Legambiente e Pro Natura contrarie se l'impianto userà canna appositamente coltivata anziché utilizzare i residui dell'agricoltura già disponibili, e se la lignina verrà bruciata anzichè essere utilizzata ad umido.
A proposito dell'impianto per il Bioetanolo a Crescentino, Legambiente e Pro Natura hanno già fatto pervenire alla Provincia le proprie osservazioni sul progetto: eccone un breve riepilogo.
Legambiente e Pro Natura ritengono che la produzione di etanolo a partire dalla cellulosa (“seconda generazione”), se si verificano determinate condizioni, risolve il problema della conflittualità fra l’uso alimentare e l’uso energetico dell’agricoltura, tipico della “prima generazione”, che prevedeva di utilizzare i cerali sottraendoli all'uso alimentare.
Perché questo si verifichi, occorre però che la biomassa utilizzata non venga coltivata intensivamente e non sia competitiva con la possibilità di coltivare prodotti alimentari (mais o grano o riso, ecc), altrimenti si ricadrebbe nelle stesse problematiche della produzione a partire dai cereali (prima generazione).
La condizione di sostenibilità della produzione di Bioetanolo di seconda generazione è pertanto legata all’utilizzo di biomasse che già sono disponibili nelle pratiche agricole abitualmente svolte nella zona interessata, quali la paglia del riso, quella del grano o gli stocchi del mais, genericamente denominati “residui agricoli”.
Nel territorio intorno a Crescentino si può ragionevolmente prevedere che i residui agricoli derivanti dalla coltivazione del riso, del mais e del grano siano disponibili con una certa abbondanza.
Si esprimono invece seri dubbi sulla opportunità che, in questo territorio, la produzione possa dipendere, se non marginalmente, da biomasse coltivate appositamente, come la canna comune alla quale il progetto fa riferimento, a meno che non si tratti di specie vegetali che possono “ruotare” con le specie attualmente coltivate, oppure che la coltivazione di queste specie si limiti alle aree inquinate o alle fasce circostanti le vie di comunicazione.
Non si ritengono invece positivamente utilizzabili per tale scopo le aree genericamente “marginali”, in quanto normalmente esse sono costituite da territorio ad elevato valore naturalistico, spesso con importanti funzioni di tipo idrogeologico.
Vi è poi il problema di come utilizzare la lignina che l'impianto rende disponibile come sottoprodotto / rifiuto: vista anche la ragguardevole quantità, la sua combustione a fini energetici in un forno a griglia desta preoccupazione per gli effetti sulla qualità dell'aria, mentre potrebbe essere tollerato un suo utilizzo "ad umido", evitando pertanto di bruciarla.
Legambiente e Pro Natura del Vercellese.

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