La manovra contro il lavoro si sconfigge nel Paese


È arrivata la stangata. Una manovra pesantissima che colpisce i giovani, i lavoratori, in particolare quelli pubblici, determina il licenziamento di decine di migliaia di precari, taglia le risorse alle regioni e quindi al welfare, toglie autonomia agli enti di ricerca che forniscono i dati sulla situazione sociale del Paese. Una manovra con effetti depressivi, che aggrava la crisi e contemporaneamente ne scarica i costi sul mondo del lavoro complessivamente inteso: giovani, disoccupati, precari, lavoratori, pensionati. Una vera manovra di classe, condita da alcune insignificanti misure propagandistiche che servono solo a gettare fumo negli occhi.

Sbaglieremmo però se ci limitassimo a denunciare il carattere antisociale della manovra. La nostra critica deve partire dalla motivazione che la ispira. Il governo infatti dice: dobbiamo fare così per non finire come la Grecia, cioè per non essere soggetti agli attacchi della speculazione. Il punto è che questa motivazione è falsa. Bloccare gli speculatori – cioè le banche e i grandi investitori, tutti commensali dei governatori europei – non sarebbe molto difficile. Basterebbe decidere a livello europeo di fermare la vendita allo scoperto dei titoli pubblici, di obbligare la Banca Centrale Europea ad acquistare automaticamente i titoli di stato europei messi sul mercato, di tassare le transazioni finanziarie speculative (denaro in cambio di denaro). Con queste misure il meccanismo speculativo sarebbe messo in discussione all’origine e non avrebbe alcuna efficacia.
Il punto è che i governi europei hanno deciso di utilizzare lo spauracchio della speculazione per ottenere il vero obiettivo, che è quello di demolire il welfare e ridurre ulteriormente il costo del lavoro in Europa. I governi non sono impegnati in una titanica lotta contro la speculazione,. ma semplicemente la utilizzano per giustificare il massacro sociale. Come negli anni ’90 l’ingresso nell’Euro è stato usato per un generalizzato attacco contro i lavoratori, oggi viene usata la speculazione. Un fantomatico nemico esterno viene evocato per sconfiggere il nemico interno, i lavoratori. Il fatto che questa elementare verità non emerga è dovuto alla circostanza che tutti i governi europei, di centrodestra come di centrosinistra, l’hanno condivisa. Centrodestra e centrosinistra concordano infatti nel proposito di non uscire dalle politiche neoliberiste che sono all’origine della crisi. Il punto è che le classi dirigenti europee non sanno che fare e quindi proseguono con la scorciatoia di sempre: rendere più stretti i vincoli di Maastricht e ridurre il costo del lavoro. Proprio le ricette che hanno portato l’Europa ad essere il continente che più di tutti paga la crisi economica.

La nostra iniziativa non può quindi limitarsi a contestare la manovra nel merito. Sarebbe un’azione destinata alla sconfitta perché permetterebbe al governo di motivare il tutto in nome dell’interesse generale. La nostra campagna deve partire dalla denuncia che governi e speculatori stanno dalla stessa parte della barricata e sono uniti contro i lavoratori. Deve persuadere che questa manovra non ci fa uscire dalla crisi ma la aggrava, ponendo le condizioni per subire domani altre stangate.
Dobbiamo quindi dire con chiarezza che la difesa del welfare, dei diritti e dei salari dei lavoratori, dell’occupazione contro ogni licenziamento, costituisce l’unico modo per difendere gli interessi generali della società e l’unica via di uscita dalla crisi.

Se quanto sopra affermato è vero, è evidente che il luogo dove si può cambiare la manovra non è il parlamento, ma il Paese. In parlamento potremo avere aggiustatine, tentativi di coinvolgere l’opposizione, ma nessun cambiamento di sostanza. Il solo modo per impedire questa stangata consiste nel costruire un movimento di massa nel Paese che si opponga a queste misure.

Per questo sabato saremo nelle piazze di tutte le città a denunciare l’operazione antisociale in corso.
Per questo sabato 5 saremo in piazza con il sindacalismo di base a manifestare a Roma e a Milano. Per questo proponiamo a tutte le forze dell’opposizione - parlamentare e non - di unirsi per mettere il governo in minoranza nel Paese. Denunciamo la subalternità di Cisl e Uil, complici del governo nel narcotizzare il Paese e chiediamo alla Cgil di assumere immediatamente iniziative di lotta, sciopero generale compreso. Questa manovra è contro la società. Occorre organizzare la risposta sociale per impedirla. Se è vero, come dice Gramsci, che la storia dei partiti la si deve scrivere a partire dal ruolo che i partiti hanno nella storia del Paese, oggi è il tempo di dimostrare che esiste in questo Paese la sinistra di alternativa. La capacità di costruire relazioni sociali e alleanze politiche la si deve misurare nel concreto, perché la speranza non può essere ricostruita nella delega, ma nello sviluppo consapevole della lotta.

Paolo Ferrero - Segretario della Federazione della Sinistra

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