A proposito di crisi della sinistra segnaliamo questo articolo: INOLTRE: è uscito il numero 40 della Rivista on-line "NUVOLE". Lo trovi all´indirizzo: http://www.nuvole.it/
Alcuni titoli:
Il voto, l´Europa, la crisi di Lia Fubini.
Chi semina vento raccoglie tempesta... di Alfio Mastropalo
Democrazia e populismo di Valentina Pazè
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TORINO - INCONTRI VERDI DEL VENERDI’
Venerdì 17 luglio ore 17-19,30
Parco Tesoriera Corso Francia 186 (dall’ingresso: uffici sulla sinistra)
(convocatori della settimana: Renato Bauducco, Elio Canavesio, Ferdinando Cartella, Giorgio Gardiol, Massimo Marino)
1)punto 6 del manifesto ( fase di transizione verso un nuovo soggetto politico ecologista: come, dove, con chi …)
3) programmazione di incontri con gruppi esistenti sulla proposta di estensione della Rete degli Ecologisti
(previsti ancora 1 incontro prevacanze il 24 luglio )
3 commenti:
Ho letto l’interessante articolo di Alberto Burgio segnalato dal blog (Unire le forze, ma per fare che cosa?, «il manifesto», 12 luglio 09). L’autore parte dall’appello all’unità della sinistra che si sta diffondendo prepotentemente. Ma critica l’opinione secondo cui l’unità della sinistra, che la base chiede, non si riesca a realizzare a causa dell’egoismo dei dirigenti cattivi (nomenklatura e burocrati di partito) legati alle loro sedie. Spiegazione troppo semplice, dice Burgio. In realtà, l’unità non si riesce a fare perché ormai esistono veramente profonde divisioni teoriche e di cultura politica. La divisione riguarda «il nodo del comunismo e della sua attualità, da alcuni affermata, da altri recisamente negata». Ammettiamo che sia cosi. Ammetto e non concedo perché penso che vi siano ormai altre culture politiche, come quelle che nascono dal mondo ambientalista e che hanno ormai i loro teorici, con cui chi si dichiara comunista dovrebbero confrontarsi più seriamente, magari per confutarle e dichiarale sbagliate, oppure per accoglierle e magari giungere ad una integrazione o composizione rosso-verde.
Ma ammettiamo, con Burgio, che la divisione centrale sia tra chi ritiene attuale la prospettiva comunista e chi no. Ma allora gli chiedo: che cosa intende per comunismo? Per Burgio – se ho capito bene - chi crede nell’attualità del comunismo muove «dalla critica al modo di produzione, considerando inderogabili, oggi come ieri, le domande poste dalle lotte degli anni ’60 e ’70 sul come e che cosa produrre; ritiene irrinunciabile l’autonomia del lavoro (il controllo del lavoro su se stesso), per cui respinge la riscrittura neocorporativa della contrattazione, concertazione compresa; considera non negoziabile la tutela del reddito, dalla scala mobile alla generalizzazione del salario sociale; infine, pone in cima all’agenda politica lo smantellamento della legislazione nazionale ed europea che scarica sul lavoro le rigidità del capitale in termini di precarietà, sotto-occupazione, bassi salari e attacco al welfare». Ma tutto questo è comunismo. Non sono un esperto, mentre Burgio lo è potrebbe smentirmi, ma mi pare che il comunismo, nell’accezione marxiana prevalente, sia sempre stato concepito come la società in cui è stata abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione e il controllo di tali mezzi è stato assunto dallo stato, almeno fino all’estinzione dello stato medesimo. Insomma, instaurare il comunismo significa abbattere il capitalismo. Altrimenti di che cosa stiamo parlando? Mi rendo conto che oggi queste parole sembrano arrivare da un altro mondo: ma se si vuole parlare dell’attualità del comunismo bisogna accettare questa prospettiva, a meno che l’autore proponga un’altra definizione di comunismo. A me pare invece che i punti elencati dall’autore e che ho riportato tra virgolette rientrino in una prospettiva classicamente socialdemocratica, magari radicale, che non si propone l’abbattimento del capitalismo ma la sua correzione a favore dei lavoratori. La socialdemocrazia classica ovviamente, non gli attuali partiti socialisti europei, che forse sono ulteriormente arretrati rispetto a quelle posizioni.
Burgio scrive ancora: «In una battuta, chi si dichiara ancora comunista pensa che si può muovere nella direzione giusta solo gettando tutta la propria forza nel conflitto di lavoro e riassumendo – per dirla con Luciano Gallino – la prospettiva di classe abbandonata da gran parte della sinistra italiana ed europea in questi ultimi vent’anni». Però anche la socialdemocrazia classica assumeva la «prospettiva di classe», ma per migliorare la condizione della classe operaia all’interno del capitalismo, non per abbatterlo. Mentre i comunisti il capitalismo volevano distruggerlo. Burgio cita Gallino, ma la citazione non è pertinente, perché il sociologo torinese non è affatto un comunista. Nel libro Con i soldi degli altri (Einaudi 2009) Gallino compie una acuta e profonda, stavo per dire marxista, analisi del capitalismo contemporaneo, protagonista della crisi attuale. Ma Gallino, alla fine del libro, propone delle riforme del capitalismo, non la rivoluzione comunista. A Chivasso ha citato, come esempio da cui apprendere, il New Deal di Franklin Delano Roosevelt, e anche la democrazia cristiana riformista del dopoguerra. Dov’è il comunismo?
In conclusione, a me pare che anche Burgio non vada abbastanza a fondo nell’analisi. Se vuole affermare che il comunismo è attuale, allora deve dire che cosa intende per comunismo. Ciò che si è sempre inteso per comunismo? Oppure qualcos’altro che assomiglia ad una socialdemocrazia radicale? Personalmente, non ho la minima idea di che cosa si dovrebbe fare oggi e di chi abbia ragione: i comunisti o i non più comunisti? Dico solo che se si vuole affermare l’«attualità del comunismo» bisogna andare fino in fondo, e non fermarsi ad un elenco di obiettivi di riforma.
Del resto, penso che anche i teorici dell’ambientalismo – le cui analisi mi sembrano illuminanti - sfuggano al problema della proprietà o controllo dei mezzi di produzione. Dicono quali cose si dovrebbero fare per salvare il mondo dalla catastrofe ambientale, ma non indicano – mi sembra – chi debba farle: uno stato che controlla i mezzi di produzione e li indirizza verso la produzione di beni compatibile con la salvezza del pianeta, o uno stato che governa una economica mista, oppure qualcun altro ancora? Ed è questa indeterminatezza che rende debole la loro prospettiva, così come incompleta mi sembra quella di Burgio.
Carlcauschi
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