Tutti siamo Elvira Arellano

L’idea è stata di Fredi. Quando ha saputo che sarei nuovamente partito per Los Angeles e che avrei trascorso un po’ di tempo nella città statunitense mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere qualcosa per il blog raccontando quel che volevo su Los Angeles e gli Stati Uniti. L’idea mi è piaciuta per cui ho accettato.
Vorrei cominciare questa rubrica raccontando di una marcia a sostegno dei diritti dei migranti e dei lavoratori irregolari che si è svolta a Los Angeles verso la fine di agosto. La marcia è stata organizzata per protestare contro l’arresto, avvenuto a metà agosto a Los Angeles, di Elvira Arellano, trentaduenne attivista messicana diventata il simbolo della protesta dei migranti. Arellano è entrata illegalmente negli Stati Uniti nel 1997. Due anni dopo diventò madre del piccolo Saulito, che per le leggi statunitensi è cittadino americano. Nonostante il figlio però Elvira non poteva rimanere regolarmente sul suolo americano. Nel 2002, infatti, è stata espulsa dal paese. Ha così deciso di rifugiarsi col figlio in una chiesa metodista di Chicago, città in cui agiscono altre organizzazioni a difesa dei diritti dei migranti, che nella città dell’Illinois sono prevalentemente di origine polacca. In agosto però, l’attivista messicana, forse mal consigliata, insinua un redattore di L.A. Weekly, è uscita allo scoperto. Ha lasciato la chiesa di Chicago ed è venuta a Los Angeles, esponendosi al rischio di essere arrestata dalle autorità statunitensi. Venuta a conoscenza della sua mossa la polizia ha prontamente arrestato l’attivista con una azione spettacolare, di quelle che si vedono nei film di Hollywood con tanto di sirene e di armi puntate. La Arellano dopo aver rassicurato il figlioletto di otto anni, che è rimasto a Los Angeles, è salita sulla macchina della polizia che l’ha immediatamente accompagnata a Tijuana, al confine col Messico.
Le organizzazioni che si occupano della difesa dei diritti dei migranti e dei lavoratori irregolari si sono immediatamente mobilitate, organizzando marce e azioni di protesta in tutto il paese. Quella a cui ho assistito si è svolta a Downtown Los Angeles. Partita dall’incrocio fra Olympic e Broadway è proseguita lungo la 2nd street ed è terminata all’incrocio fra Temple e Los Angeles Street. E’ stata una marcia pacifica e festosa a cui hanno partecipato attivisti per i diritti dei migranti, organizzazioni della sinistra statunitense, latinos e altre minoranze etniche.
A difesa dei diritti dei migranti e dei lavoratori irregolari sono sorte in questi anni molte organizzazioni (CHIRLA, GWC, IDEPSCA, KIWA, PWC) che hanno costituto un network, il MIWON (Multi-etnic Immigrant Workers Organization). Altre organizzazioni lavorano con i migranti al di fuori del MIWON. Il loro scopo è quello di far maturare fra i migranti e i lavoratori irregolari la consapevolezza dei loro diritti. Infatti, insistono le associazione che si occupano dei migranti, tanto un regolare quanto un irregolare hanno alcuni diritti fondamentali che non gli possono essere negati. Dall’altra il MIWON aspira a organizzare la lotta dei lavoratori per migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro. Alcuni dei militanti di queste organizzazioni hanno anche partecipato al primo Social Forum degli Stati Uniti che si è svolto quest’anno ad Atlanta. Chissà che un segnale d’opposizione al neoliberismo non possa arrivare nei prossimi anni proprio dagli Stati Uniti.

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