Piemonte: bentornati al XXI secolo...

Un segnale importante sotto la Mole. Lo scorso 15 luglio il Tar del Piemonte ha bocciato la delibera regionale della giunta Cota che voleva introdurre i volontari delle associazioni “pro vita” nei consultori pubblici di tutte le Asl. In particolare, è stata annullata proprio la parte del protocollo che privilegiava l’ingresso nelle strutture sanitarie pubbliche di quel privato sociale che “abbia nel proprio statuto la finalità di tutela della vita fin dal concepimento”, requisito ritenuto dalla sentenza del Tar illegittimo, discriminatorio e per nulla coerente con il percorso sanitario dell’interruzione volontaria di gravidanza.
Il governatore leghista aveva fatto della delibera azzerata uno dei temi più qualificanti della sua legislatura fin dalla campagna elettorale: dopo l’insediamento in Regione Roberto Cota, durante un incontro con i militanti delle associazioni cattoliche antiabortiste aveva dichiarato: «Sono qui non solo per mantenere un impegno preso in campagna elettorale ma perché credo nei nostri valori (…) Noi vogliamo applicare le leggi ma nell’applicazione di questa legge intendiamo valorizzare la cultura della vita, che non va relegata nei sottoscala».
Contro la delibera regionale si erano immediatamente mosse due associazioni, Casa delle Donne e Activia donna, sostenute dal consigliere regionale del Pd Andrea Stara: il fronte bipartisan aveva visto schierarsi anche alcuni esponenti laici del Pdl. Mercedes Bresso, tra i primi a dare battaglia contro l’iniziativa oscurantista, ha commentato: «Il tentativo ideologico di imporre una posizione antiabortista nei consultori doveva essere bloccato. Le strutture pubbliche devono essere neutre nel prestare il servizio, non si può fare militanza ai danni delle donne (…) Da quando la legge 194 è in vigore sono drasticamente calati gli aborti e le morti causate dagli interventi clandestini sono spariti. L’applicazione di questa delibera correva il rischio di tornare indietro di decenni».
Ennesimo episodio della sterzata leghista, dal neopaganesimo “celtico” all’integralismo più becero; tutti possono incontrare i movimenti confessionali presso le chiese e i centri d’ascolto cattolici: la presenza del Movimento per la Vita (associazione, ricordiamolo, che ha nel suo statuto la lotta senza quartiere alla legge 194/78) nei consultori piemontesi avrebbe significato un attacco all’autodeterminazione della donna. Quel che avviene da anni in Lombardia, dove il Presidente Roberto Formigoni ha imposto i “pro life” nei consultori e nei reparti ospedalieri della Regione.
«Leggeremo la sentenza nel dettaglio – ha reagito a caldo l’assessore Elena Maccanti (Lega) – Continueremo con tutti i mezzi nella nostra campagna a favore della vita, anche ripresentando la delibera, per dare a tutte le donne ogni alternativa possibile alla scelta dell’aborto».
Ma (forse) il vento sta davvero cambiando.
Claudio Tanari.

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