Luglio 2007
Luciano BARDI, Piero IGNAZI, Oreste MASSARI
Il libro riassume la storia dei partiti politici italiani dall’inizio degli anni Novanta, cioè da Tangentopoli, ad oggi. Ne studia soprattutto l’evoluzione organizzativa interna. A questo scopo gli autori adottano una tripartizione oggi molto diffusa, in base alla quale vegnono distinti tre dimensioni del partito: il Party on the Ground, cioè la base, costituita dalle sezioni e dai circoli diffusi sul territorio nazionale; il Party in Central Office, vale a dire gli organismi dirigenti centrali (comitati centrali, assemblee nazionali, comitati politici, segreterie, segretari); e il Party in Public Office, costituito dagli eletti nel parlamento nazionale.
Come la gran parte degli studiosi, i tre autori ritengono che nei partiti sia avvenuta la seguente evoluzione, o involuzione: la base si è ridotta di dimensioni (calo degli iscritti e soprattutto dei militanti attivi) ed ha perso potere nei confronti dei dirigenti e degli eletti; a loro volta, i dirigenti hanno perso potere nei confronti degli eletti. In passato i dirigenti imponevano la disciplina di partito ai membri del partito stesso eletti in parlamento. Oggi i gruppi parlamentari, anche grazie alle risorse economiche provenienti da varie forme di finanziamento pubblico, sempre più riescono a rendersi autonomi dai dirigenti centrali: anzi, colonizzano la dirigenza nazionale, fino a che i più eminenti deputati e senatori ricoprono anche la principale cariche direttive del partito. Di fatto, il Party in Central Office e il Party in Public Office si fondono in un unico gruppo di vertice. Nel complesso, la parte che risulta maggiormente depotenziata è la base, il cui potere di controllo sui dirigenti e sugli eletti diminuisce costantemente. E’ vero che, da qualche anno, la base è talvolta sollecitata ad un maggior protagonismo, ad esempio con l’introduzione di elezioni primarie, ma – ritengono gli autori – si tratta di un protagonismo pilotato dall’alto e che assume talora i caratteri «plebiscitari» dell’investitura del «capo».
A parere di chi scrive, la tripartizione adottata sembra «dimenticare» una quarta categoria, costituita da tutti coloro che vengono collocati dai partiti in quello che un tempo sarebbe stato chiamato «sottogoverno», sia centrale (enti nazionali, poste, ferrovie, parastato, ecc. ecc.) sia locale (le società di proprietà totale o parziale dei comuni, delle province e delle regioni). Una dimenticanza tanto più curiosa, se si pensa che proprio in Italia è stato coniato il termine «partitocrazia», per indicare la cosiddetta colonizzazione dello stato da parte dei partiti. Inoltre, la ricerca dei tre studiosi, arrestandosi ai confini del partito, inevitabilmente non tiene conto del fatto che la militanza, diminuita entro i partiti, è in parte migrata nelle associazioni della società civile, in comitati e movimenti: da qui il complesso e complicato rapporto tra partiti e movimenti.
Primo Carnera

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