Un cordiale incontro con Tomas Carini
Sabato 11 luglio in Piazza d’Armi, al mercato, distribuivamo volantini sul Parco Mauriziano. C’erano Fredy, Adriano, Roberto, Michelangelo.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere Tomas Carini e la moglie. Abbiamo avuto con loro una cordialissima conversazione. Carini è l’autore del libro Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943 (Mursia 2009), presentato a Chivasso il 10 giugno dall’Amministrazione comunale e dalla Biblioteca civica. Sono andato a rileggere sul blog la discussione suscitata da quell’episodio. Chi vuole può trovarla risalendo alle pagine di giugno. Carini è intervenuto sostenendo che occorre distinguere tra la ricerca scientifica e le opinioni politiche (ho inserito il suo intervento nei “commenti” a questo mio intervento: cliccate su “commenti” e potete rileggerlo). Studiare il fascismo non vuole dire essere fascisti: altrimenti dovremmo considerare fascisti Gramsci e Togliatti, Bobbio e Revelli. Un libro come il suo va giudicato come un’opera di ricerca, non come un manifesto politico. Per chi simpatizzi politicamente l’autore è un altro discorso.
Aggiungo solo che conosco l’ultimo interlocutore di Carini (vedi sempre nei "commenti"). Mi ha quasi costretto a vedere il documentario Nazirock, ritenendolo importante per comprendere la cultura della destra radicale di oggi. Lo dico a suo merito. Non legge solo libri «azionisti»: legge molti libri. Se lui e Carini si incontrassero, credo che ne verrebbe una interessante discussione.Ma proprio la presentazione del 10 giugno offre l’occasione per affrontare anche, e di nuovo, la questione della politica culturale del Comune di Chivasso. La presentazione del 10 giugno si è tenuta nel Teatrino civico. Se ti chiami Centro Otelli, vale a dire se fai parte dei cattivi che si permettono di criticare l’Amministrazione comunale, puoi scordarti di avere gratis il Teatrino. Pagherai 170 o 180 euro anche se lo chiedessi per discutere di Hegel. Perché? Forse questa è una domanda che Carini deve porsi. Ma questo l’abbiamo già detto allora. La presentazione è stata pubblicizzata attraverso la distribuzione di una bel cartoncino, o meglio una cartolina, spedibile per posta. Dalla cartolina risulta che la presentazione è organizzata dalla Città di Chivasso e dalla Biblioteca Civica J. Suigo, e leggiamo che «Il Sindaco Matola e il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Alessandro Germani sono lieti di invitarLa alla presentazione…». Anche una così bella cartolina puoi scordartela se fai parte dei cattivi. Non perché sei di sinistra, ma perché fai opposizione. E magari perché ti poni delle domande: quanto è costata la cartolina/invito? Quante ne sono state stampate? Quante distribuite e quante buttate? La spesa risulta chiaramente da qualche determina? O è finita semioccultata in mezzo ad altre spese? Perché così funziona l’Amministrazione di Chivasso. E ancora: qualcuno stampa quelle cartoline. Non so chi, perché non è indicato. Ma forse esiste qualche tipografo da qualche parte che sa che avrà del lavoro finché Germani sarà assessore alla cultura e finché il debole Matola gli lascerà fare tutto quello che vuole. Insomma, noi dobbiamo leggerci il libro di Carini, e dobbiamo farlo senza pregiudizi. E magari – sarebbe sicuramente interessante – trovarci a discuterne con l’autore. Sarebbe una bella iniziativa culturale, una occasione per riflettere sul fascismo in un momento in cui qualcuno intravede segnali del suo ritorno, in versione aggiornata. Ma Carini forse deve farsi qualche domanda su tutti i dettagli di bassa cucina politica e amministrativa a cui ho accennato in questo post scriptum. Detto questo, tanti e sinceri auguri di successo per il suo libro. E’ sicuramente importante, come dice Carini, capire perché un signore con 32 anni e tre figli, docente universitario e giornalista, sia andato a morire volontario in Albania.
Anch’io avevo una curiosità simile. Mi sono laureato con una tesi su Piero Gobetti. Volevo capire perché un brillante studioso e giornalista, con una moglie e un figlio di un mese, sia morto a 25 anni ammazzato di botte dai fascisti.
piero meaglia
11 commenti:
Buonasera,
mi chiamo Tomas Carini, sono nato e vivo a Chivasso, sono l’autore del libro intitolato “Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista 1930-1943”. Questo libro è stato pubblicato a fine maggio dalla casa editrice Mursia con la prefazione di Marcello Veneziani e presentato al Teatrino il 10 giugno 2009 con il patrocinio del Comune di Chivasso.
Scrivo perché sono convinto che sia necessario chiarire la mia posizione in seguito a quanto scritto su questo blog. Innanzitutto non svolgo nessun tipo di attività politica. Inoltre, faccio dell’indipendenza intellettuale e dell’imparzialità una bandiera. Scrivo e dico quello che mi pare con coscienza e spirito critico: invito cortesemente a mettermi alla prova leggendo il libro o partecipando alle presentazioni che si svolgeranno a partire da settembre in alcune città.
Per quanto riguarda la presentazione di Chivasso, la quale pare aver suscitato qualche polemica, a mio giudizio il problema di fondo è che dopo quasi 65 anni dalla sua caduta, il fascismo e la sua cultura (nel blog questo termine è scritto tra virgolette) continuano ad essere in Italia temi molto difficili da trattare proprio perché, nonostante tutto, da questo punto di vista continuano a sopravvivere antiche faziosità, da una parte e dall’altra. Il risultato è che la verità, a differenza del suo significato etimologico, continua a rimanere ben nascosta.
Ricevo quasi giornalmente consensi da destra e da sinistra ma, soprattutto, dalle persone che amano la storia, la filosofia e lo studio non strumentale o fazioso, proprio perché il mio punto di partenza è costituito dalle fonti dell’epoca. Talvolta mi capita di essere deliberatamente boicottato anche da presunti “amici”, come infatti è successo anche a Chivasso nonostante la pubblicità attraverso i media, compresa la radio. L’evento del 10 giugno è stato comunque un successo anche perché si è riusciti a richiamare partecipanti di opposte convinzioni politiche, come sa chi c’era. Mi pare di poter affermare con una certa sicurezza che il motivo del boicottaggio sia tendenzialmente sempre lo stesso. Ripercorro le tappe della classica situazione che mi si presenta: siccome mi occupo del fascismo, mi viene inizialmente chiesto se sono favorevole o contrario. Rispondo affermando che nella mia ottica di studioso non ha senso nemmeno porre le domanda. A quel punto, a prescindere dal credo politico dell’interlocutore, sono etichettato come fascista e il mio studio viene interpretato come una difesa del fascismo. Da quel momento si sviluppa il paradosso: chi simpatizza per il fascismo compra il libro e mi guarda con un certo senso di complicità, ovviamente immotivato. Al contrario, chi non nutre altrettanta simpatia rimane sulle prime un po’ interdetto e poi inizia a lanciarmi occhiate truci come se gli avessero buttato tra le mani un nido di serpenti a sonagli. Pochi illuminati si sottraggono a questo schema che ormai comincia sensibilmente ad annoiarmi.
Il bilancio tragicomico, o semplicemente triste che ne traggo, è che in Italia non siamo ancora riusciti a fare i conti con il nostro passato che non passa, per riprendere il titolo di un saggio di qualche anno fa.
Al contrario, con il mio libro ho voluto ricostruire (cioè non demonizzare ma nemmeno esaltare) un’epoca, un clima, un’idea, con lo spirito distaccato e critico dello storico delle idee. Concluso quest’anno ma iniziato nel 1997, è lo studio di un aspetto trascurato dell’ideologia fascista e delle sue origini nebulose a partire da certa filosofia dell’800 e del ‘900.
Di chi stiamo parlando? Il direttore della Scuola di Mistica fascista, Niccolò Giani, triestino del 1909, morto volontario in Albania nel 1941 a 32 anni, con tre figli, medaglia d’oro al valore militare, docente universitario a Pavia, direttore del quotidiano di Varese, è stato dimenticato perché fascista. Ma dire fascista non basta perché aveva inventato con Arnaldo Mussolini la definizione di “mistica fascista”, cioè la trasformazione dell’ideologia fascista in vera e propria religione civile, in cui “credere, obbedire, combattere”. Vale la pena ascoltare la sua voce? Vale la pena studiare il fascismo o qualsiasi altro periodo storico per capire prima di giudicare, per comprendere quali fossero i motivi che spingevano alcuni giovani nati e cresciuti sotto il fascismo ad aderire ad una dittatura che nasce dalla guerra, invita alla guerra e muore con essa? Perché aprioristicamente, cioè senza leggere il libro o senza assistere alla presentazione, devo essere considerato un fascista?
Questo mi sembra anche l’atteggiamento di chi ha scritto qualche parola su questo blog. Percepisco (ma può darsi che mi sbagli) un tono semplicemente sgarbato e liquidatorio rivelante una critica non documentata, ottusa, sommaria, distruttiva e strisciante. Questo a prescindere dalla persona che ha scritto, che preservo e che mi pare di non conoscere nonostante le sue dichiarazioni. Proseguo con risentimento perché ho trovato intollerabile la finta dimenticanza del nome di Carlo Fontana, noto professore presso il Liceo Classico-Scientifico Newton di Chivasso, un professionista da anni stimato in città, una persona rispettabile che per quello che conosco difendo umanamente a spada tratta, rea, probabilmente, di aver serenamente accettato il mio invito a svolgere il ruolo di moderatore. Non se lo merita.
Chiudo con un piccolo diversivo. Recentemente ho sentito un’espressione molto ironica che prende in giro quel modo tipicamente anglosassone di vedere il mondo e che si chiama politically correct. Ebbene, per indicare i meridionali, i “terroni” (categoria alla quale appartengo) qualcuno ha umoristicamente fatto la proposta di usare l’espressione di “diversamente settentrionale”. A suo modo la trovo geniale e mi chiedo quanto tempo ancora debba trascorrere prima che con altrettanto umorismo ci si possa finalmente prendere gioco di chi simpatizza per il o di chi è contrario al fascismo. Parafrasando proporrei le espressioni di “diversamente fascista” per indicare gli antifascisti e “diversamente antifascista” per i fascisti. Che ne dite?
Democraticamente, sono disponibile al confronto dialettico.
Tomas Carini
23/06/09 21.55
Tengo familia ha detto...
Questa amministrazione ha già molte volte dimostrato di avere simpatie revisioniste e mi pare che la serata con lo storico Carini si inquadri in questa direzione.
Il revisionismo è il cancro peggiore della cultura italiana di questa nostra terribile e vergognosa epoca.
Sarebbe molto bello il dibattito se l'amministrazione comunale facesse in modo di favorire il dibattito culturale, ma mi pare che la censura della cultura di sinistra sia piuttosto forte.
I fascisti sono stati e sono delinquenti, e quindi mi pare un po' complesso essere "diversamente fascisti".
quindi io quando si cerca di sdoganare il fascismo preferisco starmene a casa a leggere Gobetti, Gramsci, Calamandrei, Martinetti...
Sig. Carini grazie per i chiarimenti, chiedo scusa se non mi firmo, ma ho avuto spesso esperienze non piacevoli dovute al mio antifascismo e sa "tengo familia"
24/06/09 15.35
Risposta di Carini
Buongiorno “Tengo familia”,
mi fa piacere incontrare un altro genitore.
Ancora una volta rispondo per me stesso e ancora una volta prendo atto dell’esistenza dell’ennesimo noioso anonimo che, non avendo il coraggio di presentarsi, evidentemente non crede molto in quello che dice. Pensandoci bene, non ha tutti i torti nell’essere così incerto riguardo alle proprie convinzioni proprio perché non c’era alla presentazione e quindi non sa di cosa parla. Lo sfido a leggere il libro, almeno sarò contento di essere criticato da qualcuno che abbia degli argomenti.
Riguardo al revisionismo (tema al quale non si è minimamente fatto cenno durante la serata) non entro nel merito ma riporto le parole di un celeberrimo storico, certamente non di destra, Luciano Canfora: “Non esistono, nel campo della ricerca storica, episodi affidati una volta per sempre a una consolante univoca, e coralmente accolta, valutazione «definitiva». La storiografia divide e la costante revisione è sua arma” (L. Canfora, Giulio Cesare, RCS Quotidiani, Milano, 2005, p. 99).
Se vale questa posizione che mi sembra interessante da discutere, la storiografia è revisionista per definizione. Mi sembra invece che il nostro anonimo sia chiuso, come ho già detto l’altra volta, in un “passato che non passa”, blindato in casa a leggere libri che gli hanno procurato “spesso esperienze non piacevoli”. Ecché sarà mai? Forse quelle letture gli fanno male o, forse, dovrebbe semplicemente leggerle meglio imparando da chi per difendere le proprie idee è stato in carcere, ha subito il confino, torture, etc. Comodo stare sul divano con i piedi allungati sul tavolino del salotto a riempirsi la bocca con espressioni riproposte in modo dogmatico quali “revisionismo”, “sdoganare”.
Alza le chiappe e fatti vedere!
E poi, è possibile che tutti i fascisti siano stati (siano?) “delinquenti”? Ma ci dormi anche con il paraocchi?
Sarei contento di conoscerti: il dibattito si fa quando ci sono degli interlocutori ma se questi non si presentano accampando malattie inesistenti allora la parola è lasciata a chi c’è: l’amministrazione comunale di Chivasso ha semplicemente dato una possibilità ad un chivassese che si impegna a fare qualcosa (visto che molti altri stanno sepolti nelle mollezze dell’autoreferenzialità) nei limiti delle sue modeste capacità cerebrali e del poco tempo a disposizione.
tomaskarini@libero.it
05/07/09 17.05
Provocazione mattutina..
In sintesi il vissuto "italiano" lo dipingerei così: "Il fascista è altro da me. Il comunista è altro da me. Il nero è orrore, il rosso è orrore. Non so bene il perchè ma "quella dittatura" mi fa male. Tuttavia non ho nessuna voglia di sbattermi per capire il passato utile a costruire il mio futuro. Sono contro e basta". Che strano..ma chi glielo dirà che il nero ed il rosso fanno parte della stessa tavolozza?
l'ex verde fabrizio
Eh no, caro Fabrizio, non ci sto più quando scrivi: «il nero ed il rosso fanno parte della stessa tavolozza». E rimproveri gli altri di non volersi sbattere per capire. Non c’è un po’ di presunzione in queste parole? Una presunzione che non ti si addice.
Il rosso e il nero sono proprio uguali? Secondo uno che non era comunista e che si è sbattuto per provare a capire, e senza nemmeno pretendere di avere capito tutto, voglio dire il vecchio Bobbio ricordato qualche mese fa a Chivasso, il comunismo è stato almeno tre cose distinte: 1) una teoria o ideologia, come vuoi; 2) un grande movimento politico; 3) un regime, cioè il «socialismo reale». Possiamo anche dire che, come regime politico, il comunismo sia finito come il fascismo e il nazismo: da una parte i gulag, dall’altra i lager. Ma come movimento politico? E’ stato un grande movimento popolare di dimensioni mondiali, che aveva come obiettivo la liberazione dei deboli, degli svantaggiati, degli sfruttati, degli esclusi. Non me la sento di metterlo sullo stesso piano delle camicie nere, dello squadrismo agrario, dei manganellatori, dei fucilatori di partigiani. Senza contare che l’esigenza di liberazione da cui il comunismo come movimento è nato permane anche dopo il fallimento del comunismo come regime politico. Ti cito ancora il Bobbio del 1989, l’anno della caduta del muro: «In un mondo di spaventose ingiustizie, com’è ancora quello in cui sono condannati a vivere i poveri, i derelitti, gli schiacciati da irraggiungibili e apparentemente immodificabili grandi potentati economici, da cui dipendono quasi sempre i poteri politici, anche quelli formalmente democratici, il pensare che la speranza della rivoluzione sia spenta, e sia finita soltanto perché l’utopia comunista è fallita, significa chiudersi gli occhi per non vedere» (L’utopia capovolta, «La Stampa», 9 giugno 1989).
piero meaglia
Mi chiamo Simone Capula, sono nato a Chivasso ci vivo e cerco di lavorarci, mi interesso di teatro e forse di cultura. Mi ha colpito molto nella risposta che Tomas (lo chiamo con il nome di battesimo, penso sia lo stesso Tomas che conobbi tempo fa quando io stavo creando uno spettacolo su Ada e Piero Gobetti e per finanziarmi quel lavoro, ho fatto anche uno spettacolo in una discoteca dove Tomas organizzave serate "alternative"), dà "a tengo famiglia" dove dice che l'amministrazione "ha dato una possibilità a un chivassese che fa qualcosa...". Io da anni cerco di fare qualcosa, ma in quasi 20 anni di onesta attività tanti riconoscimenti in giro per l'Italia da teatri, università, associazione, ma da Chivasso ben poco, la sede che abbiamo al Campus (ma direi che non è un riconoscimento) e 5.000.000 di vecchie lire dall'amministrazione Lacelli (assessore Bonardo Sic!).
Ho un po' di paura che sia perchè io non sono mai stato molto organico con le amministrazioni che si sono avvicendate, fatico pure ad avere colloqui con i vari assessori.
In questo periodo di crisi poi, il rischio di chiusura per la nostra associazione è sempre più vicino, sapete noi campiamo del nostro lavoro, e non come molti a Chiovasso e d'intorni che sono molto finanziati, ma hanno altri lavori chi insegna, chi fa il chimico, chi studia, chi fa il funzionario in enti pubblici ecc.. e i professionisti doive sono finiti? Forse devono tornare a fare le serate in discoteca? o forse è meglio che si mettano in disparte così il pensiero unico (così è anche contento Fabrizio Ex tutto pare)la farà da padrona?
So che può sembrare uno sfogo, ma credetemi non è così è semplicemente una grande delusione da chi si accontenta di guadagnare 1000 euro al mese per poter promuovere cultura (da più di 20 anni), e sentirsi dire che è ora di alzare il culo e darsi da fare non è bello e non fa piacere.
Una proposta a chi sta a cuore la cultura, di qualsiasi coloritura politica sia, lanciamo una campagna di boicottamento dei GRANDI EVENTI CULTURALI (basta alla cultura spettacolo!).
I grandi eventi culturali spesso "donati" gratuitamente, tolgono i pochi finanziamenti e quindi ossigeno, alla cultura vera.
Pensiamoci!
Io e i miei colleghi siamo a disposizione, la nostra sede è presso il Campus delle Associazioni.
Grazie.
Simone Capula-Antifascista
Non voglio mettermi a stilare la classifica del meno peggio. Registro solamente che i totalitarismi e le dittature sono una disgrazia per l'umanità, da qualsiasi parte la si voglia vedere. Per questo sono grato a quella parte di partigiani e pure agli americani se il nostro paese con mille contraddizioni ha imboccato la strada della democrazia e non quella del blocco sovietico. La teoria marxista è indubbiamente affascinante ma ha fallito in tutti i tentativi di applicazione sulle persone reali, perché? Sul fascismo non c'è molto da dire, è stata una disgrazia umana vissuta concretamente sulla pelle della maggioranza degli Italiani.
Viva i partigiani che hanno capito il rischio che potevamo correre nel '45, cioè dopo 20 anni di dittatura fascista la prospettiva di una dittatura comunista. Pensaci bene quando dico della tavolozza, e pensa alla guerra civile che il nostro paese ha vissuto. Quasi tutti noi abbiamo esempi concreti in famiglia di parenti se non addirittura di fratelli su versanti opposti che si sparavano e si uccidevano. Il vero nemico sta nella prevaricazione, nella violenza, nella presunzione di infallibilità delle proprie idee. Il Bobbio che tu nomini ha fatto una bandiera sul senso del "dubbio". La tavolozza per me è anche un pò questo.
Grazie per la chiacchierata.
Il dubbioso fabrizio
Grazie Blog: con la B Maiuscola: speriamo che queste discussioni si possano continuare a fare, e che il famigerato D D L - ALFANO sia ritirato!
August'O.
Buonasera,
spno ancora Tomas Carini. Ringrazio Piero Meaglia per aver ripreso la discussione.
Farei però due osservazioni: 1) non ho ancora letto un solo commento sul mio libro. 2) Sono lecite le domande circa il modo con cui il Comune di Chivasso spende i soldi pubblici ma al momento non ho una sufficiente conoscenza per commentarle e prendere posizione.
Attendo novità.
Per quanto riguarda Simone Capula, lo ringrazio per essere intervenuto nella discussione e per avermi dato il suo sostegno nel 1998 quando insieme abbiamo organizzato al Due di Cigliano lo spettacolo al quale fa riferimento. Ci siamo divertiti, così come sono mi divertito a scrivere il libro su Giani. Comprendo il suo sfogo, ma il mio bersaglio non era lui (che ancora non si era manifestato), quanto piuttosto “Tengo famiglia” che dal suo divano lanciava proclami retorici un attimo prima di sprofondarvi. Rinnovo l’invito all’incontro. Simone non essere deluso perché fai bene a impegnarti: so per esperienza, e lo sai anche tu, che il lavoro ben fatto, la coscienza di essere nel giusto e la ferma fede nel progetto che si è creato sono alcuni elementi fondamentali che spesso portano al successo.
Grazie.
Invece, per quanto riguarda Bobbio, ritengo che sia stato un po’ sopravvalutato e che goda di eccessiva stima: andrei infatti a rivedermi certe discutibili interpretazioni del clima primonovecentesco italiano precedente alla Prima Guerra mondiale senza dimenticare che lui pacifista è stato tra i sostenitori dell’intervento nella ex Yugolavia riprendendo nientemeno che l’espressione “guerra giusta” di Sant’Agostino. Molto divertente il libro “I chierici alla guerra” del docente universitario di Torino D’Orsi, pacifista, che ritiene meno ipocrita – sono le sue parole - il bellicista Papini rispetto a Bobbio stesso. Per approfondimenti rimando ancora una volta al mio libro per il quale dico, una volta per tutte, che si trova gratis in biblioteca.
C’è da divertirsi ma ancora una volta invito alla discussione.
Tomas Carini
tomaskarini@libero.it
Caro Tomas, leggerò presto il tuo libro, purtroppo in questi giorni sono nel pieno delle prove del nuovo spettacolo, una riflessione sull'origine delle Brigate Rosse. Se hai tempo e voglia mi farebbe molto piacere che tu e magari anche altri veniste a vedere di che si tratta e magari discuterne un po' insieme. Chiaramente non potevo essere io il bersaglio, ma io in questi giorni mi sento in dovere di far copnoscere a chi non lo sa di come le realtà culturali non allineate stia rischiando di morire in mezzo alle clientele e all'indifferenza sia delle istituzioni che delle persone comuni sempre più omologate su il modello televisivo. L'omologazione è una gran brutta gatta da pelare e molto pericolosa. Il problema è che le istituzioni amano molto l'omologazione, che vuol poi dire il non pensare e il non pensare vuol dire consenso.
Spero a presto per una discussione costruttiva e anche divertente, è giunrto il momento di riscoprire il divertimente intelligemte e non solo ridanciano e cabarettistico sponsorizzato molto dai nostri amministratori sia di destra che di sinistra.
Buone cose
Smone Capula
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