di Alessandra Daniele
Compagni, ho da darvi due notizie, una cattiva, e una buona.La notizia cattiva è che i comunisti non torneranno in Parlamento per moooolto, moooolto tempo, e questo a prescindere da quanti voti riusciranno mai a recuperare, perché PDL e PD, di comune accordo, continueranno ad alzare la sbarra dello sbarramento in modo da tenerli fuori comunque.
PDL e PD non sono che le due facce dello stesso paperdollaro di Paperopoli, due facce come il culo. Finora l’unico motivo di vero dissenso fra loro è stata qualche escort che ha usato la lingua anche per parlare.
Segnalazione da: www.carmillaonline.com
2 commenti:
Che ne pensate?
pm
Riporto la parte finale dell’intervista a Olivier Benancenot, leader del «Nouveau Parti Anticapitaliste» francese. Da «Il manifesto», giovedì 9 luglio 2009.
Domanda. In Francia c’è una sinistra molto frammentata. Se uniti, non ci sarebbero per le basi per un’alleanza a vocazione maggioritaria?
Risposta. Abbiamo già proposto un cartello unitario a sinistra e siamo in rapporto stretto con i comunisti. Non col polo ecologista [Cohn Bendit] che al momento è solo una sigla elettorale. L’alleanza è possibile solo con due discriminanti, estranee alla cultura di Cohn Bendit: il profilo anticapitalista della coalizione e nessuna prospettiva di governo coi socialisti. Né a livello locale, né nazionale. Non ci si può battere contro i licenziamenti e stare in giunte di centrosinistra che sovvenzionano le imprese che mandano i lavoratori in cassa integrazione. Ripudiamo il doppio discorso: uno nelle strade, l’altro nelle istituzioni. Come si fa a manifestare contro la guerra in Afghanistan e poi votare l’invio delle truppe in Parlamento?
Domanda. Sembra chiaro il riferimento all’Italia, dove la sinistra è frammentata e perdente.
Risposta. I dilemmi della sinistra sono comuni in tutta Europa. Sono due tattiche possibili e una va contro l’altra. O la sinistra radicale cerca di prendere più voti possibile per pesare all’interno delle coalizioni di governo, e per me è un modello perdente perché la socialdemocrazia va sempre più a destra e così non si cambia mai la società. Oppure, ed è l’opzione che più mi convince, si assume la propria indipendenza politica e di classe e dalle forze più moderate. Si perderà qualche eletto nelle istituzioni senza gli accordi elettorali, ma ne guadagnerà la politica, con una nuova generazione che ha voglia di radicalità.
penso che il postino d'oltralpe abbia proprio ragione. Rifondazione ha pagato troppo caro l'errore di tenere in vita un governo debole e senza spina dorsale come quello di Prodi. Ora, dopo le scissioni e gli invitabili scazzi a tutti i livelli (anche locali, come a Chivasso), è tempo di riprendere l'iniziativa, possibilmente dal basso, sapendo che l'orizzaonte che ci attende è tutto in salita. Una salita frutto di oltre un ventennio di sconfitte sul piano culturale prima ancora che politico, proprio come afferma con chiarezza Olivier Benancenòt.
fd
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