Nessuno dei due argomenti è convincente. Quanto al primo: anche se la normativa non obbligasse il Comune a pubblicare le determine sul sito informatico, nemmeno gli vieta di farlo. Se lo facesse, il Comune dimostrerebbe di tenere in maggior conto il principio democratico della trasparenza, e i criteri di “pubblicità” e di “trasparenza” dell’attività amministrativa enunciati proprio nell’art. 1 della legge 267/2000 citata dal segretario generale. Pubblicano on line le loro determine grandi Comuni come Torino e Novara, ma anche piccoli, come Saluggia e Tronzano. Perché Chivasso no?
Ma è proprio vero che la normativa non impone al Comune la pubblicazione delle determine all’albo pretorio? In realtà, una sentenza del Consiglio di Stato stabilisce che i Comuni devono farlo: “la pubblicazione all’albo pretorio del Comune è prescritta dall’art. 124 T.U. n. 267/2000 per tutte le deliberazioni del comune e della provincia ed essa riguarda non solo le deliberazioni degli organi di governo (consiglio e giunta municipali) ma anche le determinazioni dirigenziali…” (Consiglio di Stato, sez. V, 15/3/2006 n. 1370). Se dunque le determine devono essere pubblicate sull’albo cartaceo, perché non dovrebbero venire pubblicate su quello informatico? A maggior ragione dopo l’approvazione della Legge 69/2009. Essa stabilisce che dal 1° gennaio 2010, data prorogata al 1° gennaio 2011, non solo tutti i Comuni dovranno dotarsi dell’albo pretorio informatico, ma anche che soltanto gli atti ivi pubblicati avranno “effetto di pubblicità legale”. Un Comune potrà conservare l’albo cartaceo, ma ai fini legali varrà quello informatico. Se questa interpretazione è corretta, dal 1° gennaio dell’anno prossimo le determine dirigenziali dovranno comparire integralmente sul sito del Comune di Chivasso.
Il secondo argomento del segretario generale è quello della minore “rilevanza” delle determine rispetto alle deliberazioni del consiglio e della giunta. Sarà. Ma il segretario generale rischia di sminuire l’importanza delle determine per tutti quei cittadini che desiderano conoscere l’operato del Comune. Basti pensare che dalla lettura del testo integrale si possono conoscere: 1) la ditta a cui, per esempio, è stato affidato un determinato lavoro pubblico; 2) la procedura adottata (assegnazione diretta, gara, ecc.); 3) le eventuali “integrazioni di spesa” decise con successive determine e che spesso portano anche a raddoppiare la cifra prevista originariamente. Non è poco. Ora abbiamo la risposta scritta, nero su bianco, del più alto dirigente. Ma poiché la trasparenza è anche una scelta politica, vorremmo conoscere l’opinione del sindaco. Da qualche tempo, sul mensile “Notizie in Comune”, Matola ci rifila delle prediche e ci fa la morale. Ma il sindaco è stato eletto non per fare il predicatore ma per amministrare bene la città. Potrebbe tornare a parlare di amministrazione, e rispondere alla domanda: perché le delibere sì e le determine no?
Piero Meaglia.

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