Verso la svolta autoritaria...un importante Appello...

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.
Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti) a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.
Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.
 

Primi firmatari:
Nadia Urbinati
Gustavo Zagrebelsky
Sandra Bonsanti
Stefano Rodotà
Gino Strada.


Abbiamo già dato...

CHIVASSO: Legambiente Chivasso e Associazione Terrasana chiamano i poglianesi a raccolta.

L’Assemblea riunitasi venerdì 28 marzo, nella sala ProLoco di frazione Pogliani, ha deciso ad unanime intendimento dei presenti d’invitare tutti i residenti della frazione Pogliani a partecipare alla prossima riunione della Consulta Ambientale di Chivasso che si terrà giovedì 3 aprile alle ore 20.30 in sala consiliare del Comune di Chivasso.
L’Assemblea ha ribatito inoltre il no secco al milione di metri cubi di rifiuti previsti dal progetto WastEnd e farà sentire la propria voce in sede di Consulta Ambientale. La discarica di Chivasso insiste sul territorio da ormai 30 anni ed è giunto il tempo di porre la parola fine all’espasione della discarica.


Lista Tsipras, per riattivare l'energia solidale...

I movimenti che si sono espressi in modo scoordinato tra il 2010 e il 2011 non hanno arrestato l’offensiva finanziaria perché la democrazia e la protesta non hanno alcuna efficacia nell’Europa del dogma monetarista. La democrazia è cancellata da organismi di decisione su cui le istituzioni parlamentari non hanno alcuna influenza, come mostrarono in maniera definitiva le dimissioni imposte a Papandreou che aveva osato chiamare il popolo greco a decidere con un referendum su misure decisive per il suo futuro. Il piano dell’astrazione finanziaria è inattingibile da parte delle forme di azione tradizionali dei movimenti. Lo sciopero come la dimostrazione e perfino l’azione popolare armata non possono incidere su dinamiche totalmente disincarnate come quelle della finanza.
La sola strada per la sopravvivenza sociale è quella di una sottrazione attiva, che deve organizzarsi a livello economico con l’insolvenza di massa, a livello monetario con la creazione di monete comunitarie come quelle che stanno nascendo e dovranno diffondersi man mano che il disastro economico si approfondisce. E dovranno organizzarsi con la ricostituzione dell’orizzonte culturale, immaginativo, entro il quale si muove la vita sociale.
Ma perché un simile processo si consolidi occorre un grado di solidarietà che la società europea, devastata dalla precarizzazione
del lavoro e dal predominio culturale del principio di competizione, non possiede più. Soltanto a partire da una solidarietà sociale che al momento appare dissolta dalla depressione competitiva, diventa possibile intraprendere un processo duplice: insolvenza attiva, appropriazione, creazione di forme di scambio sottratte al ciclo monetario – e riattivazione dell’energia immaginativa della società.
La presentazione della lista Tsipras può funzionare come l’attivatore dell’energia solidale se sappiamo comprenderne la possibile funzione. La sua funzione non è l’opposizione politica, né aspirazione a ruoli di governo. La sua funzione è quella di disegnare un nuovo orizzonte per il processo europeo. E’ una funzione essenzialmente culturale, essenzialmente immaginativa: come può la società europea sottrarsi al dominio finanziario?
Immaginiamo che un giorno non lontano l’edificio finanziario crolli (fantasia non tanto improbabile). Forse per questo i medici perderebbero la loro capacità di curare, e gli informatici perderebbero la loro capacità di creare software, e i poeti la loro capacità di costruire castelli di parole? Certamente no. La società europea è enormemente ricca, checché ci vengano a dire i lugubri funzionari dell’economia finanziaria. E’ ricca di competenze intellettuali, di capacità tecniche, ma se si vuole evitare l’impoverimento occorre sottrarre la potenza dell’intelletto generale dal dominio formale del capitalismo finanziario.
La candidatura Tsipras è l’occasione per iniziare una campagna – essenzialmente culturale – per l’indipendenza della società dalla forma che la intrappola.
Franco Bifo Berardi.

Ciao Comandante Pippo!

Con grande dolore informiamo che è mancato il partigiano Pippo, nome di battaglia di Pierino Emanuel, di Monteu da Po. 
Combatté sulle colline di Coccolato, Aramengo, Piazzo e Montiglio. Pochi giorni prima della cattura e della fucilazione della Banda Tom a Casale Monferrato, effettuò un’azione con Tom e gli altri giovani martiri della Banda partigiana. I funerali domani, alle ore 10, nella chiesa parrocchiale (quella in alto) di Monteu da Po. Pippo avrebbe compiuto 90 proprio domani, sabato 1° marzo 2014.

Progetto SMC. Quale futuro per Chivasso??

La riunione delle Commissioni riunite avvenuta il 20 febbraio è stata un momento importante di trasparenza e chiarezza. Con questo passaggio si è usciti dalle voci e dalle illazioni relative al progetto Waste-End.
Come Rifondazione Comunista avevamo chiesto fin dall’inizio che si procedesse con estrema trasparenza e ringraziamo il Sindaco per aver voluto fare questo passaggio istituzionale, dove è stato chiarito di cosa stiamo parlando.


Innanzitutto si è chiarito che attualmente non c’è nessun progetto.

Come correttamente ha dichiarato il rappresentante della Provincia di Torino, il dott. Soldi, attualmente sul tavolo c’è una suggestione, un idea, ma nulla che sia paragonabile ad un progetto.
Questo non ci impedisce di trarre le prime considerazioni su quanto esposto, ovvero sul fare a Chivasso un polo per il trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti di dimensione nazionale, ben oltre le necessità sia del nostra Bacino che della portata degli impianti di lavorazione previsti.
 Su questo punto il relatore di SMC è stato molto chiaro, confermando che l’80/90% del materiale che verrà stoccato in discarica proverrà da fuori bacino e i conferimenti dagli impianti previsti non copriranno i quantitativi di stoccaggio previsti per la discarica di Regione Pozzo.

L’idea presentata si configura come una soluzione all’avanguardia e innovativa per raggiungere la scomparsa del rifiuto, ma la condizione necessaria per il raggiungimento di Rifiuti Zero è che ci sia una discarica notevolmente più ampia del rifiuto trattato che sostenga la lavorazione dei medesimi.
Ci sembra una dichiarazione molto deludente e contraddittoria.
Tutta l’innovazione e la sperimentalità dell’operazione si traduce per i proprietari della discarica, nella garanzia che si continueranno ad interrare rifiuti, in misura maggiore di quanto il territorio e l’impiantistica prevista ne produca.
In pratica ci è stato detto che trattare i rifiuti non è economicamente vantaggioso, e che SMC non intende investire in questo settore senza avere la garanzia di un guadagno facile e sicuro come la gestione di una discarica, non intendendo scommettere sul trattamento e il recupero del rifiuto, che giudica economicamente incapace di garantire un ritorno economico adeguato.

Questo fatto mette seriamente in discussione l’intera operazione. E’ evidente che se l’impiantistica prevista non è in grado di reggersi da sola, in base al ricavo di quanto produce, nessuno può garantire che un domani si continui la produzione, o che la stessa lavorazione non venga spostata in zone dove i costi sono più bassi e più remunerativi per l’azienda che li gestisce.
Inoltre l’ampliamento della discarica partirebbe da subito, mentre per l’impiantistica i tempi sono più lunghi, e non vorremmo poi trovarci, tra qualche anno, con la discarica come unico impianto in funzionamento, a fronte di impreviste difficoltà o sopravvenute scelte aziendali. L’Italia è piena di zone industriali fantasma dove imprenditori avevano promesso di tutto e di più, ma che poi sono rimaste o lettera morta o scheletrici capannoni abbandonati.
A queste considerazioni va aggiunto il fatto che il mantenimento degli impianti e della discarica è legato al conferimento di merce da fuori bacino.
Questo apre lo spazio alle infiltrazioni della criminalità organizzata che proprio sulla movimentazione dei rifiuti è fortemente presente e ricava guadagni consistenti. La stessa SMC è coinvolta in indagini che riguardano un traffico di rifiuti nocivi, seppur come soggetto coinvolto a propria insaputa, almeno da quanto è emerso dalle notizie fino ad oggi conosciute. Quali garanzie e quali procedure si intendono utilizzare per evitare fatti analoghi in futuro?
E’ quindi evidente che prima di discutere i dettagli tecnici, che nessuno ha ancora fornito, sia necessario che questa Amministrazione decida se l’idea di far nascere questo polo di trattamento dei rifiuti sia quanto si vuole per il futuro di Chivasso. 
Una scelta che riguarda il futuro dei Chivassese e che presuppone una condivisione della visione che si ha del futuro della nostra città.
A noi sembra che questo sia profondamente in contrasto con quanto promesso e dichiarato nel programma con il quale ci siamo presentati alle elezioni.

Il domani che pensavamo non è quello di far diventare Chivasso una pattumiera per l’Italia intera, accettando che regione Pozzo continui ad essere una discarica per l’eternità.
Ci sembra evidente che quanto proposto sia in netto contrasto con il punto relativo alla moratoria di impianti ad impatto ambientale negativo, come abbiamo scritto nel programma, specie in un territorio, che come ha giustamente ricordato il Tecnico della Provincia, detiene il record negativo di territorio che ha accolto più rifiuti di tutto il Piemonte, dopo la discarica di Torino.
Se poi qualcuno ha cambiato idea, o se le condizioni oggettive sono cambiate, chi lo ritiene ha l’onere di dichiararlo e di prendersi la responsabilità del cambio  di prospettiva e sottoporsi ad una validazione, ad esempio con un referendum che permetta a tutti di esprimere il proprio parere su una prospettiva che riguarda il nostro futuro ben al di là di questa Amministrazione.

Per quanto ci riguarda noi vogliamo affermare con forza la nostra contrarietà a questa proposta, a meno che non sia possibile un serio ripensamento sui volumi di materiali da trattare e da conferire in discarica.

Non possiamo fare a meno di ricordare che tra le idee portanti dell’ambientalismo relativo alla gestione del rifiuto, oltre alle 4 erre (Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero) ci sia anche un concetto per noi basilare: il rifiuto deve essere trattato da chi lo produce.
Dimenticarsi di questo vuol dire sottrarre responsabilità e dare spazio a chi non pensa all’ambiente ma ai propri affari, leciti o meno che siano.
Nessun pregiudizio da parte nostra su questo tema, ma una attenta valutazione della proposta e delle conseguenze su un territorio merita di essere bonificato, non ulteriormente sfruttato.
E’ evidente che se non si chiarisce questo punto le discussioni su tavoli tecnici sono solo un metodo per evitare di affrontare il tema centrale, che è il futuro della nostra Città.

Massimo Zesi – Partito della Rifondazione Comunista, circolo A. Gramsci, Chivasso.

I padroni dell'informazione e le pecore Dolly della politica...

Quando nel 1994 Silvio Berlusconi vinse le elezioni per la prima volta fu sollevato lo scandalo sul ruolo determinante che nel risultato elettorale aveva giocato il suo controllo su una parte rilevante del sistema della informazione. Questo scandalo non era solo sollevato da sinceri democratici, ma anche da quella parte del mondo dell'informazione controllata da chi era estraneo od ostile agli interessi di Berlusconi. Ora De Benedetti, Berlusconi, Squinzi, Caltagirone, John Elkann, i rappresentanti italiani di Murdoch, cioè tutti coloro che in Italia gestiscono il sistema  dell'informazione, e mi scuso con chi ho dimenticato, sono sostenitori, simpatizzanti o disponibili verso Matteo Renzi. (...)
Il suo è il primo governo delle larghe intese radio televisive, visto che l'ente pubblico Rai è da sempre il puro registratore dei rapporti di potere e quindi sta con Renzi per vocazione naturale. 
Renzi è stato mediaticamente costruito ben più del padrone di Mediaset. Finora è stato solo un mediocre sindaco di Firenze, che non ha dato nessun particolare segno di innovazione: ha litigato con i tranvieri , ha lamentato le difficoltà a trovare i soldi per coprire le buche nelle strade, ha tagliato un pò di servizi accusando Roma, insomma ha fatto modestamente quello che fa la normalità dei sindaci, naturalmente godendo dello scenario di una delle città più belle del mondo. Cosa lo ha fatto diventare presidente del consiglio allora? Un gigantesco investimento mediatico sulla sua persona.
Se penso a quello che devono fare coloro che perdono il lavoro per farsi ascoltare, salire sulle gru è il minimo, o al fatto che il congresso CGIL, dove sono in discussione questioni rilevantissime per il lavoro ed il paese, è emerso dalle nebbie mediatiche quando Landini è stato minacciato di provvedimenti disciplinari e qualcuno è stato aggredito in una normale assemblea. Se penso a come funziona davvero la selezione e la costruzione delle notizie e delle personalità pubbliche nel mondo di oggi, resto stupito della magnifica costruzione mediatica che ha portato al governo del paese lo sconosciuto Renzi.

E ora la costruzione continua, il governo è un format. 

Tolto il ministro della economia che è il fiduciario delle banche e del Fondo monetario internazionale, lì non si scherza, e qualche figura chiamata per maquillage democratico, il format del governo è: i giovani al potere finalmente. 
Peccato che questi giovani siano tutti pecore Dolly della politica. Ricordate quell'ovino clonato che i realtà si scoprì essere nato già biologicamente vecchio?

Ecco, la gioventù al governo è tutta clonata dai precedenti gruppi dirigenti, lo stesso presidente del consiglio a me ricorda un pò Craxi e un po' Forlani, con una spruzzata di Andreotti per il gusto delle battute ciniche. Essi devono rappresentare il nuovo nella più pura tradizione del Gattopardo:  cambiare proprio tutto perché non cambi proprio nulla.
Ma perché tutto questo? Perché i governi tecnici nella loro fredda brutalità distruggono consenso e questo è molto pericoloso per un sistema di potere che sa perfettamente che le politiche di austerità non sono una emergenza temporanea, ma il modo di funzionare che si vuole imporre all'economia e alla società per tutti i prossimi anni. Ci vuole più consenso e quindi bisogna inventare una narrazione che appassioni un poco, che illuda che alla fine usciremo dalla crisi. Renzi serve a questo, intanto passa un po' di tempo poi si vedrà.

Quando poi il personaggio comincerà a stancare se ne inventerà un altro con gli stessi mezzi, sono sicuro che i talent scout del palazzo sono già al lavoro nella selezione tra nuove sconosciute promesse.

Oggi i signori dell'informazione sono al governo del paese, verrebbe da dirgli: governate allora! Ma sono sicuro che quando le cose cominceranno ad andare come al solito la grande informazione si scoprirà di governo e di lotta e contribuirà alla caduta di Renzi, come è accaduto agli inizialmente santificati Monti e Letta 
Questo almeno fino a che  tutte e tutti coloro che son fuori dai palazzi non saranno in grado di organizzarsi e di scontrarsi con i poteri veri, per cambiare le cose sul serio.
Girgio CREMASCHI.