Alcuni giorni fa Marbert è intervenuto su questo blog per lanciare un allarme: «nella politica e nelle istituzioni le minoranze non contano nulla, anche se rappresentano una parte dei cittadini. Anche se la Legge concede un premio alla maggioranza, per poter decidere e governare, la minoranza dovrebbe avere un giusto peso e una concreta incisività di intervento e valutazione». Sono molti in modi con cui si possono rendere inoffensive le minoranze, sia i gruppi di minoranza dei consigli e dei parlamenti, sia i gruppi di cittadini che si oppongono alle decisioni di una amministrazione locale o del potere centrale. Uno dei modi è il progressivo depotenziamento o smantellamento delle istituzioni di «controllo», alle quali le minoranze dovrebbero poter ricorrere contro i soprusi delle maggioranze. Proprio Marbert, qualche tempo fa, faceva notare che in passato un consigliere di minoranza poteva mandare una delibera di giunta al Co.Re.Co. (Comitati regionali di controllo) chiedendone l’annullamento. Qualche volta funzionava, e la minoranza otteneva giustizia. Ma i Co.Re.Co. sono stato aboliti nel 2001 pComitati regionali di controllo) obin Hoods, non vedo molta dovrebero 'l governo.un gruppo consiliare di minornaza er effetto della legge 127 del 1997 (Bassanini, sotto il governo Prodi). Questo è solo uno degli esempi che si possono fare. Molti altri sono stati fatti nel marzo scorso dal costituzionalista Michele Ainis su «La Stampa» (non sull’«Iskra» di Lenin...). Contro gli abusi della maggioranza si poteva un tempo chiedere soccorso al segretario comunale, il controllore della legalità degli atti del sindaco: ma oggi – dopo la legge 127 del solito Bassanini - i segretari sono nominanti dal sindaco. E un cittadino che ritiene di avere subito un sopruso dal proprio Comune può rivolgersi al difensore civico: ma il difensore civico è eletto dal consiglio comunale.
L’articolo di Ainis si intitola «Scandalosi controllori controllati». Nell’ordinamento italiano sono tante le situazioni in cui il controllato nomina il proprio controllore. Ad esempio, le sbandieratissime autorità indipendenti (le authority) dovrebbero tutelare il cittadino. Ce le presentano come dei moderni Robin Hood: peccato che i loro membri siano «nominati dai presidenti delle Camere (e dunque dalla maggioranza di governo) oppure eletti dal Parlamento con voto limitato (e dunque, nella sostanza, lottizzati fra i partiti)». Per Ainis la situazione più scandalosa è quella della giustizia amministrativa. Essa dovrebbe esercitare un’azione di controllo sul governo, ma molti dei suoi membri sono nominati dal governo stesso. Ainis porta ad esempio ilConsiglio di Stato, dove «un quarto dei membri è di nomina governativa (legge 27 aprile 1982, n. 186), benché questa magistratura costituisca il più alto grado di giudizio contro gli abusi del governo. E laCorte dei conti, dove «il governo nomina 39 consiglieri (d.P.R. 8 luglio 1977, n. 385), benché i giudici contabili vigilino sulle spese del governo. Col risultatoche quest'ultimo, oltre a beneficiare di guardiani spesso compiacenti, se neserve non di rado come una discarica per liberarsi dei personaggi piùingombranti».
L’intervento di Marbert si intitola «Finta partecipazione». Ma forse dovremmo andare oltre e chiedersi se questa sia ormai una «finta democrazia»... Con una aggiunta: ai tanti partiti del centrosinistra va bene così? Rispetto ai casi citati da Marbert e da Ainis non vedo in giro molta «opposizione».
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