| Una serata “di fuoco” e i cittadini dicono “no” alla centrale a biomasse. di Annarita Scalvenzo per Localport.it |
| La serata-dibattito organizzata la scorsa settimana dal settimanale locale “La Nuova Periferia”, se ancora ce ne fosse stato bisogno, ha definitivamente sgomberato il campo da eventuali dubbi sul fatto che i cittadini torrazzesi, proprio non vogliono sentir parlare di nuovi impianti sul territorio che abbiano a che fare con rifiuti di qualsivoglia genere. In particolare, l’incontro doveva servire a fare chiarezza sulla possibilità che in regione Goretta, al confine con il comune di Rondissone, venga realizzato un impianto di combustione rifiuti (o centrale a biomasse), costruito dalla Bio Energia, che dovrebbe bruciare rifiuti legnosi derivanti dalle lavorazioni delle società del gruppo. Alla serata, in qualità di relatori, hanno preso parte Marco Bergero, presidente di Bio Energia, Vanni Cagnotto dell’associazione ambientalista Ira (Iniziativa Recupero Ambientale) di Torrazza, Gian Piero Godio, responsabile del settore Energia per Legambiente, presidente di Legambiente Vercelli e rappresentante di Pro Natura, Michele Bertolino, responsabile del settore Rifiuti per Legambiente, il sindaco Simonetta Grochi, l’Assessore provinciale all’Ambiente, Roberto Ronco, e il direttore de “La Nuova Periferia”, Piera Savio, che ha moderato il dibattito. A testimonianza del fatto che l’argomento suscita molto interesse anche fra i cittadini dei Comuni limitrofi, erano presenti amministratori di Verolengo, il sindaco Luigi Borasio e il vice sindaco Mauro Frola, e di Rondissone con l’ex sindaco ed oggi consigliere di opposizione Maurizio Martin. Il numeroso pubblico presente, ha rumoreggiato fin dall’inizio, contrariato dall’intervento di Bergero che ha cercato di illustrare il progetto dell’impianto. Ma ciò che interessava ai torrazzesi, era la risposta ad una sola domanda: “Come mai costruire quell’impianto proprio a Torrazza?”. Bergero ha parlato di “evitare il turismo dei rifiuti, spostandoli per centinaia e centinaia di chilometri con camion che inquinano e quindi dannosi per l’ambiente” e di utilizzare il paese perché collocato in un punto strategico del territorio (a poche centinaia di metri dalla barriera autostradale della Torino-Milano di Rondissone) e ad appena 33 chilometri dagli impianti del gruppo di Bio Energia che producono gli scarti di legname o rifiuti in legno che dovranno essere bruciati. Alla risposta di Bergero, ha fatto eco l’intervento del sindaco Simonetta Gronchi: «L’Amministrazione non ha detto né sì, né no, ma come Amministratori pensiamo di aver fatto la cosa giusta a prendere in esame tutte le opportunità ed i progetti che ci vengono proposti». Poco hanno convinto le parole di Bergero che ha spiegato come energia e calore prodotti dall’impianto, potrebbero diventare un incentivo per la vicina area industriale torrazzese. Interessante, invece, la sottolineatura data dall’assessore Ronco: la Provincia, nel corso della valutazione del progetto preliminare, ha parlato di “impianto che brucia rifiuti” perché in questo modo la struttura verrà sottoposta a controlli più rigidi e l’iter autorizzativo sarà più complesso. Le associazioni ambientaliste hanno ribadito la loro contrarietà al progetto, contrarietà espressa anche in modo tangibile attraverso una raccolta di 1.200 firme di cittadini torrazzesi. Per gli ambientalisti il carico ambientale sopportato da questa porzione di territorio è eccessivo: la discarica di Torrazza, i depositi di scorie di Saluggia e la trafficatissima Torino-Milano fra Torrazza e Rondissone. |
Sulla centrale che brucia rifiuti di Torrazza Piemonte...
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