TORINO - Lunedì 6/7 è stata approvata dalla Terza Commissione Consiliare della regione piemonte una delibera che modifica in parte la legge 25\06\2008 n17 riguardante le sovvenzioni per la produzione di energie rinnovabili in agricoltura.La legge del 2008 attribuiva contributi alla realizzazione di impianti di smaltimento di effluenti zootecnici che non solo contribuissero ad abbassare il conferimento di sostane azotate inquinanti ma producessero anche energia elettrica.
L’Unione europea ha fatto sapere che non avrebbe accettato la norma in quanto si concedevano aiuti per lo smaltimento dei reflui, atto che avrebbe realizzato una concorrenza sleale tra aziende simili poiché lo smaltimento è connesso strettamente alle attività produttive. Si è così reso necessario modificare lo strumento legislativo ma permane un problema di non poco conto.
Nell’agevolare infatti le iniziative di smaltimento degli “effluenti zootecnici” ai fini di ottenere produzione di energia da fonti alternative non si sovvenzioneranno soltanto gli impianti di biogas ma anche altre tipologie sicuramente più preoccupanti. Infatti “effluenti zootecnici” può essere anche la pollina ad alto grado di umidità il cui smaltimento può essere realizzato con la combustione, resa possibile con una notevole aggiunta di legna...
I pirogassificatori sono impianti in grado di sottoporre la pollina ad una combustione ad altissima temperatura, si forma così un gas e questo viene bruciato in un motore che produce a sua volta energia elettrica Come ha denunciato Report qualche tempo fa, la costruzione di un tale impianto costa circa 5 milioni di euro e rende circa un milione di euro all’anno, un investimento oltremodo conveniente che anzi rende molto di più dell’attività primaria, l’allevamento dei polli o la produzione di uova.
Perché l’energia così prodotta è pagata tre volte di più dai distributori grazie ad una legge creata ad hoc dal governo di centro destra.
Sul piano ambientale le cose non vanno sicuramente meglio. I dati raccolti dalla citata trasmissione sono inquietanti: un impianto di pirogassificazione della pollina emette 186 grammi orari di polveri contro i 6 grammi di un grosso camion, questo significa che il pirogassificatore equivale a 31 Tir, fermi sul posto con i motori accesi al massimo 24 ore su 24. Poi ci sono i 2 chili e 700 grammi orari di monossido di carbonio che equivalgono alle emissioni di 6 Tir e gli ossidi di azoto sono 2 chili e 700 grammi ovvero pari a tre Tir. Gli ossidi di azoto producono gas serra 211 volte più dannosi della CO2. Non bisogna dimenticare il circa mezzo chilo l’ora di ossidi di zolfo, gas che é un potente inquinante, pesante, ristagna al suolo e legandosi con le molecole d’acqua dell’umidità e la nebbia della pianura padana diventa acido solforico, che brucia i polmoni se respirato e causa delle piogge acide.
Questi allarmanti dati sono stati ricordati in Commissione dal Consigliere Enrico Moriconi (Ecologisti Uniti a Sinistra) che ha invitato i colleghi a rivedere le loro decisioni in merito. Alla fine però la delibera è passata con il solo voto contrario di Moriconi.
“Con i soldi dei cittadini – afferma Moriconi – andiamo a finanziare un sistema che ha un impatto economico e ambientale assolutamente negativo e che si trasformerà in un danno per i cittadini. Per giunta i contributi concessi dalla Regione Piemonte andranno a sommarsi a quelli assegnati per la produzione di energia elettrica, di fatto una doppia contribuzione”.
La risposta alle obiezioni sollevate da Enrico Moriconi è stata che la modifica approvata non poteva andare a legiferare sulla legge originaria che conteneva l’errore fondamentale. Dunque non potendo eliminare l’errore si è deciso di ingigantirlo.
Le misure nascono dalla necessità di dare risposte ad un grave problema ambientale delle regioni della pianura Padana, una delle cinque aree più inquinate al mondo, dove l’alta concentrazione degli allevamenti scarica nei terreni quantità insostenibili di sostanze azotate. Invece di lavorare ad un ridimensionamento della zootecnia industriale, ormai indicata anche dalla Fao come non più sostenibile, si cercano escamotage, anche dannosi, pur di garantirne la presenza e in questo caso, dati i ricavi possibili, addirittura l’espansione.
Enrico MORICONI.
1 commento:
CU CU! leggetevi questo estratto...di "pirolisi" nel canavese...
La scommessa porta la
firma di Umberto Risso, presidente degli industriali liguri, uno dei
principali industriali italiani nel settore dei gas per autotrazione e
si chiama pirogassificatore. Il primo impianto completamente costruito
in Italia entrerà in funzione in Piemonte e alla sua realizzazione
hanno partecipato professori dell'ateneo genovese, associazioni degli
agricoltori e aziende hi tech nel settore meccanico. L'investimento ha
toccato la bella cifra di circa 3 milioni di euro. Produrre energia
nella versione realizzata da Risso e dai suoi manager permette un
doppio guadagno. Da una parte consente di utilizzare prodotti che
altrimenti dovrebbero essere smaltiti con costi elevati e dall'altra
non produce inquinamento. I più anziani ricorderanno certamente di
aver visto circolare negli anni difficili della seconda guerra
mondiale automobili a gasogeno. Si tratta di una tecnologia nota da
più di un secolo, la pirolisi, ed è stata sfruttata per la prima volta
su larga scala all'inizio dell'800 per illuminare le grandi città
europee. Poi l'abbondanza dei combustibili solidi come il petrolio ha
mandato in soffitta quella tecnica e c'è voluta la crisi ambientale
per farla tornare in auge.
Il merito di Risso e dei suoi soci piemontesi della Cip è stato quello
di aver investito per rendere la pirolisi completamente pulita
annullando la produzione di elementi inquinamenti che gli impianti
dell'altro secolo producevano in gran quantità. Il segreto è nella
modernissima tecnologia del sistema di filtraggio capace di ridurre a
zero la produzione di ossidi d'azoto. Il pirogassificatore è
realizzato nello stabilimento Biesse di Leini in provincia di Torino
specializzato in sistema di filtraggio ad alta efficienza e alla sua
realizzazione hanno contribuito oltre al progettista Luigi Bellomo, il
professor Ferruccio Pittaluga dell'Università di Genova e il Savona
Combustion Laboratory. Il primo impianto entrerà in funzione a Caluso,
nel Torinese ed avrà una capacità di 400 Kw elettrici e 600 termici.
Il costo di questa tecnologia è calcolato in 3 milioni di euro ogni
megawatt installato. «Venderemo la nostra elettricità all'Enel -
spiega Salvatore Marasà, ad della società del gruppo Risso che si
occupa del progetto - e il calore alla piscina consortile ad un prezzo
notevolmente inferiore a quello di mercato». Nei piani di Marasà dopo
Caluso altri pirogassificatori entreranno presto in funzione,sempre in
Piemonte, a Sale, nell'Alessandrino e Lombriasco e Torre nel Cuneese.
E non basta. In progetto c'è anche lo sbarco in grande stile sui
mercati esteri con un occhio di riguardo agli Usa dove Obama ha
puntato tutte le sue carte sulle energie alternative ai combustibili
fossili. Marasà è convinto che la tecnologia ligure dei
pirogassificatori potrebbe ben presto trasformarsi in un settore
industriale di tutto riguardo. Secondo il manager del gruppo Risso non
è azzardato immaginare la creazione di una filiera capace di dar
lavoro in Italia a centinaia di addetti e produrre 150 o forse 200
megawatt alleggerendo così la nostra bolletta energetica del costo di
circa 300 mila tonnellate annue di petrolio e gas.
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