
"L'ONDA"
di Dennis GANSEL.
Recensione a cura di Domenico CENA.
Dennis Gansel è un regista tedesco trentaseienne tra i più stimati dell’ultima generazione, “L’Onda” (niente a che vedere con l’omonimo movimento studentesco) è il suo terzo film. Presentato con successo al Festival del Cinema di Torino nel
“L’Onda” è tratto da un romanzo dallo stesso titolo, diventato una lettura obbligatoria nelle scuole tedesche, che a sua volta si ispira ad un esperimento reale, condotto nel 1967 da un professore di storia di Palo Alto, in California.
Siamo in una scuola, dunque, il liceo di una qualunque città di provincia tedesca. Ad un certo punto dell’anno scolastico, si interrompono per una settimana le normali lezioni, per dare spazio a quella che da noi sarebbe una specie di autogestione, ma che lì viene organizzata dagli stessi docenti. Rainer Wenger, un giovane professore dall’aria casual, molto apprezzato dagli studenti ma sottovalutato dai colleghi, vorrebbe tenere un corso sull’anarchia, ma l’argomento gli viene soffiato da un altro insegnante più autorevole. Ripiega così sul tema dell’autocrazia, cioè la dittatura. Di fronte alle reazioni annoiate degli allievi che sull’argomento conoscono già tutto, cause, forme, logiche, mezzi, conseguenze, decide, per ravvivare l’atmosfera, di proporre loro una specie di gioco di ruolo. Forte del fascino che esercita sui ragazzi, instaura nella classe una rigida disciplina, annulla qualsiasi differenza interna, sostituendo la competizione con la cooperazione, e istituisce una serie di segni che distinguono il gruppo come una identità rispetto al vuoto altrui. Nascono così una divisa, camicia bianca e jeans, un nome, l’Onda, un logo, un saluto, dei rituali per consolidare il gruppo. Quello che l’insegnante non si aspetta è che, a parte un paio di eccezioni, gli allievi lo prendano fin troppo sul serio, tanto che il gioco gli sfugge di mano, con esiti drammatici.
Semplificazione della realtà? Narrazione a tesi un po’ snobistica, ma alla fine prevedibile e scontata? Anche questo, certo. Ma “L’Onda” pone anche una serie di problemi che ci toccano da vicino. A cominciare dalla mancanza di riferimenti per le nuove generazioni, al ruolo dei nuovi media nella società (gli allievi conoscono benissimo Facebook e utilizzano al meglio i loro telefonini), fino all’atavica sopravvivenza dello spirito di branco e del magnetismo del capo che prevale su ogni istanza razionale. Al di là della conclusione forse esageratamente spettacolare del film, non si può fare a meno di pensare che le cose di cui parla riguardano tutti noi, oggi e qui, il che non è certo confortante.
A proposito, l’esperimento di Palo Alto doveva durare un giorno solo e coinvolgere una sola classe, ma si estese rapidamente a tutta la scuola, con episodi di intolleranza, rigido controllo imposto dai capi, violenza contro i dissidenti. Tanto che, al quinto giorno, l’esperimento fu sospeso, proprio per evitare conseguenze come quelle rappresentate nel film. Il che, a ben vedere, è ancora più sconfortante
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