CASALBORGONE - La vittoria di misura (14 voti di scarto) del candidato Amos Giardino alle comunali di Casalborgone merita un minimo di analisi. Ma prima vorrei formulare un auspicio: dato che ha vinto di misura, sarebbe opportuno che il nuovo sindaco amministrasse con misura, ricordando in ogni sua decisione che gli elettori hanno sostanzialmente distribuito in parti quasi uguali i loro suffragi tra le due liste concorrenti. Vedremo.
Ma vengo subito all’analisi di questo risultato che, come possono testimoniare familiari ed amici, avevo previsto, grosso modo anche nelle proporzioni numeriche. Assumerò il punto di vista degli sconfitti, che poi è anche il mio, visto che ho votato per il candidato Cavallero. Un buon metodo rimane sempre quello classico di distinguere tra le cause remote e le cause prossime dei cambiamenti politici. A mio giudizio, due sono le cause remote più significative. La prima è il clima politico nazionale, da almeno un anno chiaramente orientato a destra. Chi, pur presentandosi alla guida di una lista civica, appare in sintonia con questo corso politico, gode per questo solo fatto di un indubbio vantaggio. E su questo gli sconfitti non hanno nulla da rimproverarsi. La seconda causa remota consiste nel fatto che l’amministrazione uscente ha operato con poco slancio, come se desse per scontata la sua riconferma per mancanza di effettive alternative, dopo anni di larghi successi. Probabilmente ha perso il polso di un paese che stava e sta cambiando, preferendo rinviare piuttosto che affrontare annose questioni che sono divenute buone carte da giocare in mano ad un avversario questa volta agguerrito. E a questo proposito un po’ di riflessione autocritica sarebbe salutare.
Passo ora, brevemente, alle cause prossime della sconfitta che è, purtroppo, innanzitutto la sconfitta casalinga di Gianna Pentenero. Anche qui due sono le ragioni a mio avviso più evidenti. La prima consiste nell’aver sottovalutato il salto di qualità introdotto dalla lista di Giardino nella campagna elettorale, che prima a Casalborgone assomigliava a quella per l’elezione del capoclasse nella scuola elementare di un tempo. Ora, invece, il vincitore ha fatto, nel suo piccolo, una vera e propria campagna, passatemi il termine riassuntivo, in puro stile berlusconiano. Ha dato l’impressione di forza e capacità organizzativa. Questo richiedeva dall’altra parte uno sforzo “comunicativo” assai maggiore, pur nella diversità dello stile e scontando l’handicap di risorse sicuramente più limitate. La seconda causa prossima della sconfitta sta nell’aver rinunciato, da parte della lista Cavallero, a ribattere colpo su colpo alle dure, e spesso pretestuose, critiche che la lista vincitrice proponeva in ogni occasione all’amministrazione uscente. Occorreva non solo replicare ma anche sottolineare difetti e debolezze degli avversari, senza per questo scadere nella calunnia o nel pettegolezzo. E’ fisiologico, ed è nello spirito della competizione democratica, che dal confronto serrato tra i competitori gli elettori possano formarsi un giudizio più completo e scegliere più consapevolmente tra i programmi e tra i profili dei candidati. Oggi basta fare un giro su internet per raccogliere elementi di valutazione utili a conoscere meglio chi aspira ad un ruolo pubblico. Insomma, gli argomenti per replicare e fare domande scomode non sarebbero mancati, ad iniziare dalla scarsa o nulla esperienza amministrativa dei componenti della lista Giardino, ma si è deciso di essere così “cavallereschi” da non farvi davvero ricorso. Certo, replicando a viso aperto non si è sicuri di vincere, ma almeno si può dire di essersi battuti bene. Solo assumendo questa prospettiva sarà possibile fare un’opposizione senza pregiudizi ma attenta e, se del caso, intransigente.
Ermanno Vitale.
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