Un commento di Antonio Napoli sulla situazione della sinistra...


Ho letto con interesse l'articolo di Piero Meaglia, che si firma Filippo Turati, e seguo il dibattito sulla formazione del partito democratico e sulla "cosa rossa". Vorrei dare il mio contributo su questa questione che segnerà l'assetto politico del centrosinistra per i prossimi decenni. Credo che la formazione del Pd, comunque la si pensi, obbligherà anche gli partiti a fare delle scelte importanti. Nei suoi passi iniziali Il Pd sarà un caravanserraglio dove ci sarà tutto e il suo contrario. I candidati alla segreteria, da quello vero agli altri partecipanti, non ci aiutano a capire quali sono i fondamenti culturali e politici sul quale si basa il nascente partito. Credo che la caratteristica principale del momento sia la confusione. Detto questo, l'operazione non è necessariamente destinata al fallimento da un punto di vista elettorale. Una volta diradata la nebbia, ci troveremo di fronte ad un partito sempre più moderato che cercherà di porsi al centro dello schieramento politico rivendicando mani libere sulle alleanze. Avrà come unico obiettivo il governo del paese, indipendentemente dai contenuti.

Di fronte a questo scenario, i partiti che si collocano a sinistra del Pd si comportano ancora come dei feudatari che difendono il loro piccolo feudo. La loro azione è debole, insufficiente e intempestiva. Credo che i partiti di sinistra (Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica) devono arrivare alla formazione di un solo partito, capace di sfidare il Pd sul governo del paese, e sul piano culturale prima ancora che sul piano delle proposte. Occorre assumere come propria la necessità della "modernizzazione" dell'Italia, che non è un termine neutro. La modernizzazione è di sinistra, se si pone l'obiettivo di far funzionare i servizi, rendere efficiente il sistema fiscale per far pagare le tasse a tutti. Smantellare le baronie, le consorterie ed ogni forma di corporativismo, favorire il mondo della produzione rispetto alla rendita finanziaria. Prendere atto della necessità dell'ammodernamento delle infrastrutture. Far funzionare la sanità pubblica è un fatto di sinistra. Abolire gli albi professionali per favorire l'accesso alle professioni a tutti i giovani laureati, è un fatto di sinistra. Dotare I'Italia di servizi di trasporti pubblici efficienti, attraverso una rete integrata che va dalle piste ciclabili alla rete ferroviaria ad alta velocità, è una scelta ambientalista e di sinistra. E potrei proseguire con altri esempi.

In sintesi dico che i quattro partiti di sinistra cosiddetta radicale devono operare una vera e propria rivoluzione culturale, passare dalla mentalità dell'opposizione alla coscienza che il compito della sinistra è un continuo tendere verso l'eguaglianza, tenendo conto delle condizioni date e delle forze in campo. In questo momento storico compito della sinistra non è immaginare un mondo che non c'è, ma impedire che il capitalismo crei mostri come guerre, disoccupazione, povertà, disastri ambientali. Credo fermamente che la sinistra radicale deve rimettere in gioco le sue certezze e con questo uscire da una subalternità di fatto nei confronti dell'altra parte del centrosinistra. Se ciò non avviene, il rischio è la sua inutilità, ininfluenza, fino alla sua sostanziale scomparsa, come è avvenuto in altri paesi europei. Credo che il concetto di due sinistre di cui parla Bertinotti, citato da Meaglia, nasconda di fatto una subalternità riflessa di cui parlavo prima e l'illusione di una rendita di posizione che non esisterà più. Infine vorrei essere chiaro su una questione cruciale: non basta un accordo parlamentare su punti di programma che unisce, lasciando da parte quel che divide. Non è sufficiente la federazione di partiti. Occorre andare alla formazione di un solo partito di sinistra ed il tempo non è infinito. Il partito che si formerà non potrà che fare riferimento al movimento del socialismo europeo e mondiale. So benissimo le difficoltà che questo comporta. Per alcuni sarà come passare per la cruna di un ago, ma la storia non fa sconti.

Antonio Napoli.


7 commenti:

Anonimo ha detto...

Accolgo con piacere le sollecitazioni di Meaglia e di Napoli, su un tema che ci riguarda tutti, come il futuro della composizione politica nel nostro paese. Vorrei dire innanzitutto che ritengo che ci sia sopratutto un problema culturale alla base delle attuali difficoltà. Il nuovo secolo, con il superamento dei blocchi e il dilagare del capitalismo come modello di pensiero unico, ha messo la sinistra in un angolo costringendoci ad inseguire su terreni non nostri senza una prospettiva che, seppur utopica, ha sempre dato speranza e coesione al nostro popolo. Fortunatamente i movimenti antimondializzazione sono riusciti a mantenere viva, se non una risposta organica, almeno un a corrente di pensiero e di analisi. E' evidente che, calandoci nel nostro paese e nel nostro territorio, la nascita del PD, rappresenta uno snodo anche e sopratutto per chi ha sempre cercato di mantenere viva un'alternativa al mercato ed al liberismo imperante. E' chiaro che si pone un problema sia di obiettivo che di alleanze, che deve essere affrontato. Prima però dobbiamo recuperare la capacità di leggere e intercettare le esigenze della gente, sopratutto dei giovani. Penso che difficilmente òa nostra scelta futura potrà essere di maggioramza, e che sia estremamente difficile spostare opinioni e interessi di chi è già inserito all'interno della struttura che attualmente gestisce la nostra società. Penso che sarebbe utile cercare, in un quadro federativo, una maggiore unità e la definizione di alcune parole d'ordine sulle quali agire in modo profondo. In questi anni ci sono stati diversi momenti in cui il potere ha dovuto ritonare sui suoi passi. Scanzano, la TAV, sono degli esempi precisi di come, quando si riesce a trovare unità sia possibile intervenire in modo efficace. Penso che sia il caso di prendere esempio da queste lotte e cercare di portare questi modelli su temi nazionali. Per questo proviamo a definire alcuni punti che ci riguardano da vicino come chivassese, come la precarietà o l'ambiente e iniziamo a fare delle iniziative in comune su questi temi.

Saluti

Massimo

Anonimo ha detto...

Le riflessioni di Antonio sono come sempre non banali e cariche di stimoli. Leggo fra le righe una critica alla sinistra radicale, intesa come un arroccamento conservativo su questioni che non sono più in agenda. Vogliamo parlare del lavoro? Intendo quello che c'è, non quello che ci piacerebbe fosse. Sì perchè troppo spesso nella vulgata di sinistra parliamo del mondo "produttivo" inteso come mondo lavorativo a tutto tondo. Questo è un grossolano errore di lettura del presente. Se la sinistra vuole veramente mettere in agenda risposte innovative in questo campo, non può fare a meno di sapere che i due terzi dei lavoratori dipendenti in Italia fanno parte dei servizi e del terziario avanzato e solo un terzo rimanente è ancora nel sistema produttivo. Questa distinzione non è banale ma è sostanziale. Noi abbiamo di fronte un modello di società che non ha più nulla a che fare con il passato, i settori trainanti sono strettamente legati alla flessibilità in entrata ed in uscita con una conseguenza che porta alla precarizzazione. Quali risposte è in grado di dare la sinistra a questo stato delle cose? Lancio una provocazione: Ha ancora senso la cassa integrazione per le grandi aziende quando il tessuto aziendale del paese è fatto prevalentemente di piccole e medie imprese? Non sarebbe forse meglio destinare queste risorse verso un salario minimo garantito per chi esce ed entra ormai endemicamente da questi lavori sempre più a termine, piuttosto che garantire una minoranza che è già in qualche modo garantita?
Fabrizio

Anonimo ha detto...

Caro blog, come prosecuzione di questo dibattitto, ti mando la lettera che ho scritto al direttore de La Voce.
Caro Direttore,
ammiro il Suo tentativo di suscitare in Chivasso un dibattito sul Partito democratico, stimolando i protagonisti locali a “parlare di politica”. Anche ricorrendo a provocazioni come la Sua pubblica presa di posizione a favore di Morgando, contro l’orientamento locale prevalentemente favorevole a Susta. Ammiro la Sua tenacia nel sollecitare la discussione. Ma c’è veramente qualcosa di “politico” da discutere? Riassumiamo gli eventi: ad un certo punto i dirigenti del futuro Partito democratico comprendono quanto sia difficile la sopravvivenza di una coalizione così eterogenea come quella che sostiene l’attuale governo Prodi, e guardano con preoccupazione al futuro. Vorrebbero liberarsi della sinistra cosiddetta radicale. Ma con i suoi voti il Pd non potrebbe vincere da solo le prossime elezioni. Da soli i suoi dirigenti non potrebbero riconquistare i posti da ministro. La soluzione c’è: andare alla conquista di elettori di centro e anche di destra, agitando temi che, a torto o a ragione, ritengono a loro cari, come le tasse, la sicurezza, gli immigrati, ecc. Insomma, spostare a destra il nascente Partito democratico. Tutto qui. Come una impresa che per acquisire un nuovo segmento di consumatori lancia un nuovo prodotto studiato accuratamente per incontrare le loro preferenze. C’è poca “politica” da discutere: si tratta di marketing.
Qualcosa del genere è accaduto in Inghilterra nel partito laburista quando si trovava all’opposizione del governo Thatcher. Quando il giovane Blair, allora giovanissimo deputato, comprese che la tradizionale base elettorale del partito, i lavoratori della grande industria, si stava inesorabilmente riducendo, e che quei voti non sarebbero più bastati per riportare al governo il suo partito, lavorò tenacemente per spostarlo al “centro” e guadagnare consensi in categorie sociali fino ad allora lontane dal laburismo. Ci riuscì e nel 1977 il Labour tornò al potere dopo 18 anni di governo conservatore. Ma c’è una differenza tra le due esperienze: negli anni in cui era all’opposizione, Blair aveva gradualmente elaborato una visione della società e un programma politico. Costruì una propria ideologia, una mescolanza di liberismo e di comunitarismo. Condivise la ricerca con un gruppo di coetanei, che avrebbero formato con lui il nucleo dirigente del partito e poi del governo. Insomma, quando Blair nel 1977 si presentò agli elettori aveva un progetto di società: giusto o sbagliato, ma ce l’aveva. Mentre il programma del Partito democratico, ammesso che ci sia, appare per ora un assemblaggio eclettico di slogan lanciati in tutti le direzioni per acquisire consensi. Caro direttore, in tutto ciò dove si trovano i contenuti politici di cui Lei vorrebbe discutere?
Dagli anni ottanta, dal crollo del muro, i dirigenti Ds sono privi di una visione della società. Liquidata da tempo quella comunista, non hanno assunto quella socialdemocratica, hanno cercato invano una “terza via”, ed ora galleggiano nel vuoto culturale e progettuale. Dovremmo allora discutere del vuoto? Forse è venuto il momento della sinistra detta radicale, che chiamerei semplicemente sinistra. Forse ora toccherebbe a lei, se ne è capace, colmare quel vuoto di visione e di programma.
Piero Meaglia

Anonimo ha detto...

Ancora una volta Napoli da una prova di saggezza e di coraggio personale. Per uno come lui sarebbe stato molto piu' facile "digerire" un Pd privo di ideali e pieno zeppo di ex DC, ex PSI e chi piu' ne ha piu' ne metta...
Secondo me bisogna che la cosidetta sinistra-radicale (se becco colui che ha affibiato questo nome...) faccia uno sforzo di elaborazione politica ed un salto in direzione di una nuova federazione od unione vera e propria dei soggetti partitici che ci stanno. E farla anche in tempi rapidi, visto il progressivo deteriorarsi della situazione politica attuale (antipolitica, scarsi risultati "governativi", ecc.). Ed è importante dare dei segnali in questa direzione anche da Chivasso, dove in queste settimane si è fatta piu' frenetica la campagna acquisti del neo-Pd, mentre nella nostra area politica i contatti languono o qualsi. Cosi' pure per quanto riguarda l' iniziativa politica vera e propria. Eccezion fatta x qualche cosa proposta da Rifondazione, non sto vedendo altre iniziative sul territorio.
E' necessario in questo specifico momento far sentire la nostra voce per dimostrare la nostra diversità nel "mercato" della politica, prima che questa nuova ondata di antipolitica sommerga tutti senza fare le dovute distinzioni...

fredi.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con Fredy. La sinistra sinsitra deve dare dei segnali chiarissimi e immediati anche riguardo alla nuova "questione morale", agitata a modo suo da Beppe Grillo. Deve farlo subito senza aspettare che lo faccia il governo. La Finanziaria 2007, art. 729, prescrive la riduzione a 3, massimo 5, il numero dei membri del consigli di amministrazione delle secietà partecipate totalmente anche in via indiretta da enti locali. La circolare Lanzillotta fissa al 7 novembre il termine ultimo per provvedere. Apro il sito internet di Seta: nove consiglieri. Cosa aspetta la sinistra sinistra a chiedere energicamente, nei consigli comunali e fuori, che la norma della finanziaria venga applicata? Apro il sito Chind: undici consiglieri, più il presidente el'amministratore delegato. Tredici in tutto. Qui ho dei dubbi, perché forse Chind non è totalmente partecipata da enti locali: ma dal punto di vista morale, siamo sicuri che undici consiglieri siano proprio necessari? Ho dei dubbi perché dal sito Chind non si ricava nulla: non viene detto quale sia la composizione proprietaria della società. Almeno il sito di Seta lo dice. E ci dice anche la cifra degli emolumenti complessivi annui. Sul sito Chind nulla di nulla. Il direttore de La Voce ha alluso allo stipendio del presidente Viano. Quanto guadagna? Forse una miseria, ma se speriamo di saperlo dal sito ci illudiamo. La trasparenza non abita alla Chind. Ebbene, cosa aspetta la sinistra sinistra a chiedere chiarezza? Se non lo fa, e subito, apparirà inevitabilmente "come tutti gli altri". La sinistra deve agggiungere alla questione sociale anche la questione morale.
piero meaglia

Anonimo ha detto...

Caro Piero, perchè non fissiamo per l'11 novembre una manifestazione in cui si chiede il conto su questo? proviamo a fare l'elenco delle amministrazioni pubbliche da monitorare e dichiariamole pubblicamente, con la richiesta di dimissioni e la minaccia di denunce legali per i consigli che non abbiano provveduto per tempo..

Un saluto

Massimo

Anonimo ha detto...

Certo, ci sto, intanto cerco di capire quali società rientrano nella norma della finanziaria e quali no. Magari per saperlo telefono a Viano, presidente della Chind, visto che la Chind medesima non mette sul suo sito nemmeno la composizione proprietaria della società. Ma ti pare una cosa seria? Si tratta di una società che, se non sbaglio, è stata creata dal Comune di Chivasso e sul suo sito sembra una società segreta. Ancora un po' e non mettevano nemmeno l'indirizzo della sede.
piero