Venerdì scorso, verso le 18, a Casalborgone si è scatenato un breve ma intenso nubifragio, con vento fortissimo e grandine. I danni sono stati significativi. Persino mio figlio tredicenne, tornando dal centro del paese dove aveva trovato riparo, si è reso conto e mi ha informato immediatamente di tegole cadute a terra, altre che sporgevano vistosamente dai tetti, rami divelti e alberi spezzati che ostruivano parzialmente le strade e rendevano pericolosa la circolazione. Personalmente ho visto, in Capoluogo, una vettura danneggiata da un coppo caduto dal tetto della torre con l'orologio. Insomma, una serie di situazioni non catastrofiche ma da fronteggiare tempestivamente, nel giro di qualche ora, per tutelare l'incolumità pubblica. Posso sbagliare, ma nulla è stato fatto in tal senso nella serata di venerdì, che offriva ancora tre ore di luce naturale..In compenso, la serata è stata allietata dal karaoke, o qualcosa del genere, che si svolgeva nel centro del paese (a proposito, siccome non per tutti queste cose sono una letizia, magari dalle 23 in poi sarebbe bene abbassare il volume). Ci viene ripetuto ogni giorno che essere ottimisti ed allegri è quasi un dovere patriottico, ma il contrasto tra i danni da riparare e la spensieratezza della musica non si poteva non notare. La mattina del sabato a dare una mano, a fare i primi interventi, secondo quanto mi è stato riferito, c'era qualcuno della precedente amministrazione, o ad essa vicino, suppongo del tutto volontariamente, non so se per abitudine o senso del dovere. Personalmente solo verso mezzogiorno ho visto arrivare un'auto del Comune, da cui è sceso un signore che ha fatto un sommario sopralluogo alzando gli occhi verso le tegole sporgenti della torre e risalendo in macchina. Un po' di nastro bianco e rosso, messo in modo che non evita affatto che un passante si becchi un coppo in testa, è quanto è stato fatto fino a sabato pomeriggio.Qualcuno – maligno o superstizioso, o entrambe le cose – si sarà magari domandato se la tempesta sia stata il segno che lassù il cambio di amministrazione non sia stato tanto gradito. Ovviamente le cose non stanno così: la domanda vera, laica e assolutamente mite, è se i nuovi amministratori si sono già resi conto che amministrare un paese giorno dopo giorno, nella buona e nella cattiva sorte, è molto diverso dal far promesse, più o meno improbabili, in campagna elettorale.Ermanno Vitale
(“La Voce del Canavese”, lunedì 22 giurno 2009)
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