La Giunta Cota prova a modificare il piano sanitario con una scorciatoia impiegando una delibera per trasformare ciò che deve essere deciso per legge, bypassando la consultazione con le autonomie locali, rimproverando ai professionisti di non capire la portata rivoluzionaria del nuovo piano, anzi di essere corresponsabili (per moltiplicazioni di strutture e di tecnologie) dei costi della sanità.
Il nuovo piano quindi non sembra nascere sotto un impulso culturale bensì sulla smania di una riorganizzazione dei territori e soprattutto dei poteri, come testimoniano le recenti nomine dei direttori generali/commissari. Ci si preoccupa delle conseguenze sui servizi e sui cittadini: la distinta gestione tra ospedale e territorio non favorisce la continuità assistenziale, così come la scelta di assegnare alle Asl la facoltà di acquistare le prestazioni sulla base di un contratto prettamente economico e indifferentemente tra pubblico e privato non garantisce la migliore risposta soprattutto per le malattie croniche, che hanno bisogno di prossimità e di stabilità.
La preoccupazione più concreta e che dietro al fumo delle intenzioni e alla veemenza delle dichiarazioni gli unici atti di sostanza adottati riguardano la riduzione del finanziamento del servizio sanitario regionale: dal 1° gennaio 2011 ci si illude che tutto funzionerà con 150 milioni in meno di euro e si cerca di illudere la gente che nessuno se ne accorgerà, perché intanto si taglieranno soltanto gli sprechi.
Qualcuno se n’è già accorto e ciò che abbiamo ascoltato nel Consiglio aperto dell’11 gennaio non è proprio il taglio agli sprechi: il raddoppio delle liste d’attesa per le persone disabili e non autosufficienti cui non vengono garantiti gli inserimenti residenziali e le cure domiciliari non sembra un sintomo di buon governo, piuttosto di indifferenza alle reali condizioni umane.
Eleonora ARTESIO, consigliere regionale PRC-FdS.

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