La sinistra chivassese e Germani
Negli ultimi mesi questo blog ha ospitato discussioni anche aspre sulla politica culturale dell’Amministrazione comunale chivassese ed in particolare dell’assessore alla cultura Alessandro Germani. Queste dispute hanno mostrato che a Chivasso esiste quella che chiamerei alla buona una «sinistra germanica»: molti militanti ed elettori del centrosinistra esprimono un giudizio positivo sulla intensa attività culturale dell’assessore. Dico subito che non ci trovo nulla di strano né di scandaloso: ognuno di noi conosce esponenti del centrodestra che stima come persone e come amministratori, pur avversando lo schieramento politico a cui appartengono. Tuttavia mi chiedo quali saranno le conseguenza politiche della presenza della sinistra germanica: come si comporteranno questi compagni nelle prossime settimane di campagna per le elezioni regionali?
Preciso di voler parlare delle conseguenze politiche: la politica culturale di Germani è stata spesso discussa sotto l’aspetto economico (alcuni ritengono eccessiva la spesa sostenuta) e sotto quello specificamente culturale (la qualità dei contenuti). Qui vorrei guardare all’aspetto politico: un tema non irrilevante, se si pensa alla posta in gioco nelle imminenti regionali, in cui una destra aggressiva e animata da pulsioni autoritarie tenterà di espellere il centrosinistra dal governo delle regioni. E tengo anche a precisare che non voglio irritare né offendere alcuno: vorrei solo proporre una seria e serena discussione. A mio parere appartengono alle sinistra germanica almeno quattro gruppi di persone.
1) coloro che delle attività di Germani ci vivono, lavorando in una delle tante associazioni, fondazioni, stagioni teatrali, musicali, letterarie, ecc. Penso ai membri della Fondazione Novecento e di Blu Room. Per loro Germani è un datore di lavoro. Anche se lo avessero voluto, probabilmente non avrebbero potuto rifiutare di partecipare al convegno di marzo, il cui programma è pubblicato su questo blog, che è oggettivamente una manifestazione elettorale per Germani.
2) all’estremità opposta ci sono coloro che sinceramente, e soprattutto disinteressatamente, giudicano nel complesso eccellente la multiforme politica culturale dell’assessore. Non ne traggono alcun vantaggio personale: semplicemente ritengono che il livello culturale delle manifestazioni sia generalmente buono e che la città ne tragga beneficio in prestigio e forse anche in ricchezza. E in genere lodano il pluralismo delle iniziative: ai “Luoghi delle parole” è venuto Puppo, ma anche Alberto Granado e Enrico Deaglio.
3) ci sono poi coloro che, altrettanto disinteressatamente, ritengono di poter dare un contributo a questa politica culturale. Vorrebbero far parte attivamente di una delle sue branche: teatro, musica, libri, ecc. Non cercano vantaggi personali: vogliono solo collaborare al rafforzamento, all’ampliamento, al miglioramento di una attività culturale che giudicano positivamente. Ambiscono a lavorare per la città, non per se stessi.
4) infine, ci sono coloro che vorrebbero, come gli appartenenti al gruppo precedente, entrare nelle imprese di Germani, ma traendono qualche vantaggio, economico, di prestigio, di potere. E’ criticabile questo atteggiamento? Forse no. Forse è legittimo aspirare ad un compenso per il contributo che pensano di poter offrire al bene della collettività. Magari anche solo la copertura delle spese sostenute: altrimenti la cultura la farebbero solo i ricchi e i potenti.
Ognuno di questi quattro gruppi ha le proprie ragioni. Farei solo una osservazione ai membri del terzo. Il pluralismo di Germani è un pluralismo dall’alto, concesso dal potere. Come viene concesso, così potrebbe venire soppresso. La sola vera garanzia del pluralismo culturale è l’esistenza di altri «fuochi», di altri gruppi culturali, indipendenti dall’amministrazione comunale. Chi vuole contribuire alla produzione di cultura Chivasso, e ne desidera il pluralismo, non dovrebbe piuttosto lavorare in questi soggetti indipendenti? Rafforzare quelli esistenti? Crearne di nuovi? Del resto, ne esistono già – Lezioni di politica, Centro Otelli, Anguis, Arcizeta, e tanti altri - e altri ancora se ne potrebbero creare. Tante «sentinelle» per controllare il potere.
E veniamo alla domanda che mi sono posto all’inizio: quali conseguenze politiche avrà l’esistenza della sinistra germanica chivassese? Penso alle imminenti elezioni regionali. A Chivasso probabilmente si scontreranno , tra gli altri, Germani e Pentenero. I militanti della sinistra – almeno una parte - dovrebbero fare campagna elettorale per Pentenero e contro Germani. La sinistra germanica farà entrambe le cose? Sono certo che farà la campagna per Pentenero. Ma farà anche quella contro Germani? Non parlo di insulti, allusioni, insinuazioni: parlo di buoni argomenti contro, quelli che è del tutto legittimo usare in campagna elettorale. Ad esempio: Germani ci è già stato in Regione, come presidente di una fondazione teatrale, e non ha dato «buona prova». Questo è un legittimo argomento contro. Verrà impiegato? E non si tratta di una piccola battaglia locale con valore solo amministrativo: è una battaglia politica della massima importanza. Germani può anche esser un buon organizzatore culturale, ma appartiene ad uno schieramento politico che oggi molti a sinistra considerano una minaccia per la democrazia. Non dovremmo fare tutto il possibile per fermare la corsa di un suo esponente al consiglio regionale? Un intervenuto su questo blog ha scritto: voto a sinistra, ma «quel ragazzo ha fatto del bene a Chivasso». Ma se nelle prossime settimane, nelle sue conversazioni, continuerà a dire queste parole egli annullerà il beneficio apportato alla sinistra con il suo voto. Voterà con la scheda per la sinistra e con le parole per la destra.
Giovanni Locchi.
19 commenti:
Concordo pienamente sul "pluralismo calato dall'alto". A Chivasso le risorse arrivano in una direzione sola e chiunque voglia fare cultura in altri modi deve fare i conti con la scarsità dei propri mezzi, o rinunciare: basta vedere la fine di una realtà importante per la nostra città, come era quella di Cinecittà. Secondo me è assolutamente necessario che l'opposizione chivassese affronti il tema cultura aprendo un dibattito sulla gestione delle risorse, rinunciando ad una politica "partecipativa" che è perdente su tutti i fronti
doc
Un grazie a Lccchi per 'esposizione chiara e completa, in molti punti condivisibile. Tuttavia mi fa riflettere il fatto che oggi più di ieri si usi la cultura, sia da destra che da sinistra come una clava. E' vista da taluni sempre meno come uno strumento di crescita e di conoscenza, ma di tentativo di prevaricazione, di bavaglio, di scontro. E mi chiedo, perchè in questi ultimi anni si verifica, anzi direi si accentua questo fenomeno? Io sono tentato di dire che parte del problema nasce dalla notte dei tempi, ovvero ancora oggi viviamo in una sorta di bolla culturale viziata dagli esiti della Liberazione. Un paese spaccato dove non è mai avvenuta una vera pacificazione e di conseguenza l'accendersi di continui focolai di "tifoseria" da una parte e da un'altra. Un segno tangibile di questo sintomo sono i monumenti. Girando per l'Italia è facilissimo trovare monumenti ai caduti, agli alpini, ai martiri, più rari purtroppo quelli ai partigiani, ma di cosa parlano? Chi ha vinto? chi era alleato con chi? Un turista straniero farebbe molta fatica a capire cosa è successo in Italia. Di fatti il problema più grande per noi è che neanche gli Italiani hanno digerito bene quello che è avvenuto. Sembra che si perpetui una sorta di sindrome dei "balcani" dove abbiamo visto le "tifoserie" arrivare alle estreme conseguenze. Io penso che fra le responsabilità delle nuove classi dirigenti italiane ci sia anche lo spiegare finalmente bene che la Liberazione è stata merito di tutte le culture democratiche del paese contrapposte ad una sola dittatura rivelatasi sanguinaria e guerrafondaia. Questo lo si può e si deve promuovere anche con la cultura. Di conseguenza penso che non sia molto importante il fatto che ci sia qualche uomo "di sinistra" che parla bene dell'operato di Germani, questo è un discorso politico quindi di breve respiro, ma la cultura no, quella ha respiro più lungo ed è per questo motivo che bisogna prenderla sul serio.
don bairo
Prprio perchè bisognerebbe prendere sul serio il modo di fare e di proporre cultura da parte delle istituzioni (anche quuelle locali), che si deve cercare di NON strumentalizzare o tirare la giacchetta da una parte. Il sig. Germani la giacchetta sembra che la voglia tirare sullo da una parte, lasua, tentando anche di farlo in modo "elegante"... Non è piu' tempo di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, bisgogna raccontare la storia cosi' come realmente è andata.
D.O.
Ho letto l'intervento sulla" sinistra germanica". Qualcuno potrebbe pensare, anche a sinistra, che è davvero velleitario competere con la corazzata dell'ammiraglio germanico: tanto vale salire a bordo, cercando di orientarne al meglio la rotta, con la barra dritta verso la meta del pluralismo. Io credo che quest'operazione non sia di per sé né spregevole né inutile, ma che, se considerata l'unica praticabile, corra il rischio di mitizzare il nostro ammiraglio, considerandolo invincibile. E questo è un errore tanto grave come l'opposto, vale a dire credere che il proprio avversario politico sia un incapace e finisca per fregarsi con le sue stesse mani. In entrambi i casi, si resta colpevolmente passivi.
La corazzata germanica è indubbiamente potente, ben fornita dei mezzi tecnici, massmediatici ed economici per organizzare "eventi" di rilievo. Ma non è impossibile fare viaggi culturali interessanti anche disponendo di imbarcazioni assai più modeste. Penso alle Lezioni di politica, cresciute negli anni in quantità e qualità, ma anche ad alcune (oggettivamente) eccellenti iniziative del Centro Otelli, che non sono costate un euro al contribuente e hanno riscosso un buon successo di pubblico (un pubblico che ha scelto del tutto liberamente di partecipare, non formato da studenti in orario scolastico o allettati dai crediti). Se il Centro disponesse della decima parte delle risorse germaniche, ritengo che la sua programmazione non avrebbe nulla da invidiare a quella del pur abile assessore. Prima di essere ammaliati dalle sirene germaniche, elettori di sinistra, pensateci bene...
ermanno vitale
Forse non ho il dono di scrivere comprensibilmente e per questo mi scuso. Ma caro D.O. è proprio quello che ho scritto, vorrei che si leggesse la nostra storia passata abbassando tutti quanti gli scudi di guerra, perchè io continuo a vedere da tutte le parti, solamente la voce dei "falchi", mentre mai come ora c'è bisogno di "colombe", e con questo certamente non intendo il cerchiobottismo, ma spero in una lettura laica e non tifosa. Vorrei infine scomodare il pensiero di Norberto Bobbio:"Prendere posizione non vuol dire parteggiare, ubbidire a degli ordini, opporre furore a furore, vuol dire tender l'orecchio a tutte le voci che si levano dalla società in cui viviamo". Ovviamente non vorrei scomodare Bobbio per le questioni germaniche contingenti...
don bairo
Gentilissimo Don Bairo,
nella contrapposizione falchi – colombe è implicito l’elogio delle colombe. I falchi rovinano la democrazia, le colombe la preservano e la salvano. Posso concordare. Tuttavia mi permetto di osservare che essere “colombe” è soltanto una delle virtù del buon cittadino democratico. Vi sono tempi grami in cui il buon cittadino democratico deve essere, oltre che colomba, anche un duro oppositore, un dissidente (Flores d’Arcais), o un “resistente”, che, pur adottando metodi pacifici, si oppone a coloro che cercano di indebolire la democrazia attraverso l’accrescimento dei poteri dell’esecutivo e la diminuzione del potere degli organi che dovrebbero controllarlo e impedirgli di prevaricare.
Lei cita Bobbio. Ma – se non sbaglio – è il Bobbio di Politica e cultura, che uscì nel 1955, quando il pericolo era costituito dallo scontro aspro tra comunisti e anticomunisti, sullo sfondo della guerra fredda tra URSS e USA. Per questo formula un invito al dialogo tra forze che, oltretutto, si erano unite nella Resistenza e avevano felicemente collaborato alla redazione della Costituzione. A quel tempo la sollecitazione ad essere colombe e non falchi era giustificata e necessaria. Ma oggi la situazione è diversa. La necessità che prevalgano le colombe resta, non è certo scomparsa: la democrazia è la forma di governo in cui le teste si contano anziché tagliarle. Scamorzare i toni resta della massima importanza. Ma è altrettanto importante condurre una forte opposizione a chi minaccia la democrazia e lo stato di diritto: “resistere resistere resistere”, come ha detto un signore che non è molto amato dall’Uno che ci governa. Lo stesso Bobbio si rese conto del pericolo. Così presto, cosi in anticipo sui suoi stessi ammiratori, che questi all’inizio non lo compresero: il vecchio filosofo saggio e moderato era forse diventato un estremista? Gli articoli con cui denunciò per tempo il pericolo rappresentato dal berlusconismo sono stati raccolti da Enzo Marzo in un volumetto dal titolo significato: Contro i nuovi dispotismi. Scritti sul berlusconismo (Bari, Dedalo, 2008). Anche i titoli degli articoli sono eloquenti: Autoritario o sprovveduto? (1994, l’anno della “discesa in campo”), Questa destra non è liberale (2000), Un partito eversivo (2001), L’uomo tirannico (2001). Nel 1955 occorrevano gli inviti al dialogo, bisognava esser colombe. Ma Bobbio aveva capito che con l’avvento di Berlusconi sulla scena politica era necessario essere oltre che colombe anche preoccupati oppositori. Duri oppositori. Per questo concordo con Giovanni Locchi. A Chivasso si candida alle regionali - con la forze delle tante preferenze ottenute nelle comunali 2006, del seguito di coloro a cui fornisce lavoro o contributi, e del tacito apprezzamento di parte della sinistra - un giovane, brillante, determinato, esponente della destra, di questa destra. Anche chi apprezza la sua politica culturale dovrebbe contrastarlo con tutte le sue forze. Tutto qui. Eminenza, mi dica se questo non è un discorso molto semplice. Da colomba.
Con i miei migliori saluti.
Professor Pasquale Cantamessa
Eminenza, Lei conosce le Scritture: c'è un tempo per le colombe, e c'è un tempo per resistere (senza rinunciare ad essere colombe, se gli altri non ti prendono a fucilate).
Don Viola
Ottimo lavoro, spostata l'attenzione da Chiovasso altrove. Sinistri tornate a Chivasso e tra i Vs. amici
Falchio o colombe, volate basso fate capire, molto basso
DON BAIRO e DON VIOLA sapete chi è che dice questo?
Una colomba o un falco?
Tentazione della violenza
30. Si danno, certo, situazioni la cui ingiustizia grida verso il cielo. Quando popolazioni intere, sprovviste del necessario, vivono in uno stato di dipendenza tale da impedir loro qualsiasi iniziativa e responsabilità, e anche ogni possibilità di promozione culturale e di partecipazione alla vita sociale e politica, grande è la tentazione di respingere con la violenza simili ingiurie alla dignità umana.
Rivoluzione
31. E tuttavia sappiamo che l'insurrezione rivoluzionaria - salvo nel caso di una tirannia evidente e prolungata che attenti gravemente ai diritti fondamentali della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del paese - è fonte di nuove ingiustizie, introduce nuovi squilibri, e provoca nuove rovine. Non si può combattere un male reale a prezzo di un male più grande.
In un momento di crisi non certamente solo ecomonica, ma anche di valori, penso si debba fare il possibile per non tirare su muri e contrapporre confini con chi ci sembra l'antagonista. Molti italiani come noi sono attualmente attirati da una speranza effimera, da un venditore di illusioni, che ha il solo merito di essere riuscito a conquistare la fiducia di chi negli ultimi anni si è perso in questo decadimento progressivo di valori. Non ci sono italiani bianchi e Italiani rossi, ci sono Italiani e basta. Il nostro paese ha bisogno di una prospettiva da parte degli uomini di sinistra come quelli di destra, ma non ha bisogno di illusioni da parte di un profeta di sventura come quello che oggi immeritatamente governa. Sembra paradossale ma in questi anni viviamo in una bolla di inettitudine politica abissale. Non c'è parte politica che riesca a far vedere un futuro per il paese lasciando spazio al primo incantantore che passa per strada. Non mi sembra che la soluzione possa venire dalla politica per come la conosciamo oggi, solo i cittadini potranno ridare respiro al paese. Come? Il prof. Zamagni le chiama "minoranze profetiche", possiamo anche chiamarli cittadini organizzati...Voliamo alto? Voliamo alto? Che importa, l'importante è volare.
don bairo
Ma chi è che parla di rivoluzione? e Tentazione della violenza?
Mwe lo dite per favore voi che avete studiato?
Don Bairo, ok la colpa è di Berlusconi, ma dei vari Matola, Germane, Fluttero, Pentenero, Centin, Milani che ne facciamo? Loro che fanno politica a livello locale sono puri? Dobbiamo sopportare tutto? E della sinistra germanica che diciamo? Sei un campione a spostare l'attenzione da dove si parla dei tuoi amici
http://www.youtube.com/watch?v=2E3dNqhXndE
“I luoghi delle parole” – Festival Internazionale di Letteratura – torna per la sesta edizione confermato non solo nella formula ma, e soprattutto, dal successo di pubblico e dall’adesione di dieci Comuni che ampliano ulteriormente il coinvolgimento del territorio.
Una manifestazione che ha saputo non solo affidarsi alla capacità organizzativa e creativa delle Fondazioni che l’hanno progettata ma, trattandosi di letteratura, al Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana, cuore pulsante e spazio privilegiato della carta stampata. Il tratto più significativo resta però, sicuramente, la capacità di coinvolgere i cittadini in un percorso che non trova soluzione di continuità tra un’edizione e l’altra. Da sottolineare, inoltre, per la singolarità il progetto “Una cartolina da…” avviato nella scorsa edizione e subito accolto favorevolmente da scrittori e pubblico, per la diversa opportunità di dialogo tra chi scrive, chi legge e chi non legge, ma potrebbe essere stimolato a farlo proprio da questi incontri.
Il 2009 è un anno ricco di ricorrenze, politiche, letterarie, scientifiche, e il Festival ha scelto come filo conduttore la letteratura di viaggio – essendo peraltro la lettura sempre un viaggio – con due sottosezioni, una dedicata a Italo Calvino che proprio trent’anni fa pubblicava “Se una notte d’inverno un viaggiatore” tappa importante per la narrativa internazionale che stravolge il concetto di narrazione; l’altra alla letteratura tedesca in omaggio alla caduta del Muro di Berlino di cui ricorre il ventennale e che costituisce a sua volta un momento di svolta non solo della politica internazionale.
Come ormai prassi il Festival coinvolgerà i più diversi luoghi del territorio, dal caffè storico al mercato, dalle prestigiose dimore alle scuole. Proprio al mondo giovanile e in particolare a quello scolastico sono dedicati speciali occasioni per stimolare interesse, curiosità e opportunità di approfondimento.
Il Festival si conferma esempio significativo della realtà territoriale piemontese che nella progettualità cooperativa e nel sostegno allo sviluppo della cultura vede i punti di forza della sua linea politica.
Gianni Oliva
Assessore alla Cultura
E' l'edizione in cui è stato invitato Giuseppe Puppo un esmpio di alta cultura democratica.
ll Festival Internazionale di Letteratura “I Luoghi delle Parole”, giunto alla sua sesta edizione, prosegue nell’apertura dei propri orizzonti a scenari più vasti coinvolgendo non solo i comuni del territorio provinciale già presenti negli anni precedenti quali Chivasso, Settimo Torinese, Casalborgone, Castagneto Po, Cavagnolo, Gassino Torinese, San Maurizio Canavese e Volpiano ma si accresce con l’adesione di San Benigno Canavese.
Se le precedenti edizioni hanno visto un costante incremento di pubblico, qualità e critica, questa sarà sicuramente ancora più convolgente, grazie al progetto stilato dalla Fondazione Novecento in collaborazione con Fondazione Esperienze Cultura Metropolitana, Sistema Bibliotecario Area Metropolitana Torinese, le Città di Chivasso e Settimo Torinese che si avvale dell’adesione del Presidente della Repubblica Italiana che si aggiunge ai patrocini già concessi del Ministero per gli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività culturali, del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania, dell’Università di Torino e del Goethe Institut.
Siamo certi che le articolazioni del Festival saranno di sicuro successo con la dedica a Italo Calvino e al suo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, a trent’anni dalla pubblicazione avvenuta nel 1979, all’analisi della Letteratura di Viaggio e, in occasione del 20° anniversario della caduta del Muro di Berlino, alla Letteratura tedesca. al mondo dell’istruzione per ogni fascia d’età con il Progetto Scuole e all’iniziativa “Una cartolina da…” con il coinvolgimento di dieci giovani scrittori nelle dieci località del circuito.
La Provincia di Torino è orgogliosa di contribuire a questa iniziativa con l’auspicio di continuare a svolgere un’autorevole azione di promozione della cultura, della letteratura e della lettura.
Ugo Perone
Assessore alla Cultura
Antonio Saitta
Presidente
Il Festival internazionale di letteratura “I Luoghi delle Parole” è diventato negli anni un appuntamento atteso e apprezzato nel panorama delle iniziative culturali che si svolgono nella nostra Regione. Un successo che deriva soprattutto dall’aver saputo coniugare la promozione della buona lettura con quella territoriale di area, coinvolgendo una rete di comuni appartenenti allo stesso spazio geografico e quindi legati da peculiarità che ne fanno appunto un “territorio”.
Il Piemonte ha dimostrato di essere terreno fertile di cultura e di iniziative che ruotano intorno alle parole, basti pensare al crescente e straordinario consenso di pubblico che la Fiera del Libro di Torino riscuote ad ogni edizione. Accanto a quella che è una grande manifestazione riconosciuta a livello mondiale, ci sono poi le numerose rassegne letterarie organizzate a livello locale, certamente più piccole ma non meno significative, che nel tempo si sono conquistate l’affetto di una platea di lettori pronta a cogliere il nuovo con entusiasmo.
Ne è un esempio questo festival, giunto alla sua VI edizione, che sono certa non deluderà ancora una volta le aspettative e anzi contribuirà ad arricchire il confronto di idee sui grandi temi letterari e sugli autori più significativi della letteratura italiana, con un occhio sempre rivolto al meglio della produzione straniera del passato e del presente.
Compito di noi amministratori è quello di incentivare e sostenere le iniziative culturali di qualità, che da una parte stimolano la conoscenza intellettuale, dall’altra costituiscono per il territorio un valore aggiunto importantissimo, consentendo a tanti luoghi abitualmente fuori dai circuiti turistici di essere scoperti.
Mercedes Bresso
Presidente della Regione Piemonte
Direzione Artistica
Giorgio Vasta – Coordinatore direzione artistica generale
Anna Chiarloni, Isabella Amico di Meane, Daniela Nelva – Università di Torino Progetto Germania
Jessica Kraz Magri, Inge Schladen, Maria-Antonia De Libero – Goethe Institut Turin - Progetto Germania
Luigi Marfè – Consulente per la sezione viaggio e coordinatore della mostra Il Miramondo
Marina Rota – Consulenza artistica e Responsabile Relazioni Editoriali
Giuseppe Busso – Programmazione incontri UNITRE
Comitato d’indirizzo
Regione Piemonte
Mercedes Bresso – Presidente
Gianni Oliva – Assessore alla Cultura
Giovanna Pentenero – Assessore all’Istruzione
Eugenio Pintore – Direttore Settore Biblioteche, Archivi, Istituti Culturali
Provincia di Torino
Antonio Saitta – Presidente
Ugo Perone – Assessore alla Cultura
Carla Gatti – Direttore Area Relazioni e Comunicazione
Città di Chivasso
Bruno Matola – Sindaco
Alessandro Germani – ViceSindaco e Assessore alla Cultura
Città di Settimo Torinese
Aldo Corgiat Loia – Sindaco
Antonello Ghisaura – Assessore alla Cultura
Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura
On. Rolando Picchioni – Presidente
Fondazione Novecento
Paolo Fasolo – Presidente
Fondazione ECM
Giuliana Degiorgi – Direttore generale
Posta un commento