Ho partecipato alla fiaccolata noTAV a Torino, di nuovo un successo in termini numerici, nonostante le scadenze ravvicinate (4 appuntamenti in meno di due settimane) e il periodo estivo. Manifestazione assolutamente pacifica, anzi, forse fin troppo composta. Non colpisce più, il giorno dopo, l'assenza o quasi dell'accaduto sui media nazionali, reti all news di Rai e Sky comprese. Viene da pensare che interessino solo le botte e gli scontri, senza i quali non c'è la notizia. Ma allora c'è anche qualche responsabilità più precisa nell'esasperazione dei toni... E non parliamo neppure del silenzio della politica tutta, interrotto soltanto da qualche dichiarazione improvvida e ridicola (sono 4 gatti...).
Mi colpivano, camminando per un centro di Torino che la fiaccolata rendeva più suggestivo (meglio di tanti notti bianche costose quanto artificiose e fatue), soprattutto due aspetti. Uno speaker valsusino ringraziava, sul finire della manifestazione, Torino e in particolare i suoi professori e intellettuali del Politecnico e dell'Università. Ringraziamento dovuto, certo... ma i nomi erano in realtà pochissimi. Gran parte dei nomi prestigiosi della cosidetta "intellighenzia" di sinistra non veniva citata. Ovvio, non è obbligatorio essere d'accordo coi notav, ma nello spirito del dialogo sarebbe importante dare il proprio contributo, sia pure critico, alla discussione. A Torino ci sono, da parte di alcuni tra questi illustri professori, molte lodevoli iniziative che mirano a formare alla partecipazione democratica i cittadini e i politici di domani: scuole, biennali, e quant'altro. Lo dico senza alcuna ironia, tutto ciò è opportuno e importante. Ma mi chiedo se non occorra anche prendere posizione ora, subito, su quanto accade oggi. Quanto accade oggi, tra l'altro, va oltre il problema specifico della tav, tocca le questioni di fondo dello stato democratico di diritto. Certo, esporsi è in qualche misura più pericoloso di un tempo. Per salvare la borsa, questa classe dirigente sembra disposta a sacrificare nuovamente anche ciò che rimane in fatto di diritti e democrazia. Ma proprio per questo è tanto più necessario non lavorare solo per un futuro di medio-lungo termine.
La seconda considerazione è che, per fortuna, una nuova consapevolezza civile e una voglia di fare politica sembra si stia formando proprio nel fuoco di battaglie concrete. Ieri c'erano molti giovani che avevano tutta l'aria di voler andare avanti e anche oltre la singola battaglia identificata nello slogan "giù le mani dalla Valsusa". Giù le mani da questo Paese, sembravano pensare rivolgendosi ad una classe dirigente di cui ogni giorno che passa ci si rende conto di quanto sia simile alla "banda di ladroni" di cui parlava Sant'Agostino.
Si dirà che i professori, secondo quanto insegnava uno tra i più grandi fra di loro, escono solo la sera, come la nottola di Minerva. Magari... io ieri sera non ne ho visto quasi nessuno.
Ermanno Vitale.

2 commenti:
Condivido le impressioni dell'autore dell'articolo in questione.
Credo che si tratti del risultato di un ventennio ormai di abbandono da parte della sinistra della politica vera e propria, della politica delle cose concrete, sostituita dalla mera gestione del potere (quando c'è...).
Scandalosi sono ad es. gli articoli che si possono leggere sulle pagine torinesi di Repubblica e della Stampa; per fortuna che al giorno d'oggi molta gente si informa anche su internet e sui blog (come questo).
Servirebbero eccome degli intellettuali che, come negli anni 60 e 70, avessero la coerenza di stare dalla parte delle cose giuste. Il fatto è che molta di questa gente è legata mani e piedi alla corte della sinistra di governo (leggasi PD), e difficilmente si schiderà per esprimere delle posizioni auenticamente indipendenti. C'è SOLO DA SPERARE nella forza di questo movimento, e in particolare del ritorno alla politica di ampie fasce giovanili, non solo sulla qustione della inutilissima tav, almeno si spera...
Amedeo Glucosio
Gli intellettuali, si sa, non stanno quasi mai in prima fila, le eccezioni si possono contare sulle dita di una mano. Questo perché la loro prima e unica preoccupazione è di solito l'autopromozione, per cui, se c'è qualche rischio per la loro immagine, si fanno due calcoli e se non conviene stanno ben coperti.
Doc
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