Antimafia da sud verso nord....

Antimafia da sud verso nord. La mente è in Piemonte, il cuore in Calabria. A Volvera (Torino) il raduno nazionale dei giovani di Libera. Tra incontri sulla legalità e voglia di «fare movimento» e combattere la mafia. E a Isola Capo Rizzuto, dove la cooperativa che gestisce i campi confiscati, è nel mirino delle cosche...


VOLVERA - Fa caldo, come ogni luglio. E nemmeno il verde della campagna allenta la morsa. A Volvera, fuori Torino, in una cascina che ora ha un nome simpatico, Arzilla, ma un tempo non lontano era un bene mafioso, proprietà del narcotrafficante 'ndranghetista Vincenzo Riggio, ci sono 150 giovani. Provengono da tutta Italia, parlano, discutono, si interrogano, recitano, fanno chiasso. Ma quando superi il cancello ed entri - è mattino e l'afa si appiccica alla pelle - senti solo i tuoi passi. Di te, che cammini sulla ghiaia. I ragazzi sono in giardino, sparsi, qualcuno sta nel campo vicino. Le biciclette, concesse dal Comune per raggiungere la cascina, stanno ferme. Loro scrivono una lettera immaginaria a Rita Atria, una ragazza che voleva giustizia e che a 17 anni, una settimana dopo la bomba di via d'Amelio, si uccise a Roma, gettandosi dal settimo piano. Figlia di un boss mafioso di Partanna era diventata una testimone di giustizia trovando in Paolo Borsellino una specie di padre.

Il silenzio certe volte ci vuole: «Le cose, anche una lettera, si devono fare bene» dice subito Francesca, diciottenne torinese dalle idee chiare e dalla grande passione per il teatro (fa parte della compagnia Tromba del Trambusto): appena finito l'orale alla maturità è corsa qui, al raduno nazionale dei giovani di Libera, il primo della storia dell'associazione fondata da don Luigi Ciotti, 15 anni fa.
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