Occhio al welfare...un accorato Appello per votare NO !


In queste settimane si stanno svolgendo le assemblee fra i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e le pensionate, che sono chiamati, col loro voto, ad esprimere il loro parere sul protocollo d'intesa su pensioni e welfare firmato dalle parti sociali il 23 luglio 2007. Purtroppo la consultazione, che non era affatto scontata, avviene monca. Nelle assemblee, infatti, le ragioni del no all'accordo non possono essere illustrate. È quantomeno singolare che si chieda ai lavoratori, alle lavoratrici, ai pensionati e alle pensionate di esprimere un parere su un accordo informandoli solo delle ragioni per cui è giusto votare sì (quali sono poi queste ragioni lo si capisce bene dall'intervista di Epifani a Repubblica: se vincono i no il governo Prodi cade. E i lavoratori?). In qualunque altro caso, questa sarebbe considerata una pratica scarsamente democratica. In questo, non si vede perché, no. Anzi, si dice che stiamo assistendo straordinaria prova di democrazia.


Le ragioni per votare no non mancano e non è difficile capire perché vanno censurate. Quello che si chiede di approvare è tutto meno che un buon accordo. Infatti, quando viene presentato nelle assemblee non mancano le omissioni e ci si guarda bene dall'illustrarlo nei dettagli. Peccato che quel che l'accordo contiene avrà conseguenze sui lavoratori, sulle lavoratrici, sui pensionati e le pensionate che, giustamente, si considereranno ingannati quando scopriranno che cosa viene riservato loro. Subiranno un danno loro e subirà un danno il sindacato, la cui credibilità verrà ulteriormente compromessa.


Per esempio, si omette di dire che quel poco che l'accordo riesce ad ottenere lo ottiene a tutto svantaggio di altri lavoratori e di altre lavoratrici, che come è noto non se la sono proprio spassata in tutti questi anni. Infatti, la revisione (nessuno è così sfacciato da parlare di superamento; ma non era quello di cui parlava la coalizione di centrosinistra quando si è presentata alle elezioni?) dello scalone Maroni deve avvenire a costo zero. Cioè se qualcuno guadagna qualcosa da una parte qualcun altro (non un ricco naturalmente) deve restituire qualcos'altro da qualche altra parte. Così, quelle che si spacciano come conquiste non lo sono affatto. A meno che qualcuno non pensi che si difendano i diritti dei più deboli facendoli pagare ad altri deboli. Addirittura, dal 1 gennaio 2013, un anno prima di quanto prevedeva la riforma Maroni, l'età pensionabile sarà portata a 62 anni d'età. Anche la disciplina dei lavori usuranti, che giustamente il sindacato rivendica, non viene raccontata per quel che è. Intanto si dimentica di dire che era già prevista dalla riforma Dini del '95 ma che nessuno se ne è mai preoccupato. Inoltre, i lavoratori che potranno usufruire dello "sconto" di tre anni per aver svolto lavori usuranti non potranno essere più di 5.000 all'anno. Domanda a chi ha firmato l'accordo: se i lavoratori che rientrano nella categoria dei lavori usuranti risulteranno più di 5.000 all'anno cosa succederà? A proposito di lavori usuranti, una commissione appositamente costituita da governo e parti sociali avrebbe dovuto definire entro la fine di settembre 2007 quali sono ma nessuno ne parla. Quella commissione esiste? Se sì non sarebbe corretto informare i lavoratori e le lavoratrici su quello che ha concluso? Non è che finisce come nel '95? L'accordo inoltre stabilisce che l'aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, che sono quelli che permettono la rivalutazione della pensione, avvenga con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministero dell'economia e della finanze. Il sindacato, ma non lo si dice, non ci potrà più mettere becco. Non solo, i coefficienti verranno rideterminati sulla base di cose che con le pensioni non c'entrano proprio nulla: si terrà infatti conto delle dinamiche delle grandezze macroeconomiche, delle dinamiche demografiche, del PIL nazionale, degli obiettivi di bilancio. Le pensioni, che sono salario differito, dovrebbero quindi essere determinate dall'equilibrio del rapporto tra entrate contributive e uscite per il pagamento delle pensioni. Lo stato dei conti previdenziali sarà invece ininfluente. Conteranno le decisioni del governo e le sue politiche di bilancio. Ovviamente quel che bisogna assolutamente occultare (altrimenti come verrebbe giustificato l'innalzamento dell'età pensionabile e il taglio delle future pensioni?) è che il Fondo Pensioni Lavoro Dipendente è da sempre in attivo: nel 2007 avrà un avanzo di esercizio di quasi 3,5 miliardi. Se segnerà un passivo di 2,9 miliardi di euro è perché su quel fondo viene scaricata l'assistenza sociale, che, invece, dovrebbe essere a carico della fiscalità generale, e i debiti di altri fondi pensionistici (trasporti, elettrici, telefonici più l'ex Fondo dirigenti di azienda che quest'anno sarà in rosso per 2,8 miliardi di euro). Si consideri, tanto per dare un'idea della sfacciata ingiustizia che subiscono i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, che il passivo degli ex-Fondi è provocato da poche centinaia di migliaia di pensioni mentre le pensioni del Fondo Pensioni Lavoro Dipendente sono 9 milioni e 600.000, il 96% del totale. Tuttavia, in maniera scandalosamente ingiusta, sono proprio queste pensioni, questi lavoratori e queste lavoratrici che sono state penalizzate in passato e che continuano ad essere tartassate.


Il capitolo sul welfare è, se possibile, persino peggiore. Tanto deludente che non piace neppure al segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, che a luglio aveva addirittura accusato il governo di aver truccato le carte, di avergli fatto vedere un testo e avergliene fatto firmare un altro. Infatti, viene sostanzialmente mantenuto l'impianto della legge 30, non viene abolito lo staff-leasing (si dice che pochissime aziende lo utilizzano. Beh, allora perché non abolirlo?) e non si pone alcun limite ai contratti a termini che, superati i 36 mesi di proroghe e rinnovi, potranno essere rinnovati, alla presenza di un sindacalista, presso la Direzione provinciale del lavoro competente per il territorio. I padroni sono già disperati. Dopo tanta severità come riusciranno a rinnovare per tutte le volte che vorranno i contratti a termine? Come comprende chiunque, si tratta di una bella presa in giro. Come se tutto questo non bastasse, s'incentiva lo straordinario, abolendo la contribuzione aggiuntiva sugli straordinari, e si detassa il premio di risultato, tanto per dare un ulteriore spallata al contratto nazionale. Infine i lavoratori si beccheranno dal 2011 un aumento dei contributi dello 0,09 % a loro carico. Tradotto, più lavoro e meno salario. Ci sarebbe ancora altro ma a me pare che questo dovrebbe bastare a VOTARE NO ALL'ACCORDO SU WELFARE E PENSIONI.



Antonio Capuano

1 commento:

Centro Otelli ha detto...

Bravo ANTONIO: parole sagge le tue!
Ricordo agli interessati che e' possibile aderire ad un appello denominato "NOIVOTIAMONO", contro l' accordo del 23 luglio, inviando una e-mail alse guente indirizzo:
noivotiamono@gmail.com

Aderite e fate aderire !

Spartacus.