Una lettera su "Voglio combattere ancora"...

Cari amici, vi scriviamo dopo essere stati ieri sera a Chieri in occasione dello spettacolo “Voglio combattere ancora!” di Giuseppe Puppo con letture di Sandra Maggio, quello che è stato rappresentato a Chivasso il 23 ottobre per le scuole.

Seppure i contenuti della “performance teatrale”, quali li abbiamo appresi dai presenti e dal sito del Signor Puppo, ci sembrassero già sufficienti per destare indignazione abbiamo ritenuto opportuno esserne testimoni. Don Milani diceva “I care” ovvero mi riguarda a differenza di qualcun altro che diceva “me ne frego”.

Speriamo che questo resoconto possa contribuire a fare chiarezza.

Non possiamo nascondere che l’impatto con queste persone sia stato inquietante. Arrivati nella sala che ospitava lo spettacolo ci siamo sentiti dei malcapitati dentro un covo di nostalgici. Ma queste sono sensazioni di pancia e le tralasceremo.

Non parliamo neanche della scarsa professionalità di queste persone. L’inconsistenza artistica ed estetica è un problema secondario a nostro avviso. Il problema è etico e politico. Anche se in realtà l’evidente carenza di professionalità di queste persone induce inevitabilmente a porsi la domanda: perché portarvi delle classi di studenti di un liceo? Quello di cui parliamo, sia chiaro, non è uno spettacolo teatrale: è una spiegazione discorsiva della carriera di Marinetti che si alterna alle letture delle sue poesie. La serata del di cui parliamo è avvenuta in presenza dell'Assessore alla cultura di Chieri.

Si comincia con un elogio di Ezra Pound, specificando la sua permanenza, come anche quella di Eliot, in Italia negli anni del fascismo. E’ stato letto in merito il Cantos in memoria della morte di Marinetti e citato un altro in cui lo stesso Pound si adira con gli americani per aver bombardato il tempio Malatesta a Rimini.

Poi segue la lettura del Manifesto Futurista (1909) che, come saprete, esprime oltre ad un esaltazione della guerra, un disprezzo per la donna ed il femminismo (punto 10: Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria). Per queste parole Puppo si è giustificato dicendo testualmente: “Eh, lo so, queste parole possono destare critiche, Marinetti fece solo una sparata; in realtà amava le donne e se ne contornava”. La Maggio ha quindi letto la poesia “Bombardamento”.

Il rapporto con Mussolini viene così spiegato: “ Marinetti collaborò con il fascismo ma è anche vero che si scontrò con esso. In fin dei conti Mussolini e Marinetti erano come due galli in un pollaio”. Il rapporto con Mussolini viene riaffrontato quando viene letto un passo di una lettera di una delle figlie. La breve citazione dice che i due, nonostante si fossero scontrati, mantennero per tutta la vita uno stretto legame. Ad un certo punto Puppo fa intervenire Bruno Labate, presidente dell’associazione “Poesia Attiva” a cui fa dire poche parole sullo spirito innovativo del futurismo nel campo della moda e del vestiario in particolare.

Quando parla dell’intervento di Marinetti nella seconda guerra mondiale Puppo afferma che Marinetti nel ’44 tornò stanco e provato, deluso dell’esperienza bellica “che è sempre tragedia”. In proposito, dice Puppo, Marinetti scrisse “Quarto d’ora di poesia della X Mas”; una poesia che, per chi non l’avesse letta, è una nuova esaltazione dell’azione bellica e un violento disprezzo per i renitenti alla leva. Dopodiché un certo poeta di nome Manlio Bichiri legge una poesia. Al termine, lo stesso Bichiri farfuglia un giudizio sul Marinetti poeta dicendo che i poeti futuristi non valgono molto, che valgono molto di più come pittori. Il poeta come vate, che si sostituisce a Dio, dice Bichiri, non ha più valore nella società di oggi dove tutte le opere si realizzano collettivamente. Per inciso; Bichiri e Labate ci sembra non fossero presenti nella replica per le scuole ed è stato evidente che fossero dei modi per mettere delle toppe (se vi interessa vi consigliamo una ricerca in internet per capire chi sono questi due personaggi). Come minimo affrettate e superficiali. Puppo, comunque, risentito delle affermazioni di Bichiri, ha detto che se fossero stati ad un dibattito futurista lo avrebbe preso per il bavero; poi ha deciso di concludere con una frase: “Nel 1968 alcuni studenti di Parigi che avevano occupato l’Università scrissero LA FANTASIA AL POTERE senza accorgersi che qualcuno lo aveva già fatto prima”.

Cari amici di Chivasso, ci sembra inspiegabile e preoccupante la constatazione che uno spettacolo del genere possa essere stato mostrato ad alunni delle scuole. Il problema non è se sia possibile parlare di futurismo di Marinetti, di Carrà o di Ezra Pound. E’ fuor di dubbio che questi abbiano dato un contributo al rinnovamento del linguaggio artistico, letterario e di costume. Il problema nasce se Marinetti e la sua opera vengono usati per poter legittimare, ammorbidendone i giudizi morali, il contesto politico e sociale che gli sta attorno; se vengono lette, fornendo un ambigua e approssimativa contestualizzazione, poesie come “Quarto d’ora di poesia della XMas” e se vengono liquidate superficialmente questioni che riguardano il collaborazionismo con i nazisti e tutto ciò che concerne.

Affermazioni come: “9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore(Manifesto futurista) pensiamo necessitino un’opportuna base culturale e nessuna ambiguità, nessuna incertezza soprattutto se, ripetiamo, vengono dette a dei ragazzi in fase di crescita e formazione caratteriale e intellettuale. Ci pare ormai disonesto (non più ingenuo) l’atteggiamento di chi minimizza simili espressioni di un revisionismo che tenta di far riemergere positivamente azioni, idee e personaggi legati alla dittatura fascista nel nostro paese. Tutto ciò è un problema serio, in particolar modo se messo in mostra a giovani alunni delle scuole, che dovrebbero essere baluardo di valori costituzionali come la tolleranza, il rispetto della donna, la libertà e la palese condanna di una dittatura come quella fascista.

Alla domanda “perché portarvi delle classi di studenti di un liceo?” noi ci siamo dati una risposta, anzi due: 1) per dare soldi ad amici fascisti un po’ e malamente mascherati 2) per intervenire sui giovani per diffondere concetti revisionistici che tendono a sminuire la gravità e le pesanti responsabilità del fascismo. Tutto questo sotto la maschera della democraticità e del pluralismo. Scusate: chiunque è libero di esprimere le proprie idee tranne chi sostiene un ideologia che NEGA tale libertà di espressione. Non confondiamo il pluralismo con l’indifferenza o con quella che anche un cattolico di buon senso riconoscerebbe come accidia (e che è uno dei sette vizi capitali).

Cari saluti da Luca Vonella e Lorenza Ludovico.

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