TORINO - Pezzi sfilacciati, diffidenti. Magari vivi, ma monotematici. Che sono vissuti finora su mondi paralleli. Un patrimonio che non è in via d'estinzione e non lo vuole essere. L'uscita dalla sconfitta della sinistra è un processo difficile, laborioso e parte anche da Torino. Martedì scorso varie anime (movimenti, associazioni, pure partiti) si sono ritrovate per discutere da dove e come ripartire. «Che fare?» per parafrasare l'abusato Lenin. «Sono state prove di dialogo» ha detto qualcuno. «Un modo per uscire dalla solitudine» o per «riprovare il senso di stare insieme». «Fare massa critica». «Contaminare Torino dell'esperienza della Val Susa», per molti l'esempio perfetto di incontro tra generazioni e culture diverse. Fino all'appello del professor Angelo D'Orsi, storico del pensiero politico all'Università di Torino, di «unirsi in un ideale Partito della salvezza contro il Partito della Devastazione»...
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