Il fotovoltaico deturpa il paesaggio...il cemento, evidentemente, no...

Mentre l'Associazione sulle energie rinnovabili, presieduta da Alfiero Grandi, deposita una proposta di legge per stabilire una politica energetica nazionale fondata sulle fonti rinnovabili, che escluda l'uso del nucleare, la nuova Giunta Regionale presieduta dal Roberto Cota (Lega Nord) vota un disegno di legge molto restrittivo sul fotovoltaico a terra. Il disegno di legge dovrà ora essere esaminato dal Consiglio Regionale.
Per Massimo Giordano, assessore regionale all'Energia, il fotovoltaico è un male che deturpa il paesaggio: «È fra le nostre priorità porre un freno al proliferare di questi impianti su terreni agricoli e con vincoli territoriali – dice - In questi anni c'è stata un'eccessiva crescita di tali installazioni, che hanno deturpato intere aree del territorio piemontese». E aggiunge di aspettare l'approvazione di linee guide a livello nazionale. Non c'è che da rabbrividire.
Un parere simile a quello del sindaco di Alba Maurizio Marello, dove i pannelli fotovoltaici sono stati quasi del tutto banditi: «L'esclusione quasi totale del fotovoltaico a terra non è una presa di posizione contro questa tecnologia ma è il bilanciamento di un interesse per noi fondamentale: la tutela dell'ambiente, del paesaggio, della tipicità agricola. Fonti principali di ricchezza del nostro territorio di attrazione turistica».
Secondo la delibera comunale è stata esclusa la possibilità di installazione di pannelli fotovoltaici per impianti con potenza superiore a 20 Kilowatt sul terreno del centro storico di Alba, del centro urbano, delle colline, nei pressi della Scuola Enologica, nelle zone agricole, nei boschi, nei pressi e fino a 150 metri dai fiumi Tanaro, Cherasca, Seno D'Elvio, Talloria, nei pressi del sito archeologico di San Cassiano, nelle terre coltivate a nocciole, su terreni fragili, vicino le cascine e a La Morra e Roddi poiché sono da tutelare le colline candidate a diventare patrimonio dell'Unesco. L'installazione è possibile solo in pochissime aree in cui la proprietà è talmente frazionata che difficilmente i proprietari si metteranno d'accordo per rendere disponibili i vari ettari necessari all'installazione di impianti produttivi.
Susanna Grego.
www.nuovasocieta.it

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