Mirafiori...sedotta e abbandonata...

«Traditi» da Marchionne: gli operai di Torino storditi e increduli davanti ai cancelli della fabbrica. 
TORINO - «Valletta? Ai tempi non c'ero. Ma forse, ora, è peggio. Marchionne attacca pure il diritto di sciopero» sbotta Nina Leone, rsu Fiom, prima di superare il cancello delle Carrozzerie per entrare al secondo turno. A Mirafiori il clima è teso. Cupo, preoccupato. È in gioco la sopravvivenza dello stabilimento. Gli operai sono quasi storditi dall'escalation di attacchi aziendali. L'ultimo, quello che la Fiat vorrebbe produrre la L0 in Serbia e non più qui. La vecchia fabbrica sembra un anziano pugile, lento e corpulento, a cui sono stati scaricati ganci e fendenti a tradimento. Uno dopo l'altro. E delle promesse del piano industriale, messe in calce solo tre mesi fa, chi se ne frega. Il nuovo monovolume doveva essere prodotto a Torino. Nei Balcani, però, conviene di più. Trattasi di garanzie variabili: «D'altronde, Marchionne non aveva detto che non avrebbe mai chiuso uno stabilimento in Italia?».

Il vecchio pugile, con tutti i suoi lavoratori, traballa ma sta in piedi. «Difficile portare avanti le lotte in periodi di cassa integrazione» sottolinea Ugo Bolognesi, delegato Fiom. Di cassa ne patiranno tutti, dopo le ferie. Ma la tempra delle tute blu è forte. Nonostante l'incertezza sul futuro, non vogliono cedere. Nel 2003 scesero in strada per salvare la loro fabbrica che sembrava destinata a chiudere. E ieri hanno percorso in corteo le vie limitrofe, durante le due ore di sciopero indette dalla Fiom (in Piemonte come in tutto il gruppo Fiat, da nord a sud, contro i licenziamenti e il mancato premio di risultato). A Mirafiori sono, infatti, usciti dalle Meccaniche e in oltre 800 hanno superato corso Settembrini e raggiunto la Porta 5. Hanno gridato: «Da Torino a Pomigliano ai ricatti non ci pieghiamo»...
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