Il film di settembre...


                                      
 "This is England"
 di Shane Meadows.
 Recensione a cura di DOMENICO CENA.

E’ difficile trovare un film passabile in pieno agosto, molti cinema chiudono, altri si fanno apprezzare più per il fresco dell’aria condizionata che per quello che scorre sullo schermo. Può capitare però che qualche produttore si ricordi di un film uscito anni prima, molto apprezzato nei vari festival prima di scomparire dalla circolazione, e decida di riportarlo alla luce.
Così è successo per “This is England” vincitore del premio della giuria al Festival di Roma 2006, ma mai arrivato sui nostri schermi.  Il regista, Shane Meadows, ha ormai alle spalle 5 o 6 film, ma dà l’impressione di essere ancora alla ricerca di una propria collocazione, un luogo intermedio tra la crudezza verbale e visiva del primo Danny Boyle (Trainspotting) e la leggerezza tipica della commedia inglese, che sa però diventare ironica e graffiante al momento giusto.
Qui sembra prevalere il primo aspetto, una visione aspra e cupa della realtà inglese, ma il gruppo di bravissimi attori (quasi tutti non professionisti) che costituiscono la banda di sconvolti al centro del film ricorda da vicino le atmosfere e gli ambienti tipici della commedia d’oltremanica, e qualche critico ha anche fatto i nomi di maestri come Ken Loach e Mike Leigh.
Protagonista assoluto è il piccolo Shaun, deriso dai compagni per i pantaloni fuori moda e per il padre morto nella guerra delle Falklands. Siamo agli inizi degli anni ottanta (sui titoli di testa compaiono Margaret Tatcher e Lady Diana) ma nessuno si sogna di considerare il padre di Shaun un eroe, anzi lo ritengono uno sfigato che ha lasciato la iella in eredità al figlio. Per rifarsi, Shaun si unisce a un gruppo di ragazzi più grandi di lui, tutti figli dei quartieri popolari e ghettizzati, ma ognuno dotato di una sua spiccata personalità che esprime nelle camicie, pantaloni e scarpe che indossa e nel taglio dei capelli. Con loro sfoga la propria rabbia distruggendo edifici abbandonati e vessando il capro espiatorio del gruppo, un ciccione che, con l’arrivo di Shaun, sperava di passare di grado e di cedergli il proprio ruolo. In fondo, però, sono tutti dei bravi ragazzi, la ragazza del capo ha addirittura un lavoro in fabbrica e un’altra, benché abbia qualche anno più di Shaun, ne accoglie la richiesta di diventare la sua ragazza e gli dispenserà a modo suo una precoce educazione sentimentale.
Tutto procede abbastanza bene fino all’arrivo di Combo, un ex carcerato con amicizie nell’estrema destra, che impartirà al piccolo Shaun una sollecita lezione di vita, inducendolo all’amaro gesto finale di rifiuto di una società razzista e violenta.
Forse alcune scene sono anche troppo brutali e disturbanti per lo spettatore, ma vedendo questo film non si può fare a meno di pensare a ciò che sta accadendo in Inghilterra in questi giorni, a quella spirale di violenza a prima vista inspiegabile e insensata, ma che sembra avere radici profonde nella storia dell’isola, e non solo di quella.

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