| La recente sospensione dei lavori nel cantiere di via Berruti, sembra per il momento confermare i timori espressi nei mesi scorsi dagli ambientalisti, che hanno sempre rimarcato come la zona si trovi in una parte della città che presenta delle grosse criticità dal punto di vista idrogeologico. Sul cantiere, e in particolare sullo smottamento del cavalcavia di via Foglizzo, sono intervenuti Piero Meaglia per il Pro Natura Torino Gruppo di Chivasso e Massimo Rubin per il Circolo Legambiente sempre di Chivasso. Proprio riguardo alla frana, gli ambientalisti sottolineano che nel giugno 2010, quando la zona era stata appena recintata per iniziare i lavori, aveva destato stupore il fatto che gli operai abbattessero gli alberi che facevano ombra al cavalcavia. «Quegli alberi avevano le radici nella scarpata – dicono gli ambientalisti - e tutti sanno che gli alberi “tengono insieme” il terreno e allontanano il rischio di frane. Chi ha permesso di tagliare gli alberi? Il progetto lo consente?». Quel cantiere continua a riempirsi d'acqua a ogni pioggia e forse l'incidente va inquadrato nella precaria condizione idrogeologica di tutta Chivasso Ovest e di buona parte della città, un pericolo che le associazioni e i gruppi ambientalisti denunciano da tempo. Basta ricordare che Chivasso ha subito le due alluvioni del 1994 e del 2000, si trova tra il Torrente Orco, il Po e il Canale Cavour, ha falde alte ed è percorsa da molti corsi d'acqua minori e la stessa area del cantiere di Via Berruti confina con la roggia San Marco. «Ma il piano regolatore elaborato durante l’amministrazione Fluttero consente di costruire in zone con falde alte e vicino ai tanti corsi d'acqua minori – denunciano gli ambientalisti -. A Chivasso molte abitazioni hanno infiltrazioni d'acqua in cantina e ogni nuova costruzione elimina un terreno verde o agricolo che assorbiva l'acqua piovana e peggiora la situazione». Per questo motivo i rappresentanti delle associazioni locali di difesa del territorio, si sono rivolte alla nuova amministrazione, chiedendo una immediata moratoria del rilascio di nuovi permessi di costruire, e poi, al più presto, l’elaborazione di uno studio idrogeologico su tutto il territorio chivassese per accertare la situazione attuale, perché le carte del piano regolatore sono vecchie di dieci anni, e una revisione del piano regolatore che tenga conto delle risultanze dello studio. Proprio l’area di Via Berruti mostra bene la natura del territorio chivassese, insistono gli ambientalisti: accanto alla cascina c’era un prato che si riempiva d’acqua a ogni pioggia abbondante, poi lentamente l’acqua veniva assorbita dal terreno. Ora, quando al posto del prato vi sarà cemento e asfalto, dove finirà quell’acqua? Ma le preoccupazioni riguardano anche il progetto che prevede la costruzione di un sottopasso pedonale che consenta di attraversare via Foglizzo e che collegherà via Berruti all’ingresso del Parco del Mauriziano: ma siamo sicuri, si domandano gli ambientalisti, che a quel punto il cavalcavia reggerà? «Per queste ragioni e per una serie di valutazioni puramente tecniche, ci chiediamo se non sia opportuno - in attesa di accertare le reali condizioni idrogeologiche dell'area e la tenuta del cavalcavia di Via Foglizzo - che il Comune di Chivasso non provveda, in sede di autotutela, a revocare gli atti amministrativi che hanno approvato l'intervento edilizio e autorizzato l'avvio dei lavori del cantiere». Annarita Scalvenzo per Localport.it |
Ambientalisti critici sul cantiere di via Berruti ...
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento