Quelle scorie nucleari vicine ai pozzi dell'Acquedotto del Monferrato...

Dal 2007 ad oggi, almeno ufficialmente, ben 19 lavoratori risultano contaminati. Si tratta di tecnici ed operai della Sogin. La stessa azienda ha ammesso gli incidenti interni. “trifGli operai contaminati sono entrati nel locale della piscina dove è conservato il combustibile irraggiato, per costruire le sovrastrutture che consentono di estrarre 52 barre di combustibile irraggiato e 220 cilindri chiamati trifogli, i primi materiali ad essere estratti aveva denunciato, nel 2007, il consigliere regionale, Pier Giorgio Comella. Gli operatori avevano inalato massicce dosi di radiazioni mentre effettuavano alcuni controlli. Chi lavora senza protezioni è informato dei rischi che corre? Evidentemente le procedure di smantellamento non sono idonee e andrebbero modificate. Ma quanti sono complessivamente gli addetti ai lavori contaminati ? A conti fatti, 19, ma potrebbero essere molti di più, prendendo in considerazione gli altri 13 colleghi esposti alle radiazioni nel centro Casaccia di Roma.
Non è la prima volta che a rimetterci la salute sono gli operai. Già nel 2000 -come ha accertato la Procura della Repubblica di Vercelli- subito dopo l’alluvione che lambì il centro, durante la sostituzione di alcuni filtri, il responsabile dell’operazione, il capo servizio impianto, per accelerare i tempi lasciò intervenire uomini vestiti da manovali di un cantiere edile: niente tute o guanti, mascherine o protezioni facciali per le operazioni più delicate. Uno degli addetti, risultò contaminato da cesio 131. Pochi mesi più tardi, nella primavera del 2001, iniziarono i lavori di smantellamento delle celle con dentro il combustibile irraggiato. Altri tre addetti si contaminarono con il plutonio, anche se lo scoprirono casualmente solo alcuni mesi dopo. Ancora più inquietante la vicenda di A.A.: nel 1998 sostiene gli esami per il rinnovo della patente di supervisore impianto, un carico di responsabilità legato alla sicurezza. Qualcosa non va, ma la licenza gli viene confermata dall’Anpa (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici, che dal 2008 è accorpata all’ISPRA -Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dall’ispettorato del lavoro di Vercelli. I successivi approfondimenti clinici confermano un terribile sospetto: tumore all’intestino collegato alle radiazioni. Nel 2003 la Procura della Repubblica di Vercelli ha aperto un fascicolo contro ignoti. L’ipotesi di reato sarebbe la «violazione della disciplina antinfortunistica».
Ma non è tutto: a farne le spese potrebbero gli ignari cittadini. Si sono verificate perdite d’acqua contaminata dalla piscina del reattore: 3 mila tonnellate d’acqua distillata che contengono materiale nucleare, ovvero combustibile irraggiato. Alla Sogin dicono che «è tutto sotto controllo», eppure è stata riscontrata una lesione nella parete interna della piscina. “Il pericolo è che l’acqua contaminata possa scorrere nelle falde acquifere” denuncia Comella. Riserve idriche sotterranee posizionate a monte del più grande acquedotto regionale, quello di Monferrato, i cui pozzi sono ad appena un chilometro dal reattore nucleare Avogrado. “La situazione è di estrema gravità: gli abitanti di 102 Comuni bevono quell’acqua” prosegue Comella. L’acqua irraggiata è filtrata nel sottosuolo.
Le ultime indagini dell’Arpa Piemonte hanno accertato perdite nell’intercapedine della struttura, rilevando la presenza di stronzio a 7 metri di profondità, con valori dieci volte superiori alla norma. Ad un chilometro e mezzo dall’impianto nucleare le falde idriche risultano contaminate. E’ dal 1999 che la Sogin gestisce gli impianti nucleari in Italia, “mentre dal 2003 viviamo nell’emergenza nucleare varata da Berlusconi e gestita inizialmente da un commissario straordinario”, l’ex generale Carlo Jean, Presidente della stessa Sogin dal 2002. Secondo Jean «Lungo le sponde della Dora devono sorgere due strutture in cui raccogliere rispettivamente 46 mila metri cubi di rifiuti nucleari di bassa pericolosità ed 8 mila ad elevato impatto». Per la Sogin «sono strutture temporanee previste dal piano di messa in sicurezza del sito. Sono luoghi dove i rifiuti sosteranno prima del trasporto al sito nazionale quando questo sarà disponibile».
I residenti non sono convinti: “Vogliamo che lo Stato non permetta la nascita di un luogo dove i rifiuti possano stare 50 anni” dicono. Nel frattempo l’Unione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia per «il mancato rispetto delle procedure di informazione alla popolazione potenzialmente interessata ad emergenze nucleari». Il caso era stato sollevato da Legambiente nel 2000, quando s’era verificata l’esondazione del fiume Dora Baltea, che aveva invaso l’impianto Eurex di Saluggia. Nel 2003 fu spedito un esposto firmato anche da Cgil, Cisl e Uil. La commissione dell’Ue ha rinvenuto la completa inadempienza dell’Italia -governo Berlusconi- rispetto agli obblighi previsti dalla direttiva Euratom. E ha deferito l’Italia al giudizio della Corte di giustizia. L’Italia dovrebbe adeguarsi. E le popolazioni soggette a rischi nucleari -ai sensi della Convenzione di Aarhus, ratificata dalla legge dello stato italiano numero 108 dell’anno 2001- dovranno essere informate anche se non lo richiedono. ‘Richiesta’ che di fatto si sono incaricati nuovamente di fare, lo scorso marzo, Legambiente e Pro Natura, diffidando la Regione Piemonte e i Comuni di Trino e Saluggia, perché, malgrado la Legge Regionale n.5 del 18 febbraio 2010 imponga «che la Regione ed i comuni interessati, senza che i cittadini ne debbano fare richiesta, assicurano preventivamente alla popolazione l’informazione sulle misure di protezione sanitaria» ed il comportamento da adottare in caso di emergenza, la popolazione non è informata dei rischi e non conosce i piani di emergenza. Un silenzio illegale, quello degli enti locali, di qui la diffida.


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