Intervista a Pier Domenico BONARDO, studioso chivassese della Decrescita...



"Pier Domenico Bonardo, 57 anni,  chivassese, laureato in Scienze Politiche, ex dipendente Telecom Italia,  legato al Centro Paolo Otelli fin dalla sua nascita come conseguenza del Comitato pace e disarmo di Chivasso, molto attivo nei primissimi anni 80 sulle tematiche della pace, della difesa dell'ambiente e dei diritti civili. 
Negli ultimi anni si è appassionato alle tematiche legate alla teoria della Decrescita, a seguito delle letture dei testi dell'economista e filosofo francese Serge Latouche. Ha recentemente realizzato un interessantissimo video intitolato "Lo sviluppo insostenibile e la strada della decrescita" che utilizza per presentare incontri pubblici sulla Decrescita e le sue implicazioni economiche e politiche".

1 - Da quanto tempo e perchè hai approfondito i temi legati alla Decrescita?
     Già in tempi non sospetti – era il 1974 – acquistai – e la conservo gelosamente – un copia del rapporto del MIT “I limiti dello sviluppo”. A quel tempo parlare di decrescita sarebbe stata un’eresia, ma già alla fine degli anni ’90 il bubbone è scoppiato. In effetti, per quanto mi riguarda, le tematiche “eretiche” mi hanno sempre affascinato, ed in particolare il discorso sullo sviluppo e poi sulla cosiddetta decrescita, vuoi per la mia formazione cristiana vuoi perché mi rendevo conto che l’intero establishment politico (governi, partiti di qualsiasi colore, gli stessi sindacati) evitavano – ed evitano - accuratamente la questione. Se c’è qualcosa di cui non si parla di proposito, ebbene, questo per me è un segnale molto forte ed uno stimolo a cercare di vederci meglio. Nel caso specifico della decrescita, poi, il tema è di importanza capitale.

2 - A che punto ritieni sia in Italia ed in Europa l'elaborazione teorica su questa tematica?
      L’Europa è la patria dell’elaborazione del concetto di decrescita, basti pensare – un nome per tutti -ad Ivan Illich. Via via poi che il concetto prendeva piede a partire dagli anni ’70-‘80, contributi fondamentali sono arrivati da Francia e Germania (Serge Latouche, Wolfgang Sachs). Rumeno è Nicholas Georgescu-Roegen, l’economista che con la bioeconomia ha messo a nudo la teoria economica standard ed i suoi misfatti. Ecco, la bioeconomia – io ritengo – sarà fondamentale per la vita di una società futura basata sulla decrescita. In Italia dobbiamo a Mauro Bonaiuti gli interventi più interessanti e la stessa divulgazione del pensiero di Georgescu-Roegen. Altri contributi sono arrivati dal mondo cattolico e protestante, sempre in Italia e Germania.
A fronte comunque di una elaborazione concettuale di alto livello, a mio parere permangono problemi sul come coniugare a livello pratico le intuizioni teoriche. D’altronde, come diceva Marx, il difficile è sempre passare dall’astratto al concreto.

3- Credi che sia ancora troppo presto perchè la Decrescita entri nell' agenda politica di qualche partito in Italia?
     La decrescita è allo stesso tempo una faccenda semplice e tremendamente complessa. Semplice perché i suoi presupposti sono realistici al massimo e comprensibilissimi. Complessa perché un’idea ed una pratica del genere sono in grado di rovesciare il mondo. Ora capirai che una simile prospettiva è lontana anni luce da soggetti in coma permanente quali i partiti politici italiani e dai loro cosiddetti “leader”, personaggi autoreferenziali preoccupati solo di rimanere a galla nella palude che essi stessi hanno contribuito a creare. Non solo, ma il cui orizzonte è rinchiuso nello stagno maleodorante della cosiddetta politica italiana. La controprova è che nessuno – dall’estrema destra all’estrema sinistra – ha mai pronunciato la terribile parola. Anzi, tutti costoro si portano appresso parole d’ordine quali “crescita” e “sviluppo” come se fossero tumori mentali.
Il problema è che il capitalismo è probabilmente entrato nella crisi più grave della sua storia e che questa crisi potrebbe portarci fuori dai parametri socio-economici a cui siamo normalmente abituati. I sintomi ci sono tutti: si pensi solo alle incessanti e crescenti restrizioni sulla vita quotidiana delle persone (disoccupazione crescente, welfare sempre più impoverito, scuola allo sfacelo, ecc.), senza parlare dell’ambiente o della giustizia sociale. Ti sembra che i nostri partiti politici – ed i loro cosiddetti “leader” -  siano culturalmente attrezzati di fronte a questo mutamento?
No, oggi come oggi sono più portato a credere ad iniziative di singoli cittadini o di gruppi di cittadini.
Resta il fatto che il discorso “decrescita” è da subito un discorso politico che non solo potrà coinvolgere la vita di miliardi di persone, ma si presenta immediatamente in modo antagonista rispetto a quella che si propone come evoluzione autoritaria del capitalismo (il cosiddetto “capitalismo di stampo asiatico”, Cina docet).
Ora, da parte dei partiti politici, il non comprendere o volutamente ignorare l’entità del mutamento in atto e le possibili conseguenze ecco, questo ci potrà precipitare nella disfatta e nel dolore.
  
4 - Non pensi che la parola "Decrescita" possa avere un impatto negativo nell'immaginario collettivo?
      Il termine non è dei più felici e può generare confusione, questo è vero. Venne utilizzato per la prima volta negli anni ’70 e venne poi ripreso alla fine del secolo. Pensa che lo stesso Latouche (se non “padre” della decrescita sicuramente fra quelli che più hanno contribuito al successo del termine) afferma che si dovrebbe piuttosto parlare di “a-crescita”, vale a dire organizzare la vita della società in modo tale che il concetto di crescita (e anche quello di sviluppo) ne sia totalmente espunto. Occorre allora far capire che l’epoca consumistica è finita e che il nostro obiettivo non dovrà più essere la crescita (legata immediatamente all’accumulazione capitalistica) ma il “vivere bene” in pace con l’ambiente e con il prossimo. Questa è la decrescita.

5 - Quali sono le prossime iniziative o elaborazioni che hai in mente di proporre?
     A Chivasso, nell’ambito del Centro di Documentazione Paolo Otelli, si sta formando un gruppo di persone interessate all’argomento. In primo luogo ritengo che occorra un’azione divulgativa – penso soprattutto alle scuole -, visto che i media berlusconiani o meno si guardano bene dall’affrontare certi argomenti. Tocca allora a noi cittadini discutere, lottare moralmente, pensare continuamente ed in modo serio. Con l’obiettivo di una nuova concezione del mondo che si basi sulla giustizia sociale e sul rispetto dell’ambiente. La crisi capitalistica – ovviamente con alti e bassi – sarà via via sempre più incalzante e feroce, e noi dobbiamo prepararci.

INTERVISTA A CURA DI SPARTAKO.
 


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Proprio grazie al suggerimento di Pierdomenico Bonardo ho comprato due libri di Illich, La convivialità e Nemesi medica, entrambi di recente ripubblicati dall'editore Boroli e disponibili in libreria.
Sto leggendo il primo. Nella sua brevità mi sembra riassumere il pensiero di Illich: ma di questo chiedo conferma a Bonardo.
Per me Illich è una sorprendente scoperta, un autore da leggere per chi oggi non solo si occupa di ambiente ma vuole anche cercare percorsi nuovi. Non posso che ammirare Bonardo per la sua capacità di avere intuito molto tempo fa l'importanza di studiosi come Illich e dei temi da loro sollevati.
pm

Alfonso R. ha detto...

credo che sia necessario rendere piu' "appetibili" (nel senso di appeal) le teorie della decrescita. Mi spiego: la prima cosa da fare sarebbe abbandonare questo nome, che, in un contesto di menefreghismo totale per le questioni che non abbiano un respiro superiore all'immediato, rischia di essere una sorta di freno. Bisognerebbe far comprendere alle nuove generazioni che la frugalità, la condivisione e la semplicità di vita dovrebbero essere fra i primi valori da affermare e divulgare. Legare a queste impostazioni i temi legati ad uno sviluppo piu' armonico con la natura e piu' rispettoso dei diritti di chi lavora. Solo con una accettazione personale di certi valori applicati, sarà forse possibile dare un futuro alle teorie della decrescita, anche se resto convinto che prima o poi queste teorie saranno fatte proprie dal potere politico, ma forse sarà troppo tardi per il genere umano...
Alfonso R.