Quando l'autocritica non guasterebbe...

CHIVASSO - Si è svolta sabato pomeriggio presso i locali del Centro Otelli, un iniziativa del presidio Angelo Vassallo, Libera Chivasso, con la partecipazione della giornalista Elena Ciccarello. La cronista, ha spiegato i risvolti principali dell'operazione Minotauro, analizzando i personaggi principali che hanno agito sul territorio torinese. La cosa che desta preocupazione è che se si guardano le strutture tipiche dei locali di n'Drangheta molti di questi criminali, secondo la Ciccarello, sono ancora in libertà, in particolare tutta la manovalanza dei picciotti, in quanto sarebbero stati presi solo i vertici, dai trequartini in poi. Per quanto riguarda Chivasso, quest'operazione ha toccato molto anche l'aspetto politico. Certo è successo anche a Castellamonte, a Leinì con l'arresto del sindaco, come a Torino con personaggi coinvolti vicini a Fassino, come il consigliere Boeti e il deputato Lucà. Ci sarebbe stata tra l'altro, secondo le indagini, una divisione sulle scelte del candidato alle primarie del Pd, da parte delle cosche torinesi. Ma tornando a Chivasso, c'è stato l'unico caso di un esponente politico, Bruno Trunfio, direttamente avente un ruolo secondo le indagini nella gerarchia del locale. L'ex assessore di Forza Italia, al momento dell'arresto vicesegretario Udc, infatti, rappresenta un caso unico nell'operazione Minotauro. Al di là di ciò che è successo però, la Ciccarello ha sottolineato e si è chiesta quali contromisure abbia attuato la politica chivassese dopo ciò che è accaduto. L'operazione Minotauro, ha detto la Ciccarello, dovrebbe essere uno spartiacque per non attuare più certi comportamenti, per fare autocritica. Qui partono le nostre affermazioni personali. A Chivasso della parola autocritica, a destra come a sinistra, da molto ormai non si conosce il significato. A me interessa la mia area e quindi parlo del centrosinistra. Dopo che De Mori aveva indetto una manifestazione contro la mafia, una settimana dopo l'operazione Minotauro, ammalatosi lui è calato un imbarazzante silenzio dal Pd e dal resto della coalizione. Di crimine organizzato non si è più parlato a Chivasso, erano tutti ingenui, tutti dispiaciuti, nessuno sapeva. Non sapeva nulla Massimo Striglia, segretario dell'Udc, non sapeva nulla nessun politico chivassese, nessuno immaginava, secondo quanto affermano. Ma ovviamente non ci sono autocritiche da fare nemmeno da parte di chi, come gli esponenti del Pd a livello regionale ma non solo, hanno lasciato solo De Mori, inesperto di politica e calato dall'alto delle colline di Casalborgone, a gestire una tegola così pesante. Niente da dire, loro non hanno sbagliato e agiscono bene come sempre. Come sempre, non hanno spiegazioni da dare o colpe da prendersi, infatti sono già pronti, se il sindaco non dovesse riprendersi come pare, a calare un altro candidato dall'alto perchè si sa, le primarie, sono una perdita di tempo e poi c'è il grande Pd che sa già cosa fare, con chi farlo e poi dai, a Chivasso ciò che conta è la persona non il programma. E che non li si stia ad infastidire con la richiesta di non ripetere almeno certe alleanze, discorsi da giustizialisti o da comunisti, loro sono il nuovo e l'Udc continuano a corteggiarlo. Io credo che se è vero, noi vogliamo credere nella buona fede di tutti, il fatto che dei dirigenti politici non si siano accorti di chi erano certi personaggi dovrebbero avere l'accortezza di cambiare mestiere. Permettetemi di concludere con una considerazione personale: sono orgoglioso di far parte di una forza, il Partito Del Lavoro e la Fds, la quale per comportamenti, per statuto e per storia, non deve fare i conti con la paura di avere al suo interno certi personaggi. Perchè non tutta la politica è stata invischiata in questa storia. Possono accusarci di essere piccoli, inutili minoritari, tutte falsità ma possono farlo, ma non potranno mai dirci che siamo collusi con il crimine e questo è un grande orgoglio! 
Antonino Martino.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Antonino, intanto voglio ringraziarti per la lucida esposizione che fai nel descrivere i tuoi pensieri sulla vicenda della n'drangheta a Chivasso. Ritengo come te che questa lezione non sia stata purtroppo sufficiente per far maturare la classe politica. Ma mi chiedo se sia solo la classe politica ad avere troppa indulgenza verso certe "famiglie" o sia il territorio con i suoi cittadini. Penso infatti che purtroppo questo fenomeno umano non sia da rappresentare come un corpo estraneo, una malattia aggressiva, ma un tumore che cresce all'interno in modo subdolo, senza dare segni apparenti, succhiando risorse sane per tradurle nel male. La n'drangheta, e qui non vorrei toccare la tua sensibilità, si espande in politica dove ha qualche prospettiva di successo, a maggio ci hanno provato con il centrosinistra perchè aveva i numeri per vincere, la prossima volta vedremo, ma ci saranno di sicuro. Non sono ovviamente interessati ad organizzazioni antagoniste che non hanno ne la volontà e nemmeno la speranza di arrivare a governare. Non mi stancherò mai di pensare che la n'drangheta è un fenomeno culturale e sociale e non politico. Mi sembra troppo semplice dire, la n'drangheta fa affari con la politica, certo quello è un aspetto, ma la n'drangheta vive grazie all'approvazione dei chivassesi, alla connivenza, all'opportunità, o alla semplice indifferenza. La n'drangheta vive e vegeta sulle debolezze umane, il gioco, la droga, vive sul lavoro sporco a discapito delle aziende sane, vive sull'indebitamento e quì vorrei sapere qual'è la relazione tra la n'drangheta e i costruttori che hanno cementificato Chivasso con palazzi in parte ancora invenduti...riciclaggio? Lavanderia? Non è purtroppo questione di partiti ma è questione di uomini, di responsabilità personale, questo tumore c'è perchè lo vogliono gli uomini, anche chivassesi. C'è ancora molto moltissimo da fare. ciao
Fabrizio