
CHIVASSO - Grande attesa per il nuovo Consiglio comunale di questa sera [21 dicembre] sul Piano Particolareggiato Edilizio cosiddetto «del Mauriziano». Perché grande attesa? Non solo perché la «battaglia del Mauriziano» si combatte ormai da quattro anni, da quando nel 2005 vennero raccolte 2.000 firme. Ma anche perché tra novembre e dicembre la battaglia si è trasferita in consiglio comunale. E qui lo scontro è diventato aspro. Una prima commissione consiliare è stata fatta saltare dalla minoranza perché l’Amministrazione comunale non aveva rispettato le norme del regolamento, le quali prescrivono che la documentazione sia fornita ai consiglieri almeno 48 ora prima. Ma l’Amministrazione si è ripetuta in occasione del consiglio comunale di martedì scorso: anche questa volta la documentazione è giunta in ritardo. Ricapitoliamo. Il consiglio comunale era appunto convocato martedì 15 gennaio alle 20,30 per la definitiva approvazione del PPE Mauriziano. Questa volta le due delibere da votare erano state regolarmente depositate nella saletta della minoranza 48 ore prima. Ma, a sorpresa, alle 13, cioè poche ore prima del consiglio, i consiglieri vengono telefonicamente invitati a presentarsi negli uffici comunali a ritirare una versione modificata delle due delibere. Nel corso del pomeriggio i consiglieri raggiungono gli uffici e si trovano tra le mani due delibere zeppe di modifiche ben evidenziate in giallo. Perché tutte queste modifiche all’ultimo momento? I tecnici e i funzionari assicurano che sono correzioni di poco conto. Ma come possono, in pochissime ore, i consiglieri comprendere se è proprio così? Manca loro persino il tempo di leggere attentamente i testi e confrontarli con la versione precedente. Conseguentemente la sera, in apertura di consiglio, i consiglieri di minoranza chiedono che l’Amministrazione ritiri le due delibere e rinvii la discussione. E citano il regolamento, art. 40, 3: “In ogni caso nessuna proposta può essere sottoposta a deliberazione consiliare definitiva se non viene depositata con tutti i documenti necessari per poter essere esaminata almeno quarantotto ore prima di quella di inizio della seduta”. L’Amministrazione cede e ritira le delibere. Il sindaco non aveva nemmeno provato a difendere l’assessore Marino (una sfiducia implicita), che suppongo si fosse preparato un bel discorso con cui presentare il danneggiamento di un parco pubblico come un’opera di bene con valenza di dono natalizio alla cittadinanza.
Questa sera si riprende, e credo che la maggioranza arriverà decisa a far passare il PPE «senza fare prigionieri». Eppure le nuove delibere sarebbero nuovamente da modificare, perché contengono delle stranezze. 1) Vi si legge che, in base all’art. 40 comma 4 delle Legge regionale 56 / 77, l’approvazione della delibera che adotta il PPE definitivo conferisce «carattere di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza» alle opere previste nel PPE medesimo. Però nel citato comma 4 si parla solo di pubblica utilità e non di indifferibilità né di urgenza. Da quando i Comuni possono integrare a piacimento la legge urbanistica regionale? 2) All’altra delibera, quella che approva le controdeduzioni, è allegato solo l’elenco delle osservazioni presentate dai cittadini, da Legambiente e da Pro Natura, e non il testo integrale, sostituito dalla sintesi redatta dall’Ufficio tecnico. Perché? La delibera dovrà venire sottoposta all’approvazione delle Regione: perché mai ai funzionari regionali non dovrebbe venire trasmesso il testo integrale delle osservazioni dei cittadini? 3) Le «relazione idrogeologica e indagine geotecnica» è uno strumento essenziale per giudicare un così grande intervento edilizio in un’area che ha subito due inondazioni. Eppure mancava il 27 aprile scorso, quando il consiglio comunale approvò il progetto preliminare. E’ giunta stranamente in Comune due giorni dopo, il 29 aprile. Ma il suo arrivo non è stato comunicato ai consiglieri di minoranza. Essi ne hanno ignorato l’esistenza per sei mesi. Poi, in novembre, scoprono che esiste perché se la ritrovano allegata al progetto definitivo. Ma almeno fosse finita qua! Invece no: martedì pomeriggio, a poche ore dal consiglio, la relazione cambia nome, anzi si sdoppia in due relazioni distinte relazioni: una ribattezzata «relazione geomorfologica», l’altra «relazione geologico-tecnica delle modalità d’intervento». Ma una Amministrazione comunale seria può trattare in questo modo (superficiale o furbetto?) una materia di tale importanza?
Piero Meaglia.
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