In questi giorni, i media e la classe politica hanno esultato per l’accordo firmato dai sindaci della Valsusa, che, secondo loro, dà finalmente il via ai lavori per la realizzazione della TAV in valle, con relativo tunnel di 57 km. “Accordo fatto con i sindaci, via libera alla Tav”, gongola “Repubblica”, che parla di “una svolta storica” e presenta, a pag. 6, addirittura una cartina del futuro tracciato della linea, i cui lavori dovrebbero già partire nel 2009.
Tutto questo ieri, lunedì 30 giugno. Oggi, martedì 1° luglio, a pag. 21, nelle pagine dedicate all’economia, si legge: “Nuova frenata dei sindaci sulla Tav” e viene riportata la precisazione di Ferrentino, che dice: “Non c’è nessuna ipotesi di tracciato, si tratta di un’intesa sulle regole e sulle necessità di trasporto dell’area, per arrivare ad un progetto che è tutt’altro che scontato…”
Che dire? Non si sono capiti, o politici e giornalisti non hanno letto il testo dell’accordo? Eppure il testo è lì, a disposizione di tutti, una cinquantina di pagine, scritte volutamente in modo semplice e chiaro e che, in sintesi, dicono soprattutto tre cose.
Primo: le grandi opere del passato sono state un disastro annunciato, perciò oggi, imparata la lezione, occorre partire dall’esistente e concentrarsi sulla soluzione dei problemi più urgenti, operando per fasi successive. Cioè, lasciamo perdere il tunnel e la Torino-Lione ai 300 all’ora e concentriamoci sulle vere esigenze di sviluppo della nostra area, cominciando dai nodi più delicati, senza costruire linee nuove, ma valorizzando quelle che già ci sono e riducendo la velocità ad un massimo di 180 km all’ora.
Secondo: sorpresa. Qual è il nodo più problematico? Non è, come molti credono, Susa, e neppure Venaus, o Bussoleno. Allora Avigliana? No, il nodo più problematico è quello di Torino, con annessa cintura fino a Chivasso. E’ lì che occorre iniziare a investire e a lavorare fin da subito, per essere in grado di far fronte ai veri problemi del trasporto: “Il potenziamento del trasporto pendolari è una necessità riconosciuta da tutti”, si dice a pag. 23, ma l’entrata in funzione del Servizio Ferroviario Metropolitano potrebbe trasformare il nodo di Torino in un “collo di bottiglia che impedirà di alimentare la linea di valico: I principali colli di bottiglia del sistema si troveranno all’interno del nodo di Torino, e non lungo la linea della Valle di Susa”.
Terzo (e nuova sorpresa): a pag. 25 si legge: “E’ ben noto che il Corridoio 5, inserito tra le reti transeuropee, è stato definito anzitutto al fine di integrare le reti ferroviarie dei paesi coinvolti… si tratta di assicurare la piena interoperabilità tra la rete ferroviaria francese e quella italiana… Attualmente, i TGV provenienti da Parigi e diretti a Milano non sono attrezzati a percorrere la linea ad alta velocità Torino-Milano; ed in base ai programmi di investimento delle ferrovie francesi questa condizione permarrà ancora per una decina di anni … D’altro canto, gli ETR500 italiani non sono attrezzati a percorrere le AV francesi, né si prevede che lo saranno in futuro. Infine, i TGV di nuova generazione, che verranno messi in servizio dopo il completamento del tunnel di base, potranno invece circolare sulle nuove linee AV italiane, ma non saranno in grado di entrare in nessuna stazione, comprese Torino Porta Susa e Milano Centrale… Problemi ancora più complicati riguardano i treni merci. Come risultato, l’Osservatorio ha dovuto concludere che sulla tratta Settimo – Chivasso, stando così le cose, soltanto pochi treni (90) potranno inserirsi sulla nuova linea AV (che resterà sottoutilizzata) mentre tutti gli altri (266) continueranno ad utilizzare la linea storica (che si manterrà altamente congestionata). In una condizione di questo genere, il Nuovo Servizio Ferroviario Metropolitano non potrà raggiungere Chivasso, ma dovrà arrestarsi alla stazione di Torino Stura. Tutto ciò con buona pace di quanti affermano che l’alta velocità consentirà finalmente di potenziare i servizi pendolari, e che le reti transeuropee ci terranno uniti all’Europa”.
E notate bene che chi dice tutto questo non è il solito ambientalista catastrofista, ma una commissione di esperti che ha lavorato sul tema per mesi e mesi. Ma, secondo voi, politici e amministratori saranno in grado di capire questo linguaggio semplice e chiaro?
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