Nel blitz anticriminalita' arrestati anche un poliziotto e un carabiniere Decapitate due cosche della mafia Le mitragliette per i killer venivano da un commissariato Scoperti esecutori e movente di sei efferati omicidi
La 'ndrangheta molla la presa. Due cosche, le piu' temibili in Piemonte, sono state decapitate da un'operazione compiuta da carabinieri del Nucleo operativo e del Ros, poliziotti della Mobile e della Criminalpol, funzionari della Dia. Sei omicidi, fra i piu' efferati degli ultimi anni, sono stati risolti. Si e' fatta luce su tre tentati omicidi, otto estorsioni, un gran numero di reati minori. Erano organizzazioni potenti, con solide radici in attivita' di copertura, e che potevano contare su complicita' importanti: un poliziotto e' stato arrestato perche' forniva mitragliette ai killer ritirandole dall'armeria del commissariato, un carabiniere perche' agli amici mafiosi l'avvicinarsi di retate o perquisizioni. E' stato scoperto anche un piano poi naufragato - vecchio di due anni - per eliminare un ufficiale dei carabinieri per la sua iperattivita', A mettere in moto l'operazione , durata oltre un anno, sono stati una decina di pentiti. L'indagine prende il nome dal diminutivo di uno dei latitanti, Luciano D'Agostino, e ha permesso di scardinare le organizzazioni che facevano capo a lui ed a quella capeggiata dagli Ursini-Belfiore. Il procuratore aggiunto Marcello Maddalena ha fornito i particolari dell'operazione che ha portato a 61 ordini di custodia cautelare nei confronti di 43 persone. Di questi provvedimenti, 15 sono stati notificati a persone gia' detenute e 24 a persone arrestate fra ieri e mercoledi'. I latitanti sono quattro. I provvedimenti sono stati emessi dai sostituti procuratori Patrizia Caputo, Anna Maria Loreto, Paolo Tamponi e Sandro Ausiello che fanno parte della Dia. Ventuno ordini si poggiano sull'accusa di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette, usura, gioco d'azzardo, traffico di droga, estorsioni, per altri 40 le accuse riguardano sei omicidi e quattro tentati omicidi. Gli omicidi su cui e' stato possibile alzare un velo sono quelli del potente biscazziere Saverio Saffioti, 40 anni, del Agatino Razzano, 46 anni (entrambi nel giugno '92), del calabrese Cosimo Franco, 32 anni (ottobre 1988) e sulla (che avvenne l'11 novembre '87) al circolo Acli di Chivasso, nella quale furono uccisi Salvatore Benfante, 32 anni, Fortunato Verduci, 23 anni e Giovanni Marra, 28 anni. Secondo gli investigatori, Saffioti, considerato il re del totonero a Torino, fu ucciso perche' era entrato in contrasto con il clan Belfiore per il controllo del mercato torinese e, sempre per contrasti con lo stesso gruppo, fu ucciso da Nicola Alberga, 37 anni, e Giulio Tirletti, di 38. Anche Agatino Razzano, esponente del clan dei catanesi e spalla del killer Stramondo, fu eliminato perche' al Belfiore. Cosimo Franco fu vittima di una faida interna al clan D'Agostino. Il mandante del triplice omicidio di Chivasso fu, per motivi legati allo smercio di droga, la potente cosca ILACQUA (il cui capobastone, PIETRO, ha ricevuto un nuovo ordine di custodia cautelare), legata agli altri tre gruppi coinvolti nell'operazione. Fra le oltre 60 persone raggiunte da nuovi provvedimenti restrittivi ci sono Mario Ursini (capo della' ndrangheta torinese), i killer Nicola Alberga e Giulio Tirletti, i viceboss Carmelo Trichilo e Luciano Grande, oltre a Santo Aligi e Domenico Filippone. Il poliziotto arrestato e' Mario Ricca, all'epoca dei fatti al commissariato Nizza, ora al Reparto Celere di Palermo. Il carabiniere e' l'appuntato Carmelo Cordone, della' ndrangheta presso il Nucleo operativo Torino, gia' in forza alla stazione Lingotto. In manette anche Giovanni Caridi, impiegato del Tesoro, che avrebbe rilasciato certificati compiacenti per favorire attivita' commerciali. Fra i reati, una curiosita': il boss Ursini aveva inventato una royalty che dovevano pagargli i suoi sottoposti impegnati nel contrabbando di sigarette. Un Monopolio versione' ndrangheta. Angelo Conti.
4 commenti:
Anonimo
ha detto...
Molto interessante. Per caso, non c'è qualche articolo più recente, che ci illumini sulla situazione attuale a Chivasso e dintorni? O adesso va tutto bene? doc
Tranquillo. Ora non va per niente bene. Solo che stiamo ricostruendo poco alla volta, partendo da parecchio indietro, per mostrare che la situazione odierna nasce da lontano.
Ci arriveremo man mano. La rassegna stampa è partita dalla cosiddetta strage di San Martino nel lontano 1987 e toccherà i giorni nostri. Lo scopo era di fare un pò la storia di questo fenomeno nella nostra città attrraverso i giornali. Troppo spesso pensiamo che la 'ndrangheta sia patrimonio di paesi distanti da noi, ma non è così. In questi ultimi due anni chissà quanti imprenditori locali sono stati accarezzati dall'idea di farsi prestare soldi per la propria attività proprio dalla 'ndrangehta. Le aziende vanno male, le banche non scucciono e l'unico che oggi ha pacchi di soldi è la 'ndrangheta. Avremo ancora molte pagine da inserire in rassegna stampa. U redatturu
tanto perché lo sappiate: quello che state facendo, ribaltare articoli di giornale vecchi di 20 anni, oltre a non essere nemmeno lontanamente giornalismo è assolutamente ILLEGALE e passibile di DENUNCIA da parte di chiunque sia stato da voi citato. chiedete a qualsiasi avvocato cos'è il diritto all'oblio. i migliori auguri
4 commenti:
Molto interessante. Per caso, non c'è qualche articolo più recente, che ci illumini sulla situazione attuale a Chivasso e dintorni? O adesso va tutto bene?
doc
Tranquillo. Ora non va per niente bene. Solo che stiamo ricostruendo poco alla volta, partendo da parecchio indietro, per mostrare che la situazione odierna nasce da lontano.
Ci arriveremo man mano. La rassegna stampa è partita dalla cosiddetta strage di San Martino nel lontano 1987 e toccherà i giorni nostri. Lo scopo era di fare un pò la storia di questo fenomeno nella nostra città attrraverso i giornali. Troppo spesso pensiamo che la 'ndrangheta sia patrimonio di paesi distanti da noi, ma non è così. In questi ultimi due anni chissà quanti imprenditori locali sono stati accarezzati dall'idea di farsi prestare soldi per la propria attività proprio dalla 'ndrangehta. Le aziende vanno male, le banche non scucciono e l'unico che oggi ha pacchi di soldi è la 'ndrangheta. Avremo ancora molte pagine da inserire in rassegna stampa.
U redatturu
tanto perché lo sappiate: quello che state facendo, ribaltare articoli di giornale vecchi di 20 anni, oltre a non essere nemmeno lontanamente giornalismo è assolutamente ILLEGALE e passibile di DENUNCIA da parte di chiunque sia stato da voi citato. chiedete a qualsiasi avvocato cos'è il diritto all'oblio.
i migliori auguri
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