La Destra riscrive i programmi di Storia per i Licei: cancellata la Resistenza, “è implicita nella seconda guerra mondiale”...

La commissione nominata dal ministro Gelmini per i nuovi programmi di Storia dei Licei, presieduta da Sergio Belardinelli ci ha provato: nell’indicare gli argomenti da affrontare nel programma del quinto anno dei licei, così scrive “nella costruzione dei percorsi didattici non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici: l'inizio della società di massa in Occidente; l'età giolittiana; la prima guerra mondiale; le rivoluzioni russe e l'Urss da Lenin a Stalin; la crisi del dopoguerra; il fascismo; la crisi del '29 e le sue conseguenze negli Stati Uniti e nel mondo; il nazismo; la shoah e gli altri genocidi del XX secolo; la seconda guerra mondiale; la 'guerra fredda: il confronto ideologico tra democrazia e comunismo; l'aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico: l'Onu; la formazione e le tappe dell'Italia repubblicana".
Non una parola quindi su Resistenza, Antifascismo e Guerra di Liberazione.
Secondo l'Associazione Nazionale Partigiani d’Italia c'è stato un tentativo «di acrobazia storiografica tra il fascismo e la conquista della democrazia nel nostro Paese che non è certo sorta spontaneamente dal nulla. Un'omissione pensata, riflettuta fino alla sua codificazione, essendo impossibile immaginare un atto dell'ignoranza».
Il Ministero dell’Istruzione ha ora fatto marcia indietro, dicendo che quando si parla “di seconda guerra mondiale e della costruzione dell'Italia repubblicana per noi è evidente che è inclusa la Resistenza».
Eppure i segnali di un tentativo della destra di riscrittura della Storia sono evidenti: come spiegare altrimenti la circolare del 19 marzo che l'Ufficio scolastico provinciale di Salerno ha inviato ai Presidi di tutte le scuole della provincia, finalizzata a conoscere quali docenti il 10 febbraio non hanno commemorato il "Giorno del Ricordo" delle vittime delle foibe, sollecitando, di fatto, provvedimenti punitivi da parte dei dirigenti scolastici verso chi ha "manifestato dissenso".
Giustamente, numerose proteste si sono levate contro la cancellazione della Resistenza dai programmi di Storia, alcuni giornali e singole personalità sono intervenute presso Gelmini. Nessuna voce, però, ha finora preso posizione contro un’altra operazione revisionista presente nella bozza dei nuovi programmi. Stiamo parlando del “nucleo tematico” denominato ” la 'guerra fredda: il confronto ideologico tra democrazia e comunismo” che con una straordinaria acrobazia cancella il capitalismo come sistema economico-sociale contrapposto al comunismo e fa diventare, nello stesso tempo, il comunismo e i comunisti nemici della democrazia. Nelle scuole si dovrebbe perciò studiare come i comunisti, che in Europa sono stati di gran lunga forza egemone nella Resistenza al nazifascismo e per la conquista delle libertà democratiche, siano stati (e siano ancora) in conflitto e, dunque, nemici della democrazia (naturalmente intesa senza aggettivi). Il revisionismo, come modalità di riscrittura e uso politico della Storia a vantaggio delle classi dominante, è insomma ben lontano dall’aver cessato di operare.
Ed è un silenzio davvero assordante quello dell’intellettualità “democratica” sempre pronta ad indignarsi per tutto, tranne che per le verità della Storia, quando queste coinvolgono il movimento operaio e il ruolo dei comunisti.

Luigi Saragnese.

1 commento:

Gino ha detto...

... e nel silenzio dei lettori del blog ad articoli come questo è la radice del nostro letargo politico.Gino