L’accusa ha chiesto inoltre tre pene accessorie: l’interdizione dai pubblici uffici, l’incapacità di trattare con la pubblica amministrazione per tre anni e l’interdizione temporanea dalla direzione di imprese per dieci anni.
La storia dell’amianto è lastricata di enormi profitti per i padroni che lo impiegavano e gravi lutti per chi è stato esposto. In Italia ci sono ancora circa 32 milioni di tonnellate di amianto sparse sul territorio, una bomba ad orologeria da disinnescare al più presto. L’amianto è tuttora una grave emergenza ambientale, sanitaria, sociale. Bisogna bonificare i luoghi di lavoro e il territorio, solo così sarà possibile fermare la mattanza che continua a mietere vittime, 4.000 morti all’anno. Sono ancora molti i lavoratori e i cittadini costretti a respirare le fibre cancerogene e che continuano a morire, e seguiranno ancora a morire per oltre un decennio se non si interviene tempestivamente!
Per molti anni padroni, governi, istituzioni, sindacati e partiti sono stati complici degli assassini costruendo intorno a loro un muro di omertà e di complicità che perdura tuttora, come hanno dimostrato i vergognosi applausi ai dirigenti della ThyssenKrupp al recente convegno di Confindustria. In questo momento in cui sembra che un po’ di giustizia sia possibile, il nostro pensiero va alle vittime e ai loro famigliari ma senza illusioni, perché i lavoratori e i cittadini non hanno di fronte solo due padroni assassini, ma un intero sistema che privilegia la ricerca del massimo profitto a scapito della vita umana e della natura.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

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