Nucleare... ma è proprio vero che non inquina???


«L’energia nucleare non inquina, però non è ancora risolto il problema dello smaltimento delle scorie». Così, più o meno, titolano alcuni giornali, quelli che almeno citano non solo i pro ma anche i contro.

Ma è proprio vero che «non inquina»?

Vandana Shiva risponde di no. Riportiamo alcuni passi dal libro Ritorno alla terra, Fazi Editore 2009, tratte dal paragrafo L’energia nucleare non è né pulta né sostenibile. Con una avvertenza ovvia: anche Shiva può sbagliare.

«L’energia nucleare improvvisamente è riemersa come energia pulita alternativa […]. Ma questa è una visione miope. In uno studio sull’impatto ambientale dell’energia nucleare l’”Ecologist” ha dimostrato che nel corso della sua costruzione ogni reattore nucleare emette 20 milioni di tonnellate di CO2. Anche l’estrazione dell’uranio è inquinante, perché la maggior parte dei depositi è di bassa qualità ed è necessario estrarre quasi 100.000 tonnellate di roccia per ottenere 1 tonnellata di uranio. Un reattore medio necessita di 100 tonnellate di uranio. La conversione e l’arricchimento hanno bisogno di composti alogenati che sono gas serra 10.000 volte più potenti della C02”. Quando si considerano tutti i fattori, scrive l’”Ecologist”, «l’estrazione e la lavorazione dell’uranio sono antieconomiche e in conclusione utilizzano più energia di quanta se ne produce».

Nel mondo , i casi di cancro sono più frequenti tra le persone che vivono nei pressi di centrali nucleari che tra il resto della popolazione. […] Le scorie prodotte mantengono il 95% della radioattività e ogni reattore nucleare da 1000 Mgw produce 30 tonnellate cubiche di scorie altamente radioattive. Il costo del loro smaltimento nel Regno Unito è stato calcolato in 108 miliardi di dollari[…].

Tutto l’uranio dell’India proviene da un unico stabilimento di lavorazione a Judugura, nel distretto del Singh-bhum, abitato dalle tribu’ Ho e Santhali. […]. La miniera […] è stata aperta nel 1967 e ha un forte impatto sulla vita delle 30.000 persone che vivono nei 15 villaggi sparsi nell’area di 15 chilometri intorno al complesso industriale. Il minerale grezzo viene prima triturato in polvere e poi trattato chimicamente per prelevare l’uranio dopo l’estrazione. Il 99.94% del minerale viene accantonato come materiale di scarto. A Juduguda si trattano quotidianamente 1000 tonnellate di materiale grezzo e annualmente si producono 200 tonnellate di uranio sotto forma di Yellowcake. A Jugududa vengono triturate, scartate circa 350.000 tonnellate di minerale. Questo materiale triturato, o residui di uranio, contiene più di una dozzina di materiali radioattivi tra i quali il torio -230, il radio-226 e il gas radon 222, che, se lasciati ad asciugare sul terreno, possono essere trasportati dal vento fino alle coltivazioni più lontane introducendo il materiale radioattivo nella catena alimentare, oppure può essere portato dalle piogge fino ai laghi e ai fiumi, contaminando le riserve d’acqua […] Le scorie hanno contaminato l’acqua, le risorse e la vita della zona […] Uno studio effettuato sugli individui che vivono nell’area di un chilometro intorno alle discariche ha dimostrato che il 47% DELLE DONNE HA SVILUPPATO PROBLEMI MESTRUALI, IL18% HA SUBITO ABORTI SPONTANEI O HA PARTORIO BAMBINI MORTI E IL 30% HA AVUTO PROBLEMI COLLEGATI ALLA FERTILITA’.Nella zona sono nati bambini deformi, con alterazioni allo scheletro e col cranio e gli organi parzialmente malformati. Inoltre anche gli oltre 7000 lavoratori della miniera sono continuamente esposti a rischio delle radiazioni [….]. La politica del “pulito” non può essere calcolata solo in base alle emissioni di CO2: deve comprendere tutti i costi, i rischi ecologici dall’inizio alla fine». (Vandana Shiva, Ritorno alla terra, Fazi Editore 2009, pp. 40-45).

[Nota di pm]

Piemme.

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