L'altra sera, nella "splendida cornice" (come usa dire) del Teatrino Civico di Chivasso, il Comune di Chivasso e la Biblioteca comunale hanno organizzato la presentazione del libro del chivassese Tomas Carini, "Nicolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943", Mursia editore 2009. La serata è stata onorata dalla presenza e dalle domande dell'Assessore alla Cultura Germani (AN). Ho conosciuto il Carini anni fa, mi era sembrato un ragazzo intelligente, e probabilmente il suo è un buon libro, utile a comprendere il fascismo. E se è un buon libro, potremmo anche convenire che il Comune di Chivasso ha fatto bene a presentarlo. Il problemino è che l'uso del Teatrino Civico costa 180 euro circa. Se vi chiamate Centro Otelli, Legambiente, Anguis, ecc.. cioè se siete dei cattivoni, Il Comune non vi concede il patrocinio e il Teatrino ve lo dovete pagare. La stesso trattamento vi viene fatto per la sala del consiglio comunale e le sale di Palazzo Einaudi, sempre se siete dei cattivoni sgraditi all'Amministrazione. Insomma, è l'Amministrazione comunale (o forse il suo piccolo Minculpop) che stabilisce a quale "cultura" concedere l'uso gratuito del Teatrino, della sala del consiglio e di PalaEinaudi. La mistica fascista sì, Bobbio no. Quasi dimenticavo: sul palco, accanto all'autore, sedeva un noto docente del Liceo Newton di Chivasso, del quale in questo momento - accidenti - mi sfugge il nome. Pasquale Carvinillo. | |||
| |
Un libro, un teatro, una tariffa...
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
20 commenti:
E chi è il prof?
Non era il Professor Germani?
E gli antifascisti chivassesi, dove sedevano? A prendere l'aperitivo in qualche bar del centro? A discutere perchè qualche loro candidato non era stato eletto alle provinciali? O a preparare qualche grande evento antifascista da altre parti?
sento profumo di anni 7o: la prossima volta veniamo in massa a cotestare, sciatica permettendo...
August'o.
Ormai è rimasta solo la puzza degli anni 70, purtroppo..., La sciatica pare sia solo di sinistra gli altri a destra non la sentono... chissà perchè? Attenti che l'umido non ci fa solo male alla scitica, ma anche a molte altre cose
profumo, ragazzo, profumo... la puzza lasciamola ai fasci...
c.s.
L'unica puzza che c'era e c'è in Comune a Chivasso è di fascismo, omologazione e tanta ignoranza.
Tanta ignoranza, ma tanta ignoranza a destra e a sinistra.
ma voi del paolo otelli, che ne avete da dire sempre per tutti,cosa fate di buono...ce l avete con quelli di destra e qui siamo d accordo, ma avercela anche con chi la vede come voi, mi riferisco a quelli locali di sinistra , mi sembra un po troppo ...cercate di fare un po di autocritica ..e un consiglio...consuelo stroppa
Io sono di sinistra, dialogo sul blog, ma non la vedo come chi ha svenduto i voti degli elettori per fare i fatti suoi. Mi riferisco alle molte anime rifondarole, quelle che pensano meglio la politica che lavorare
non ti sei di nuovo firmatoa ....a chi ti riferisci sii chiaro...ma ti rendi conto che le tue parole messe assieme non hanno nessun significato.......?
Nessun significato? Tentevi i vari Mastroleo e in un altro blog Nino Ventura contenti voi contenti tutti
E' triste che fate finta di non capire, SVGLIATEVI !
Ciao chiunque tu sia io sono luca mastroleo, non riesco a capire il perchè di cosi tanto risentimento nei confronti dei vari mastroleo, mi sembra di capire che ti senti molto risentito o risentita con chi in questa città non la pensa come te, non fa il tuo stesso lavoro o non è abbastanza di sinistra da poter entrare nelle tue simpatie. Ma se continui cosi guarda che saranno sempre di più e la solitudine poi diventa un problema molto serio. Comunque non potendo a nome di tutti i mastroleo lo faccio solo a nome mio e se in qualche modo ti ho offeso sono pronto a scusarmi, se però cosi non è dai l'impressione di fare solo un pò di pettegolezzo da basso portineria. Un saluto luca Mastroleo
BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Smettetela di scrivere minchiate grosse come 1 casa!!!!!
Quando si fanno dei riferimenti a delle persone bisogna FIRMARSI. CAPITOOOOOOO???
Angelo.
La firma è Zorro del condominio di via Momo
Buonasera,
mi chiamo Tomas Carini, sono nato e vivo a Chivasso, sono l’autore del libro intitolato “Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista 1930-1943”. Questo libro è stato pubblicato a fine maggio dalla casa editrice Mursia con la prefazione di Marcello Veneziani e presentato al Teatrino il 10 giugno 2009 con il patrocinio del Comune di Chivasso.
Scrivo perché sono convinto che sia necessario chiarire la mia posizione in seguito a quanto scritto su questo blog. Innanzitutto non svolgo nessun tipo di attività politica. Inoltre, faccio dell’indipendenza intellettuale e dell’imparzialità una bandiera. Scrivo e dico quello che mi pare con coscienza e spirito critico: invito cortesemente a mettermi alla prova leggendo il libro o partecipando alle presentazioni che si svolgeranno a partire da settembre in alcune città.
Per quanto riguarda la presentazione di Chivasso, la quale pare aver suscitato qualche polemica, a mio giudizio il problema di fondo è che dopo quasi 65 anni dalla sua caduta, il fascismo e la sua cultura (nel blog questo termine è scritto tra virgolette) continuano ad essere in Italia temi molto difficili da trattare proprio perché, nonostante tutto, da questo punto di vista continuano a sopravvivere antiche faziosità, da una parte e dall’altra. Il risultato è che la verità, a differenza del suo significato etimologico, continua a rimanere ben nascosta.
Ricevo quasi giornalmente consensi da destra e da sinistra ma, soprattutto, dalle persone che amano la storia, la filosofia e lo studio non strumentale o fazioso, proprio perché il mio punto di partenza è costituito dalle fonti dell’epoca. Talvolta mi capita di essere deliberatamente boicottato anche da presunti “amici”, come infatti è successo anche a Chivasso nonostante la pubblicità attraverso i media, compresa la radio. L’evento del 10 giugno è stato comunque un successo anche perché si è riusciti a richiamare partecipanti di opposte convinzioni politiche, come sa chi c’era. Mi pare di poter affermare con una certa sicurezza che il motivo del boicottaggio sia tendenzialmente sempre lo stesso. Ripercorro le tappe della classica situazione che mi si presenta: siccome mi occupo del fascismo, mi viene inizialmente chiesto se sono favorevole o contrario. Rispondo affermando che nella mia ottica di studioso non ha senso nemmeno porre le domanda. A quel punto, a prescindere dal credo politico dell’interlocutore, sono etichettato come fascista e il mio studio viene interpretato come una difesa del fascismo. Da quel momento si sviluppa il paradosso: chi simpatizza per il fascismo compra il libro e mi guarda con un certo senso di complicità, ovviamente immotivato. Al contrario, chi non nutre altrettanta simpatia rimane sulle prime un po’ interdetto e poi inizia a lanciarmi occhiate truci come se gli avessero buttato tra le mani un nido di serpenti a sonagli. Pochi illuminati si sottraggono a questo schema che ormai comincia sensibilmente ad annoiarmi. Il bilancio tragicomico, o semplicemente triste che ne traggo, è che in Italia non siamo ancora riusciti a fare i conti con il nostro passato che non passa, per riprendere il titolo di un saggio di qualche anno fa.
Continua...
Al contrario, con il mio libro ho voluto ricostruire (cioè non demonizzare ma nemmeno esaltare) un’epoca, un clima, un’idea, con lo spirito distaccato e critico dello storico delle idee. Concluso quest’anno ma iniziato nel 1997, è lo studio di un aspetto trascurato dell’ideologia fascista e delle sue origini nebulose a partire da certa filosofia dell’800 e del ‘900.
Di chi stiamo parlando? Il direttore della Scuola di Mistica fascista, Niccolò Giani, triestino del 1909, morto volontario in Albania nel 1941 a 32 anni, con tre figli, medaglia d’oro al valore militare, docente universitario a Pavia, direttore del quotidiano di Varese, è stato dimenticato perché fascista. Ma dire fascista non basta perché aveva inventato con Arnaldo Mussolini la definizione di “mistica fascista”, cioè la trasformazione dell’ideologia fascista in vera e propria religione civile, in cui “credere, obbedire, combattere”. Vale la pena ascoltare la sua voce? Vale la pena studiare il fascismo o qualsiasi altro periodo storico per capire prima di giudicare, per comprendere quali fossero i motivi che spingevano alcuni giovani nati e cresciuti sotto il fascismo ad aderire ad una dittatura che nasce dalla guerra, invita alla guerra e muore con essa? Perché aprioristicamente, cioè senza leggere il libro o senza assistere alla presentazione, devo essere considerato un fascista?
Questo mi sembra anche l’atteggiamento di chi ha scritto qualche parola su questo blog. Percepisco (ma può darsi che mi sbagli) un tono semplicemente sgarbato e liquidatorio rivelante una critica non documentata, ottusa, sommaria, distruttiva e strisciante. Questo a prescindere dalla persona che ha scritto, che preservo e che mi pare di non conoscere nonostante le sue dichiarazioni. Proseguo con risentimento perché ho trovato intollerabile la finta dimenticanza del nome di Carlo Fontana, noto professore presso il Liceo Classico-Scientifico Newton di Chivasso, un professionista da anni stimato in città, una persona rispettabile che per quello che conosco difendo umanamente a spada tratta, rea, probabilmente, di aver serenamente accettato il mio invito a svolgere il ruolo di moderatore. Non se lo merita.
Chiudo con un piccolo diversivo. Recentemente ho sentito un’espressione molto ironica che prende in giro quel modo tipicamente anglosassone di vedere il mondo e che si chiama politically correct. Ebbene, per indicare i meridionali, i “terroni” (categoria alla quale appartengo) qualcuno ha umoristicamente fatto la proposta di usare l’espressione di “diversamente settentrionale”. A suo modo la trovo geniale e mi chiedo quanto tempo ancora debba trascorrere prima che con altrettanto umorismo ci si possa finalmente prendere gioco di chi simpatizza per il o di chi è contrario al fascismo. Parafrasando proporrei le espressioni di “diversamente fascista” per indicare gli antifascisti e “diversamente antifascista” per i fascisti. Che ne dite?
Democraticamente, sono disponibile al confronto dialettico.
Tomas Carini
Questa amministrazione ha già molte volte dimostrato di avere simpatie revisioniste e mi pare che la serata con lo storico Carini si inquadri in questa direzione.
Il revisionismo è il cancro peggiore della cultura italiana di questa nostra terribile e vergognosa epoca.
Sarebbe molto bello il dibattito se l'amministrazione comunale facesse in modo di favorire il dibattito culturale, ma mi pare che la censura della cultura di sinistra sia piuttosto forte.
I fascisti sono stati e sono delinquenti, e quindi mi pare un po' complesso essere "diversamente fascisti".
quindi io quando si cerca di sdoganare il fascismo preferisco starmene a casa a leggere Gobetti, Gramsci, Calamandrei, Martinetti...
Sig. Carini grazie per i chiarimenti, chiedo scusa se non mi firmo, ma ho avuto spesso esperienze non piacevoli dovute al mio antifascismo e sa "tengo familia"
Buongiorno “Tengo familia”,
mi fa piacere incontrare un altro genitore.
Ancora una volta rispondo per me stesso e ancora una volta prendo atto dell’esistenza dell’ennesimo noioso anonimo che, non avendo il coraggio di presentarsi, evidentemente non crede molto in quello che dice. Pensandoci bene, non ha tutti i torti nell’essere così incerto riguardo alle proprie convinzioni proprio perché non c’era alla presentazione e quindi non sa di cosa parla. Lo sfido a leggere il libro, almeno sarò contento di essere criticato da qualcuno che abbia degli argomenti.
Riguardo al revisionismo (tema al quale non si è minimamente fatto cenno durante la serata) non entro nel merito ma riporto le parole di un celeberrimo storico, certamente non di destra, Luciano Canfora: “Non esistono, nel campo della ricerca storica, episodi affidati una volta per sempre a una consolante univoca, e coralmente accolta, valutazione «definitiva». La storiografia divide e la costante revisione è sua arma” (L. Canfora, Giulio Cesare, RCS Quotidiani, Milano, 2005, p. 99).
Se vale questa posizione che mi sembra interessante da discutere, la storiografia è revisionista per definizione. Mi sembra invece che il nostro anonimo sia chiuso, come ho già detto l’altra volta, in un “passato che non passa”, blindato in casa a leggere libri che gli hanno procurato “spesso esperienze non piacevoli”. Ecché sarà mai? Forse quelle letture gli fanno male o, forse, dovrebbe semplicemente leggerle meglio imparando da chi per difendere le proprie idee è stato in carcere, ha subito il confino, torture, etc. Comodo stare sul divano con i piedi allungati sul tavolino del salotto a riempirsi la bocca con espressioni riproposte in modo dogmatico quali “revisionismo”, “sdoganare”.
Alza le chiappe e fatti vedere!
E poi, è possibile che tutti i fascisti siano stati (siano?) “delinquenti”? Ma ci dormi anche con il paraocchi?
Sarei contento di conoscerti: il dibattito si fa quando ci sono degli interlocutori ma se questi non si presentano accampando malattie inesistenti allora la parola è lasciata a chi c’è: l’amministrazione comunale di Chivasso ha semplicemente dato una possibilità ad un chivassese che si impegna a fare qualcosa (visto che molti altri stanno sepolti nelle mollezze dell’autoreferenzialità) nei limiti delle sue modeste capacità cerebrali e del poco tempo a disposizione.
tomaskarini@libero.it
Sabato 11 luglio in Piazza d’Armi, al mercato, distribuivamo volantini sul Parco Mauriziano. C’erano Fredy, Adriano, Roberto, Michelangelo. Abbiamo avuto il piacere di conoscere Tomas Carini e la moglie. Abbiamo avuto con loro una cordialissima conversazione. Carini è l’autore del libro Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943 (Mursia 2009), presentato a Chivasso il 10 giugno dall’Amministrazione comunale e dalla Biblioteca civica. Sono andato a rileggere sul blog la discussione suscitata da quell’episodio. Chi vuole può trovarla risalendo alle pagine di giugno. Carini è intervenuto sostenendo che occorre distinguere tra la ricerca scientifica e le opinioni politiche. Studiare il fascismo non vuole dire essere fascisti: altrimenti dovremmo considerare fascisti Gramsci e Togliatti, Bobbio e Revelli. Un libro come il suo va giudicato come un’opera di ricerca, non come un manifesto politico. Per chi simpatizzi politicamente l’autore è un altro discorso. Aggiungo solo che conosco l’ultimo interlocutore di Carini. Mi ha quasi costretto a vedere il documentario Nazirock, ritenendolo importante per comprendere la cultura della destra radicale di oggi. Lo dico a suo merito. Non legge solo libri «azionisti»: legge molti libri. Se lui e Carini si incontrassero, credo che ne verrebbe una interessante discussione.
Ma proprio la presentazione del 10 giugno offre l’occasione per affrontare anche, e di nuovo, la questione della politica culturale del Comune di Chivasso. La presentazione del 10 giugno si è tenuta nel Teatrino civico. Se ti chiami Centro Otelli, vale a dire se fai parte dei cattivi che si permettono di criticare l’Amministrazione comunale, puoi scordarti di avere gratis il Teatrino. Pagherai 170 o 180 euro anche se lo chiedessi per discutere di Hegel. Perché? Forse questa è una domanda che Carini deve porsi. Ma questo l’abbiamo già detto allora. La presentazione è stata pubblicizzata attraverso la distribuzione di una bel cartoncino, o meglio una cartolina, spedibile per posta. Dalla cartolina risulta che la presentazione è organizzata dalla Città di Chivasso e dalla Biblioteca Civica J. Suigo, e leggiamo che «Il Sindaco Matola e il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Alessandro Germani sono lieti di invitarLa alla presentazione…». Anche una così bella cartolina puoi scordartela se fai parte dei cattivi. Non perché sei di sinistra, ma perché fai opposizione. E magari perché ti poni delle domande: quanto è costata la cartolina/invito? Quante ne sono state stampate? Quante distribuite e quante buttate? La spesa risulta chiaramente da qualche determina? O è finita semioccultata in mezzo ad altre spese? Perché così funziona l’Amministrazione di Chivasso. E ancora: qualcuno stampa quelle cartoline. Non so chi, perché non è indicato. Ma forse esiste qualche tipografo da qualche parte che sa che avrà del lavoro finché Germani sarà assessore alla cultura e finché il debole Matola gli lascerà fare tutto quello che vuole.
Insomma, noi dobbiamo leggerci il libro di Carini, e dobbiamo farlo senza pregiudizi. E magari – sarebbe sicuramente interessante – trovarci a discuterne con l’autore. Ma Carini forse deve farsi qualche domanda su tutti i dettagli di bassa cucina politica e amministrativa a cui ho accennato in questo post scriptum. Detto questo, tanti e sinceri auguri di successo per il suo libro. E’ sicuramente importante, come dice Carini, capire perché un signore con 32 anni e tre figli, docente universitario e giornalista, sia andato a morire volontario in Albania. Anch’io avevo una curiosità simile. Mi sono laureato con una tesi su Piero Gobetti. Volevo capire perché un brillante studioso e giornalista, con una moglie e un figlio di un mese, sia morto a 25 anni ammazzato di botte dai fascisti.
piero meaglia
Posta un commento