
| Con una lettera precedente al blog ho espresso recentemente le mie personali considerazioni sulla mostra organizzata a Palazzo Einaudi sull'antico Egitto e/o magico. Di quella mostra continuo a non cogliere né la l'aspetto magico né quello antico. Abitualmente leggo le didascalie che introducono e spiegano gli oggetti in mostra e vi assicuro che l'ho fatto anche in questa visita. Ma nemmeno con il loro aiuto ho colto, di questo evento " culturale", l'originalità, l'importanza, la creatività": e non le ho colte semplicemente perché non ci sono. Alla mia lettera ha risposto, firmandosi Carla, la solita confusa anima bella che, mossa da intenti umanitari, mi ha ricordato le condizioni delle popolazioni povere ( i tuareg) e le popolazioni minoritarie in genere, che la mostra ci aiuterebbe a non dimenticare. Vorrei controbattere ribadendo che spesso, in queste manifestazioni, oltre il senso "ufficiale" volutamente propagandato dagli organizzatori, esiste nelle cose un senso nascosto, che poi è spesso quello reale, più difficile da cogliere. Per comprendere questo bisogna infatti essere dotati di un minimo di "coscienza critica" indispensabile per essere " cittadini", degni di chiamarsi tali. Vorrei allora puntualizzare che un conto è l'impegno civile, un conto è ciò che vi ammicca. L'impegno civile è cosa ben diversa dalla sua strumentalizzazione. L'autocelebrazione delle amministrazioni locali non ha nulla a che vedere con la povertà dei tuareg o con il divario economico tra le diverse aree geografiche e queste popolazioni non ricorderanno certamente l'amministrazione chivassese che si è tanto prodigata per ricordarle, anche perchè immmagino che le loro condizioni economico-sociali siano rimaste immutate nonostante le folle di visitatori a palazzo Einaudi. Anita G. |
1 commento:
Concordo con il fatto che sia nel particolare che si trova il diavolo, e che sia opportuno fare, nel caso che lo si ritenga, un serio esercizio di critica. Ma questo dovrebbe restare su un piano di oggettività, senza andare a mettere in discussione la legittimità di chi esprime un parere diverso dal nostro. Pregherei quindi di mantenere il dibattito in argini di correttezza, evitando di definire chi ne partecipa, su scale morali o moralistiche.
Non entro nel tema del dibattito, visto che non ho visto la mostra. Penso che però questa (la mostra) non serva tanto ai tuareg, ma a noi, permettendoci di andare sotto la patina oleografica e di scoprire significati e senso in cose che ci sono sconosciute, e che evidenziano la dimensione culturale dei popoli in questione.
Non so se la mostra in questione abbia centrato questo obiettivo, ma forse si dovrebbero scindere i due temi che vedo rincorrersi nel dibattito, ossia la valenza culturale dalla opportunità che chivasso sia dotato di una così ampia e variegata spesa per la cultura.
Saluti.
Pinco
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