Settembre
LOU DALFIN: "I virasolehs".
Ediz. SELF / Musicalista.
"Prima c' era la discoteca, meta preferita della maggior parte dei ragazzi delle Valli piemontesi, poi sono arrivati Sergio Berardo e i suoi Delfini ed è cambiato il modo di trascorrere le serate...", così si legge nel bel sito dei Lou Dalfin e c' è da credere che questa affermazione non sia una pura esagerazione se si va ad un concerto del gruppo occitano a giudicare dal calore del pubblico. Dopo 25 anni di quasi ininterrotta attività arriva "I virasolehs", ultimo dei dischi (il decimo per l' esattezza) del più celebre fra i gruppi di origine folk Occitano che, nel tempo, si è evoluto staccandosi dai canoni della tradizione strumentale per approdare ad un genere musicale che, per i patiti dell' etichettatura, si potrebbe definire combat-folk elettronico. E proprio questa capacità di rinnovamento ha consentito ai Dalfin di elaborare una nuova strategia per far conoscere a pubblici altrimenti impensabili, quella entità storico-geografico-culturale che va sotto il nome di Occitania. Vale a dire quella minoranza linguistica che esiste in una dozzina di valli fra le provincie di Cuneo e di Torino (fra le principali le Valli Maira, Grana, Varaita, Gesso, Chisone e Germanasca) e che si estende anche oltre le Alpi francesi in una trentina di dipartimenti, oltre alla enclave della valle d' Aran sui Pirenei. In questi territori da sempre si parla occitano, e, a partire dalla metà degli anni 70, sono stati testimoni di un notevole fermento culturale, letterario e musicale finalizzati alla tutela del' antica lingua d'Oc. Con questi precedenti culturali si è evoluta negli anni la lunga storia dei Lou Dalfin, che con "I virasolehs" ci coinvolgono con 16 brani tutti nuovi, tutti cantati in ousitan e che musicalmente ci contagiano molto con un mix di antichi strumenti acustici e di sonorità moderne. Dalle classiche ghironde al violino, passando per i fiati, le fisarmoniche e la cornamusa, le chitarre elettriche e le tastiere si trovano a loro agio nel consolidato esperimento sonoro orchestrato dal leader dei Delfini, quel Sergio Berardo che con il suo intuito non comune ha consentito alla band piemontese di vincere l' autorevole Premio Tenco 2004 e di imporre all' attenzione internazionale questa formazione nei maggiori folk festival degli ultimi anni. Un buon disco da consigliare in particolare a chi ancora ha soltanto "sentito parlare" di questo gruppo, proprio per il mix sonoro che coinvolgerà, incuriosendo l' acoltatore curioso che, senza dubbio, sarà invogliato a sapere qualcosa in più della causa Occitana.
Voto: 7.
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