CHIVASSO - Ha suscitato polemiche la rappresentazione Marinetti: 100 anni di futurismo, di Giuseppe Puppo, autore, e Sandra Maggio, attrice, svoltasi il 23 ottobre al Teatrino civico per gli studenti chivassesi, nell’ambito del Progetto scuole de «I luoghi delle parole». Nonostante i discutibili contenuti, pare che si sia svolta senza contraddittorio: mi auguro che gli organizzatori chiariscano. Non è stato propriamente uno spettacolo teatrale: tra un intervento e l’altro di Puppo, l’attrice alcuni testi: il Manifesto futurista del 1909, il bellicista e filofascista Quarto d’ora di poesia della X Mas, scritto da Marinetti quando appoggiava la repubblica di Salò, e altri suoi scritti. Dal sito di Puppo apprendiamo che la compagnia verrà nuovamente in gennaio a Chivasso al Politeama (con il patrocinio del Comune?). Sul sito della compagnia compare una traccia della rappresentazione. Vi è citata la figura di Ezra Pound, che non fu soltanto un grande poeta, ma fu anch’egli un sostenitore della Repubblica di Salò (allora viveva in Italia). Pound sta conoscendo in Italia una rinnovata notorietà, non tanto o non solo per la sua opera poetica, ma perché è una delle figure di riferimento di «Casa Pound», l’organizzazione che si sta rapidamente diffondendo sul territorio nazionale (si veda il libro di Marco Mathieu Oltrenero. Nuovi fascisti italiani, Contrasto, Milano 2009). Il suo sito mescola il link a Radio Bandiera Nera, l’invocazione del gentiliano stato etico, l’ostilità alla società multirazziale, a rivendicazioni progressiste come la lotta alla privatizzazione dell’acqua. Vi compare il Manifesto del turbo dinamismo, che riprende i contenuti del Manifesto futurista. Per quanto riguarda Pound cito da Wikipedia: «Dal 1941 al
Interessanti le idee politiche di Puppo. Per conoscerle meglio occorre leggere sul suo sito i Ritratti del Novecento. Ne abbiamo già trattato, ma poiché l’autore è venuto a parlare a Chivasso a studenti adolescenti, mi sembra opportuno ricordare che nell’introduzione il saggio si presenta come un’opera di pedagogia politica. Puppo vi esprime la preoccupazione per la «perdita dei valori fondanti della politica» e «la povertà ideale che si riscontra…soprattutto nelle giovani generazioni», a cui occorre reagire con «una ricerca di solidi ancoraggi culturali». Non manca un riferimento all’autore di culto: «per dirla con Ezra Pound del verso conclusivo di uno dei suoi due “Cantos” composti in italiano [precisamente nel 1944-45], “Torneranno i fanti, torneranno le bandiere!”».
Quanto ai «solidi ancoraggi culturali» si tratta in buona parte di intellettuali (tranne alcuni come Cornelius Codreanu, più che un intellettuale un criminale), alcuni di grande valore, che aderirono al fascismo e al nazismo o ne affiancarono l’avventura. Brasillach, Céline,
Piero Meaglia.
4 commenti:
FAZIOSI VEDETE COME E- DEMOCRATICO IL SINDACO_
«Per Teatro a Canone, nessuna censura»
di Annarita Scalvenzo
E’ arrivata venerdì sera in Consiglio comunale, la risposta del sindaco Bruno Matola all’interrogazione sulla sua revoca del permesso per l’utilizzo del Teatrino Civico, per la rappresentazione dello spettacolo “A Ferro e Fuoco”, scritto e diretto da Simone Capula, vicenda che alla fine del mese di settembre, aveva destato una forte eco anche sulla stampa nazionale.
L’interrogazione era stata presentata dai consiglieri di opposizione Assunta Desiderio (indipendente), Michele Scinica (Sinistra e Libertà) e sottoscritta dai consiglieri del PD, Giovanni Scinica, Antonio Barillà e Mario Fatibene, e chiedeva chiarimenti circa la revoca.
«Non credo di aver agito con quell’arroganza e quella prepotenza che voi mi attribuite – ha esordito Matola -, perché sono aspetti lontani dal mio carattere. Ho esercitato una mia facoltà come Sindaco, certo forte, ma che non è censura, perché non ho vietato lo spettacolo sul suolo comunale, ma solo non ho ritenuto opportuno concedere l’uso di questo spazio pubblico. Credo di essermi comportato in modo intellettualmente onesto e la mia scelta può essere criticabile, ma non può essere bollata come censura».
Matola ha poi ricordato che la stessa compagnia, poche settimane dopo questa vicenda, ha rappresentato alcuni spettacoli nell’ambito del progetto del Ciss legato al disagio, al Teatrino, nella settimana intitolata “Veramente mi chiamo Filippo” e tutto si è svolto regolarmente.
La facoltà a cui ha fatto riferimento il Primo Cittadino, è quella sancita dall’articolo 2 del Regolamento Comunale che norma l’uso del Teatrino Civico: lo spazio può essere negato dal Sindaco, qualora si ravvisino possibilità di turbativa dell’ordine pubblico.
«E’ quella rappresentazione specifica che io ho giudicato non congrua per motivi di ordine pubblico. Il divieto era legato esclusivamente alla relazione fra luogo e oggetto della rappresentazione».
Dal momento che lo spettacolo parla della vita di Mara Cagol, scomparsa e legata alle Brigate Rosse, spesso si era fatto il parallelo con la venuta di Renato Curcio in città, lo scorso anno, per la presentazione di un suo libro e in quell’occasione, vi erano state proteste fuori dalla sede delle Acli, dove si svolgeva l’incontro.
«Un ragionamento contraddittorio», lo ha definito il consigliere di opposizione del Gruppo Misto, Assunta Desiderio: la minaccia di ordine pubblico deve essere fondata e non paventata e non si capisce il continuo parallelismo con la presenza di Curcio, di cui non era prevista la presenza, né fra gli attori, né fra il pubblico. Inoltre, ha sottolineato la Desiderio, il Comune di Chivasso ha spese molto forti per quello che riguarda la cultura e un’Amministrazione che ha così a cuore questo settore, dovrebbe offrire un ventaglio multiforme di proposte.
«Cogliamo però la parte propositiva del discorso del Sindaco – ha detto la Desiderio -, quando esprime la volontà e la disponibilità ad aprire un dibattito sull’argomento».
«Credo che quella decisione – ha aggiunto Giovanni Scinica -, sia stata un grosso errore: lo spettacolo è stato rappresentato in altre città e non è avvenuto nulla».
«Involontariamente – ha cercato di sdrammatizzare Matola -, credo di aver fatto una grande pubblicità allo spettacolo e di avergli dato una visibilità, che altrimenti non avrebbe avuto. Non me ne vogliano per questo gli attori, ma diversamente, lo spettacolo non avrebbe avuto questa risonanza mediatica».
Una battuta che non è stata accolta con favore dagli attori protagonisti dello spettacolo, che hanno assistito alla discussione dell’interrogazione e poi hanno abbandonato la sala consiliare.
Manlio Bichire Un AMICO DI PUPPO e del CAMERATA GERMANI
Nasce a Bonorva (SS) il 26/07/1949, dal 1960 vive e lavora a Torino.
Le esperienze maturate fin da raggazo si esauriscono molto presto per le ambiguità di un progetto che sacrifica all’azione politica, la chiarezza delle radici ideali e filosofiche. .
Sposta quindi il centro del suo interesse verso la ricerca spirituale e comunitaria, indirizzando la sua azione nelle attività clandestine di supporto alla dissidenza russa antisovietica nei paesi dell’Est europeo.
La convinzione dell’incapacità della politica a cambiare “l’uomo” lo spinge a privilegiare la necessità di un’azione che si esplica, anzitutto, nel lavoro incentrato su se stessi. Si convince sulla ineledubilità di scelte radicali quali: l’adesione ad una disciplina tradizionale (cristiana, buddista, ecc.) che porti ad individuare una “via” di realizzazione personale, ovvero attraverso la scelta temeraria dell’esperienza solitaria ed anarchica del “cavalcare la tigre”. Senza un mutamento ontologico della persona,
BRUNO LABATE un possibile interlocutore per parlare di anni di Piombo alle giovani generazioni
E’ il presidente di “Poesia attiva”, con fondò nel 1994 insieme ad Emilio Gay.
Nasce a Montemagno, in provincia di Asti, il 19 settembre 1943.
Vive e lavora a Torino.
E’ laureato in scienze politiche ed ha compiuto inoltre studi di teologia, storia e filosofia.
Al di là delle sue attività imprenditoriali, o delle sue collaborazioni giornalistiche, oltre le attività politiche e sindacali, che ne hanno animato l’impegno in passato, uomo e l’opera si esplicano soprattutto sulle strade del percorso poetico e dell’ organizzazione culturale.
E’ proprio quest’ultima che attualmente lo assorbe principalmente e gli dà le maggiori soddisfazioni.
Bruno Labate è anche fondatore e presidente del Premio “Pertinace” (dal nome dell’ unico imperatore romano di origini piemontesi) giunto alla sua diciottesima edizione, che viene assegnato ogni anno a personalità della Regione Piemonte distintesi per particolari meriti artistici, scientifici e sociali.
Nel corso degli anni Ottanta, ha collaborato (nei testi, ma pure per la parte iconografica) alla realizzazione di una collana di libri dedicati alla storia e al patrimonio artistico e culturale dei comuni della provincia di Torino: si tratta di ricerche che vanno oltre la monografia descrittiva, per arrivare a cogliere lo spirito dei luoghi, delle tradizioni, degli abitanti.
Sempre in quegli anni Bruno Labate si è dedicato agli studi storici ed è stato l’autore di una singolare, quanto interessante ricerca, su incarico della società autostradale Satap, volta a ricostruire le fasi della costruzione e della realizzazione del percorso della strada dell’antica Roma da Piacenza a Torino, evidenziando le tecniche di ingegneria adoperate, desunte dal celebre trattato “De architectura” di Vitruvio.
Fra le numerose collaborazioni giornalistiche, particolare rilevanza per l’impegno critico e propositivo dimostrato riveste quella con il periodico “Torino magazine” per cui ha ideato pagine di poesia e attualità culturali.
Come poeta intimista, Bruno Labate è autore di tre raccolte.
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La prima, “Bagliori” (Sargraf, Torino) è del 1974 e ne svela e ne rivela la vena sentimentale, con effetti dirompenti sui suoi tanti amici e conoscenti.
L’effetto è palpabile, per esempio, nella redazione dell’allora popolarissimo settimanale “Candido”, che gli dedica una partecipata ampia recensione:
“Lo conoscevamo come uomo d’azione e di battaglia. Una battaglia bruciante, vissuta con totale impegno, condotta sempre sul filo del rischio personale e, talvolta, duramente pagata. Così, siamo rimasti stupiti di fronte a questo libro azzurro di poesie…Ma uno stupore del tutto ingiustificato, il nostro, se solo ci fossimo fermati a considerare la gentilezza dei modi e la serenità dello spirito, sempre da lui conservate…La sua poesia è come il suo autore: limpida e inerme, candida e coraggiosa, piana e trasparente…Un dono di semplicità e di dolcezza”.
Sull’umanità tenera e semplice, ricca di sincerità e di pulizia, rivelata da Bruno Labate al suo esordio poetico insisteva pure Mario Aires-Lia: “Pensieri, sentimenti, tocchi di colore, brevi sprazzi di luce e lunghe strisce d’ombra: bagliori, appunto, d’una normale vicenda umana, in cui l’anima non s’adagia inerte”.
Di lui scriveranno fra gli altri Franz Maria D’Asaro, e l’attuale direttore del TG2 Mauro Mazza, nel 1977, in occasione dell’uscita (Nuove edizioni italiane, Bari) della sua seconda raccolta, “…Anche armonia”.
Il primo evidenzia che “Esplorare la speranza, nella certezza di approdare alla spiritualità dell’uomo, è l’atto di fede che più di ogni altro istinto di rivolta pervade e plasma la poesia di Bruno Labate, in questo trittico di riposante ricerca…la solare umanità di una poesia…che tenta il miracolo di ricondurre l’uomo alla propria umanità, di recuperarlo alla propria missione di protagonista divino…di aiutare l’uomo a credere e sperare”.
Il secondo (sul “Secolo d’Italia” del 16 aprile 1977) mette l’accento sullo stile di questa “poesia così tersa e intelligibile nelle sue precise risonanze e nei suoi ritmi distesi…Lirica classica e moderna insieme, dove la parola trova un felice esito espressivo, che risulta sempre aderente ed efficace, perché scaturito dal di dentro e rispondente ad una misura stilistica personale, che è simbolo di un’istanza interiore sofferta e, per questo, autentica”.
Tutta la successiva produzione poetica degli ultimi due decenni di Bruno Labate confluirà in una terza raccolta attualmente in preparazione.
Dal Sito di Giuseppe PUPPO storico studioso di Futurismo e pedagogo
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