fiamme»
Stanotte nello stabilimento, in un altro reparto, c'era anche Giovanni Pignalosa, operaio della Thyssenkrupp e delegato della Fiom. Anche lui, lasciato l'ospedale dove ha passato la notte per l'intossicazione provocata dai fumi, è andato di corsa allo stabilimento.
«Mi hanno chiamato e sono corso subito. Ho visto l'inferno, una scena tremenda. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava "Aiutatemi, muoio". Ma era impossibile avvicinarsi, tirarlo fuori», racconta singhiozzando. Poi aggiunge: «Abbiamo aiutato alcuni operai, ustionati ma in grado di camminare, ad uscire dallo stabilimento. Se chiudo gli occhi vedo quegli operai in mezzo al fuoco, tre in piedi e due a terra. Erano quasi completamente carbonizzati, irriconoscibili. Nelle orecchie ho ancora le loro urla».

«Travolti da un'onda di fuoco»
«Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda anomala del mare, ma anzichè acqua era fuoco». È la drammatica testimonianza di Antonio Michele Boccuzzi, operaio di 34 anni, che nell'incendio all'acciaieria ha riportato ustioni al viso e alla mano destra. «Se chiudo gli occhi - spiega - vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti». L'operaio racconta: «C'è stato un piccolo incendio di olio. Pensavamo di riuscire a spegnerlo e abbiamo preso gli estintori. Ma le fiamme si sono allargate e alzate, ci sono state delle esplosioni».
Ora si sprecheranno compassione, cordoglio e lacrime di coccodrillo ma noi sappiamo che un responsabile di questo omicidio bianco c'è: è l'azienda. Ma ci chiediamo anche dov'erano i sindacati presenti alla ThyssenKrupp che solo ora rendono nota questa intollerabile condizione lavorativa?
CHI HA CONSENTITO CHE SI POTESSE LAVORARE IN QUELLE CONDIZIONI?


A cura di: SDL Intercategoriale.

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