Marchionne ripropone l'ultimatum. Niente di nuovo sul fronte Fiat.
Che ne dica il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, il tavolo sulla questione Fiat, che si è svolto quest'oggi a Torino, è stato piuttosto poco utile... Incontro tenutosi nei saloni della Regione Piemonte che affacciano sulla centralissima piazza Castello, convocato dopo l'annuncio dello scorso 21 luglio a Detroit del trasferimento della produzione della monovolume L0 da Torino a Kragujevac, in Serbia: l'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne al cospetto del ministro Sacconi, dei rappresentanti istituzionali piemontesi (Roberto Cota - Regione Piemonte, Antonio Saitta - Provincia di Torino, Sergio Chiamparino - Comune di Torino), dei vertici sindacali (Guglielmo Epifani - Cgil, Raffaele Bonanni - Cisl, Luigi Angeletti - Uil). Le grida "vergogna, vergogna" hanno accolto i partecipanti al tavolo; davanti al palazzo della Regione è stato organizzato un presidio dei sindacati di base.
Vertice di quest'oggi che aveva tante questioni aperte sul tavolo, nella carica mediatica data nella sua attesa ma nell'inerzia nel volerle andare realmente ad affrontare ora. L'epilogo dell'appuntamento si è consumato in un nulla di fatto, che ha sostanzialmente confermato volontà e posizioni, e nella stessa misura forzature e povertà. Marchionne ha riproposto una nuova puntata della minaccia Fiat, Sacconi ha presenziato per dimostrare attenzione governativa e interesse nazionale, Cota e Chiamparino hanno palesato i loro giochi di governance territoriale, Epifani ha ribadito l'indisponibilità Cgil mitigando il no Fiom, Bonanni e Angeletti hanno giocato (come sempre!) la carta del rivendicarsi più realisti del re...
Buona sintesi degli sviluppi (o meno...) riproposti con l'incontro torinese è rintracciabile in quanto dichiarato da Giorgio Cremaschi, ex segretario della Fiom: "E' stato un incontro da Repubblica delle banane. Siamo fuori dall'Europa. Arriva l'uomo Dal Monte e dice 'o accettate le mie condizioni o i frutti restano sugli alberi'". Questo ha fatto all'esordio Marchionne; confermato il piano di Fabbrica Italia per Pomigliano, investimento rimodellato su Mirafiori e Kragujevac, possibilità di evasione dal contratto nazionale metalmeccanico, consegna delle prospettive aziendali nelle mani del Mercato (...): "Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza del'azienda, perchè dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri". Casa Fiat si preoccupa di respingere la definizione, ma è la riproposizione dell'ultimatum, della minaccia. Marchionne ha chiesto un Si o un No generalizzato, garanzie produttive corporativa coesione aziendale ed eliminazione della conflittualità operaia.
E se da Roma la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia si preoccupa di non perdere dalla sua cricca padronale Finmeccanica, a Torino va in scena l'ennesima "scenetta del sindacato giallo". Dalla Cisl arriva un "si senza se e senza ma", a fronte di garanzie occupazionali in Italia per la coesione e serenità sociale. Dalla Uil la disponibilità "ad accettare e a praticare le sfide necessarie", per riconquistare certezza e tranquillità nel Belpaese. Uno spettacolo indecente, espressione della miseria totale di vertici sindacali interessati più a riprodursi come gestori della pace sociale che a rappresentanti di una forza-lavoro che hanno contribuito a far schiacciare. Addirittura l'Ugl, sindacato giallo e governativo per eccellenza, ostenta qualche forma di dubbio... Epifani per la Cgil ricorda che "Nessuno vuole una conflittualità permanente. Il sindacato ha contribuito a salvare il gruppo", quando invece è stata proprio quell'embrione di conflittualità agita (ultimamente) ad aver parzialmente frenato le mire prepotenti di Marchionne & company, permettendo alla Cgil (quindi tramite la Fiom) di potersi pubblicamente presentare davanti fabbriche e cancelli senza avere addosso il presagio della repulsione che magari hanno invece raccolto Cisl e Uil...
www.infoaut.org

Nessun commento:
Posta un commento