Segnalazioni musicali di agosto a cura di ALEX BIANCHI.

Segnalazioni musicali - Agosto 2009
MACACO
"Puerto Presente"

E’ arrivata l’estate, voglia di vacanze, cocomeri, afa, tutto incluso. A pensarci bene, manca qualcosa. Il tormentone latino dell’estate, quello che tutte le radio trasmettono a qualsiasi ora, che diventa in un attimo la “sigla” di qualsiasi balera all’aperto che si rispetti, meglio se la canzone è accompagnata da un ballo di gruppo facilmente memorizzabile da grandi e piccini. Raramente si tratta di pezzi che sopravvivono alla prima aria fresca di settembre, ma capita ogni tanto che servano a lanciare qualche artista destinato a durare. Successe qualche anno fa a Bebe, che con la sua “Malo” spopolò per un estate intera, riuscendo inspiegabilmente a far ballare mezza Europa con una canzone che raccontava una drammatica storia di violenza familiare. Questo anno potrebbe (dovrebbe, se fosse la qualità a determinare il successo della musica) essere la volta dei Macaco, band spagnola guidata dal poliedrico Dani “El Mono Loco” Carbonell, già nota in Italia per la partecipazione al film “Amnesia” di Salvatores e per le collaborazioni con Roy Paci e Banda Ionica. Il pezzo, qui sta la novità, lo potete scegliere voi. Uno qualsiasi dei quattordici brani del nuovo “Puerto Presente” potrebbe diventare la colonna sonora dei più dolci tramonti goduti sulla vostra spiaggia preferita. I Macaco, giunti ormai al quinto album, superano sé stessi riuscendo nell’operazione più difficile. Rendere semplice, naturale ed immediatamente fruibile una musica comunque sofisticata, portando a termine l’opera iniziata molti anni fa da Manonegra e Les Negresses Vertes. Rock, rumba, rap, reggae, flamenco e dub perfettamente amalgamati in un suono ormai inconfondibile. Ad impreziosire il tutto, la voce di Javier Bardem (indimenticato protagonista di “Il mare dentro”, “Non è un paese per vecchi”, “Vicky, Cristina, Barcelona”) che introduce alcuni pezzi recitando versi sul potere dei sogni.


PLACEBO

"Battle for the sun"


Tornano i Placebo con il sesto album, ad ormai tredici anni di distanza dall’omonimo esordio. Il classico gruppo ormai troppo noto per essere coccolato dai critici dalla stampa specializzata, pronti ad attendere il nuovo album come la conferma di un loro inaridimento creativo, da qualcuno segnalato ai tempi del precedente “Meds”. Brian Molko risponde ai detrattori nel modo migliore: tornando a fare quello che sa fare meglio senza badare ad altro che a confermare il suo talento nel confezionare proiettili rock cinici e taglienti. Vocalmente in forma come non mai, l’ambiguo leader dei Placebo trascina i suoi due soci sulla strada di un suono tagliente ed incisivo. Assolutamente niente di nuovo per chi li conosce bene, ma i pezzi funzionano anche se questa volta sulle ballate narcotiche tipiche della band prevalgono brani più diretti. “Ashtray Heart”, “Battle for the Sun” ed il primo singolo “For what it’s worth” non tarderanno ad infiammare I loro concerti estivi. Nei testi, malgrado le dichiarazioni di Molko (“in questo disco è entrata una luce che prima non vedevamo”) il consueto cocktail di amori rimasti in sospeso, pasticche, crisi isteriche e tentativi anticonservativi. La strada verso il sole, malgrado l’affacciarsi dei primi timidi raggi, sembra ancora in salita.




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