CHIVASSO - Venerdì 3 luglio è scaduto il termine per la presentazione in Comune delle «osservazioni» al progetto edilizio di cui l’Amministrazione comunale intende fare dono alla cittadinanza tutta: 56.000 metri cubi di edifici per 550 abitanti, una fila di «torri» di sette piani che dai loro 21 metri di altezza incomberanno sugli antichi alberi del Parco Mauriziano. Il famoso «polmone verde» per «tutte le fasce della popolazione» - comperato nel 2004 dal Comune con i soldi di tutti – diventerà nei fatti il «giardino condominiale» delle nuove abitazioni. La nuova strada e la grande rotonda all’ingresso del Parco renderanno più difficile l’accesso agli «estranei», garantendo ai residenti la giusta riservatezza dei luoghi «esclusivi».
Le associazioni ambientaliste hanno presentato 40 pagine di osservazioni, critiche, proposte. Altri cittadini probabilmente hanno presentato le loro. L’Amministrazione è tenuta a «controdedurre», cioè a rispondervi in consiglio comunale. Per il sindaco Matola e per l’assessore all’urbanistica Marino si tratta ora di liberarsi rapidamente delle osservazioni. La soluzione ideale sarebbe di convocare un consiglio comunale alla fine di luglio, in piena estate: una mezz’oretta per rispondere che le osservazioni sono tutte carta straccia, da buttare negli scatoloni gialli di Seta, e in autunno le ruspe possono cominciare il lavoro.
Fare in fretta, e soprattutto fare di nascosto, sono stati i due principi a cui pare ispirarsi l’Amministrazione. Il Piano Particolareggiato Esecutivo in variante «del Mauriziano» - approvato dal consiglio il 27 aprile - è costituito da una montagna di documenti: delibere, relazioni del Comune, risposte della Regione e della Provincia, integrazioni del Comune, planimetrie, tabelle. La sola delibera consigliare di adozione del «PPE in variante» è accompagnata da 5 «elaborati» per la variante e 15 per il PPE, fitti di dati tecnici e di riferimenti alla legislazione regionale e nazionale. Anche un professionista avrebbe avuto bisogno di tempo per esaminare tutto dettagliatamente. Invece, il progetto è stato messo a disposizione dei sei consiglieri di minoranza appena sei giorni prima del consiglio comunale del 27 aprile. In sei giorni avrebbero dovuto studiarsi tutto, chiedere l’aiuto di esperti, elaborare critiche e proposte. Sei giorni: forse Matola a Marino pensano che avrebbero dovuto prendersi una settimana di ferie per studiare bene il progetto?
Eppure il progetto era noto agli addetti ai lavori da quasi un anno. Era già pronto il 30 settembre 2008, quando fu illustrato nella prima conferenza dei servizi. Vi parteciparono rappresentanti del Comune di Chivasso e della Regione Piemonte. Benché invitati, mancavano la Provincia, l’Arpa e il Corpo forestale dello Stato. Ma c’erano – guarda caso - la proprietà e i progettisti: «Si prende atto che sono presenti la proprietà proponente ed i progettisti da essa incaricati» (dal verbale della riunione). Ma nulla è stato comunicato ufficialmente né ai consiglieri di minoranza né ai cittadini, quelli che costituiscono «tutte le fasce della popolazione» per i quali era stato acquistato il «polmone verde» del Parco Mauriziano. Eppure esiste un sito internet del Comune: ai cittadini costa, ma a che serve? Eppure esiste un bollettino dell’Amministrazione che arriva ogni mese nelle nostre case: a che serve? Comunque, ai consiglieri di minoranza sono stati concessi soli sei giorni per formarsi un giudizio e decidere come votare nel consiglio comunale del 27 aprile. E ai cittadini sono stati lasciati trenta giorni per prendere visione del progetto e altri trenta – dal 4 giugno all’inesistente «sabato» 3 luglio - per presentare le loro osservazioni. Trenta giorni sono un nulla anche solo per esaminare con attenzione tutte quelle carte. E fin qui si tratta di «informazione tardiva». Ma l’informazione è anche incompleta: ai consiglieri e ai cittadini non è stato nemmeno comunicato se la variante approvata contestualmente al PPE è «parziale» o «strutturale», né è stata messa a loro conoscenza una relazione idrogeologica, che non si sa nemmeno se esista. Moltissima «trasparenza», come si vede. Anzi, 56.000 metri cubi e sette piani di trasparenza.
Piero Meaglia.
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