Se avete una moto, non necessariamente da trial, e in questi giorni festivi, tra un pranzo e un cenone non sapete bene cosa fare, potete recarvi nella ridente cittadina di Casalborgone e farvi un giro nei boschi della collina, sgommando tra i rii, sfrecciando tra un albero e l’altro, o balzando sui massi erratici ricoperti di morbido muschio. Nessuno potrà dirvi niente, perché il sindaco Amos Giardino, a dispetto del suo nome non così amante della natura, ha provveduto con un’apposita ordinanza ad autorizzare il ritorno delle moto nel Bosc Grand.
Quella del SIC (Sito di interesse comunitario) del Bosc Grand è una storia lunga, ma significativa di come vanno le cose nel nostro paese. Tutto comincia nel lontano 1982, quando l’Unione Europea decide di realizzare un sistema di aree naturalistiche integrate tra loro, in grado di salvaguardare gli habitat e le specie tipiche di ogni zona, e richiede ai vari paesi della Comunità di indicare dei siti da proteggere, in cambio di adeguati finanziamenti.
Gli aiuti dell’Unione fanno gola e chiunque abbia la fortuna di disporre sul proprio territorio di un sito idoneo, si affretta a segnalarlo. Tra questi c’è il Comune di Casalborgone, che propone il Bosc Grand, la più importante e meglio conservata superficie boscata delle colline torinesi. Premurandosi però di chiedere un’opportuna deroga, perché i soci del locale motoclub possano continuare a scorazzare indisturbati per il bosco.
Poi entrano in gioco i tempi lunghi della burocrazia e tutto cade nel dimenticatoio. Fino a poco più di un anno fa, quando la Regione Piemonte , in attuazione delle direttive comunitarie, decide di procedere alla definizione e approvazione dei vari Sic, per attivare i piani di gestione relativi a ciascuno di essi. E qui succede un pandemonio. Qualcuno fa notare che l’attività motoristica all’interno del bosco non si concilia troppo con la protezione dell’habitat, il Comune è costretto a revocare il permesso e, visto che siamo sotto elezioni, c’è subito qualcuno che decide di approfittare dell’occasione.
Si spargono le voci più inverosimili, a cominciare da quella che, se viene istituito il Sic, uno non sarà più padrone di fare quello che vuole in casa sua, come se le leggi dello Stato non valessero nel privato. Così la giunta di Casalborgone cambia e si arriva al 14 dicembre di quest’anno.
In questa data, appunto, la nuova maggioranza approva una delibera che autorizza il ritorno delle moto nel bosco, e tutto finisce per il meglio. E i finanziamenti dell’Unione Europea? Niente paura, i nostri amministratori sono così abili che riusciranno a ottenere anche quelli.
DoC.
1 commento:
mi sembra un'analisi piuttosto netta. non mi sembra il caso che sia concesso al comune di gestire il SIC. dopo un anno raderebbero al suolo tutto, con la scusa che il bosco fa ombra...
elefanti in una cristalleria mi sembrano, non amministratori...
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