Preoccupazioni per l'autunno...

CHIVASSO - Siete preoccupati per la crisi economica? Temete che qualche fabbrica in settembre non riaprirà? Vi chiedete se vostro figlio riuscirà a trovare lavoro? Pensate a quanto vi costerà il riscaldamento questo inverno? Vi domandate se la pensione basterà?

State esagerando. Vi fate prendere dal panico senza ragione. Non sono questi i veri problemi. Almeno a Chivasso. L’angoscia che attanaglia Sindaco e Giunta nasce da ben altre preoccupazioni: basteranno i soldi in cassa per finanziare la politica culturale dell’assessore Germani? Proprio ora che si avvicinano le elezioni regionali? Ce ne sono abbastanza per continuare a pagare le quattro o cinque principali associazioni o fondazioni, che da anni, sempre loro, sempre le stesse, ricevono la maggior parte dei contributi per la cultura? O il Comune dovrà tagliare? Ad esempio, riuscirà ancora il Faber Teater a incassare i 42.000 euro ricevuti l’anno scorso? E l’Associazione culturale San Marco ce la farà a riottenere i suoi 48.000 euro? E la Blu Room i suoi 53.000 euro? La nuova arrivata, la Fondazione Esperienze di cultura metropolitana di Settimo, riavrà i 73.700 euro percepiti nel 2008? Ma, soprattutto, che ne sarà della corazzata, la Fondazione Novecento? L’anno scorso ha ricevuto dal Comune 119.000 euro per la realizzazione del festival di letteratura e di tre mostre. E quest’anno? Si tenga conto che, su tutta la faccia della terra, solo queste associazioni sono in grado di fare cultura: il Comune ha le mani legate, è costretto a subire questo regime di oligopolio. Che senso avrebbe una gara per «I luoghi delle parole»? Nessuna.

Fortunatamente, arrivano segnali incoraggianti. Il 24 luglio la Giunta comunale ha deciso di erogare 22.000 euro alla Fondazione Novecento per l’allestimento della mostra «The World at Night». Non solo. In biblioteca sono comparsi dei bellissimi cartoncini: annunciano che in ottobre si svolgerà la sesta edizione de «I luoghi delle parole». Saggiamente riaffidati alla Fondazione Novecento, con la collaborazione della Fondazione esperienze di cultura metropolitana. Veramente non si capisce a che serva questo cartoncino, visto che non c’è nemmeno il programma. Forse è un modo per fare ripartire l’economia: in fondo è stato dato del lavoro ad una tipografia e ad un grafico, un certo Diego Bionda, pare della Fondazione Novecento.

Piero Meaglia.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Queste Associazioni e Fondazioni oltre a questi soldi elencati ne hanno molti alri da fondazioni bancarie e dalla Regione Piemonte.
Le clientele sono trasversali da destra a sinistra e spesso a estrema sinistra.
Il pensiero unico ha vinto!

Anonimo ha detto...

Ecco un articolo che parla della presentazione del nuovo film di Pippo del Bono, le sue parole dette durante la presentazione del film si addicono molto bene alla realtà chivassese.
"L’Italia è una Paese che fa schifo, un Paese razzista e fascista, un Paese di merda». Con queste caustiche parole, pronunciate più volte personalmente nel suo film La Paura, Pippo Delbono, denuncia un’Italia diversa, che non vive «nei sogni e nei modelli di Berlusconi, nei deliri della tv», che «tratta gli immigrati come animali». E così la polemica irrompe forte nel Festival di Locarno con una pellicola inserita, sia pur fuori concorso, nella sezione internazionale.

L’opera, 69 minuti, è una discesa negli inferi fra extracomunitari, homeless e rom, una sorta di atto unico incalzante a ricordare il teatro che ha reso famoso il regista e autore. Cifra stilistica è la scelta di girare con un telefono cellulare materiale per sole quattro ore da cui poi selezionare il lavoro finale (”rientra in un progetto per il Pocket Film di Parigi e non mi hanno fatto pagare le telefonate, è nata così, si sa che i genovesi sono tirati», scherza Delbono). Si parte da un’inchiestina sull’obesità infantile in cui un grasso medico spiega come i bambini possono evitare di prendere peso, per poi passare invece ai barboni in un confronto fra benessere eccessivo e malnutrizione. Quindi viene proposto il funerale di Abdoul Guiebre, detto Abba, un giovane italiano di colore ucciso con un colpo di spranga in testa da due baristi, padre e figlio, per aver preso un paio di pacchetti di biscotti in un bar alla periferia di Milano. E mentre proprio qui il cineasta non si trattiene e dice le sue frasi infastidendo un carabiniere in servizio, peraltro molto gentile nei modi, e denunciando la mancanza delle autorità, delle istituzione e della gente comune, viene scambiato per ‘un guardonè che ama scattar foto di cronaca e si scontra verbalmente con una ragazza che gli urla di vergognarsi. Ma tutto finisce quando lui spiega che vuole testimoniare e ricordare quanto è successo (”non mi hanno più chiamato da Annozero perché avevo le prove visive dei quattro gatti presenti e dell’assenza anche della sinistra»). Quindi la pellicola finisce fra riprese di trasmissioni come La Corrida con Jerry Scotti e altri programmi, di cui è stata implicitamente denunciata l’assurdità, e il mondo dei bambini rom e dell’innocenza di Bobò, un sordomuto trattato come un malato psichiatrico.

Delbono è molto esplicito anche con la stampa: «Non c’è reazione, la De Filippi ha influenzato anche il mondo operaio, ronde e militarizzazione non provocano sdegno, talvolta sono gli esponenti di destra a chiedere di non esagerare. Il modello di Berlusconi è diventato il modello, del resto controlla tutta la tv e gran parte dei giornali. Ma io non sono pessimista, la mia non è una rabbia isterica, ma è uno spirito critico, non dobbiamo accettare tutto"

Anonimo ha detto...

Il film di Del Bono è in commercio ed è proiettabile? Si potrebbe accoppaire in una serata con la presentazione del libro di Fiorenzo Oliva su Porta Palazzo.
pm

Anonimo ha detto...

E' appena uscito al festival di Locarno, in anteprima presto sarà in Italia, ma non so se in dvd o al cinema.