CHIVASSO - In questi giorni si è parlato parecchio di Futurismo, a proposito del discutibile spettacolo "Marinetti: 100 anni di Futurismo", rappresentato a Chivasso il 23 ottobre per gli studenti, nell’ambito de “I luoghi delle parole”. Qualche mese fa è stato pubblicato il libro di Angelo d’Orsi "Il futurismo tra cultura e politica. Reazione o rivoluzione?", Salerno Editrice, Roma 2009. D’Orsi è professore di Storia del pensiero politico nell’Università di Torino. Su “La Stampa” del 19 marzo 2009 ha pubblicato un articolo intitolato “un gioco. L'anniversario celebrato con grottesca goliardia: dimenticati il culto della violenza e il fascismo”. Lo riproduciamo parzialmente.
"Ma è possibile che in questo paese si debba oscillare sempre fra ripulsa e apologia? Tra damnatio e laudatio? Tra demonizzazione e giubilazione? Giornalisti e politici, studiosi e organizzatori di cultura diventano ora esorcisti del demonio di turno, ora adoratori magari dello stesso diavolo, ridiventato angelo. Le celebrazioni in atto del Futurismo, in occasione del centenario della sua fondazione (febbraio 1909), sono una manifestazione corale al limite dell’incredibile: dopo decenni di rimozione, a partire dagli Anni 80 cominciò la rivalutazione del Futurismo che ora si trasforma in un delirio apologetico, un osanna collettivo, che passa per le esposizioni: da Milano (capitale del Futurismo) a Reggio Calabria (patria di Umberto Boccioni, indubbiamente il pittore più significativo non solo del movimento), da Bologna - che reclama, con un suo vecchio giornale, La Gazzetta dell’Emilia una primogenitura del Manifesto di fondazione (rispetto al parigino Figaro) a Roma (centro motore del Secondo Futurismo), e così via.
Mostre significano cataloghi (pesanti e costosi) e cerimonie inaugurali: quella romana - la «notte futurista» del 20 febbraio, giorno della pubblicazione del Manifesto sul Figaro, è stata un esempio clamoroso di spettacolarizzazione - piuttosto pacchiana - e di strumentalizzazione politica, all’insegna della lettura del Futurismo in termini ideologicamente denaturati, o, addirittura, adattati alla bisogna di una Roma che forse si vuole di nuovo «imperiale». Nel documentario proiettato alla mostra si arriva alla manomissione dei testi: il famoso punto 9 del Manifesto, quello che esalta la guerra «sola igiene del mondo», è amputato del passaggio relativo al «disprezzo della donna», uno degli elementi costanti dell’ideologia futurista. ……e i futuristi furono reclutati dal fascismo e se ne fecero alfieri, mentre, peraltro, non rinunciavano a chiedere commesse statali, aiuti personali al duce, prebende e cariche onorifiche.
È noto che Marinetti stesso, dopo aver tuonato per anni contro le accademie, accettò la carica di accademico d’Italia, fin dalla prima «infornata», nel 1929, diventando addirittura segretario della «classe di Lettere», pavoneggiandosi, grottescamente, con la sua brava feluca e lo spadino d’argento. Naturalmente, accanto alle mostre, convegni e libri. …
Ma Marinetti rivoluzionario? Certo, non possiamo dimenticare Gramsci e le sue felici notazioni sui futuristi, «rivoluzionari in cultura, reazionari in politica». Il Futurismo - il primissimo, quello antecedente alla Grande guerra - svolse una funzione rinnovatrice, egli osservava; ma i futuristi, alla fine, si sono rivelati null’altro che «un gruppo di scolaretti scappati da un collegio di gesuiti», che, dopo aver «fatto un po’ di baccano nel bosco vicino... sono stati ricondotti indietro sotto la ferula dalla guardia campestre».
Provocatore, certo, Marinetti, innovatore per certi aspetti; ma non si può dimenticare la totalità squisitamente reazionaria del Futurismo.… Il culto della violenza, il nazionalismo con tratti non di rado razzisti, una concezione gerarchica e pesantemente antiegualitaria della società, un’esaltazione acritica di una modernità che in realtà nessun futurista capì neppure lontanamente... E soprattutto una martellante apologetica della guerra sono stati lo zoccolo duro del Futurismo: presentarlo oggi come un’assemblea di goliardi giocherelloni, che festosamente condussero Italia «nella modernità», è grottesco. Scambiando la guerra per una manifestazione del «moderno» e facendosene campioni, i futuristi - con qualche eccezione - si assunsero una responsabilità gravissima; …E mentre Marinetti cantava «armi ed eroi della guerra mussoliniana» (ancora nel 1944, fedele milite della Repubblica di Salò), centinaia di migliaia di nostri connazionali morivano sotto bombe autentiche".
13 commenti:
DAL SITO DI CASA POUND ecco il Manifesto del turbo dinamismo. Ovviamente bisogna distinguere accuratamente il Futurismo dall’uso strumentale che ne fa la nuova destra radicale (e che ne ha fatto Puppo a Chivasso).
Però bisogna anche chiedersi se il Futurismo storico offre spunti, appigli e materiali alla destra radicale. Operazione lecita e opportuna per andare a fondo della questione.
Manifesto del Turbodinamismo
Martedì 27 Ottobre 2009 09:55
Il Turbodinamismo è una corrente artistica che nasce in risposta al vicolo cieco della cultura dominante. Una cultura in apnea, anestetizzata dal politicamente corretto, dal ribellismo a comando, dall'astrazione intellettuale. Viziata dall'erudizione autoreferenziale, dai salotti. Sfigurata dalla perdita della tecnica manuale e dell'abilità in favore del concettuale e del software.
Il Turbodinamismo intende riportare al centro dell'arte la fisicità, l'azione, l'irruenza, la tekné.
Una celebrazione chiassosa della vita in spregio a introspezione e moralismo.
La strada in spregio al museo, al mondano, all'istituzionale.
La violenza del verbo in spregio alla condiscendenza linguistica regnante.
I Turbodinamisti hanno esordito pubblicando due documenti ufficiali, il Manifesto del Turbodinamismo e il Manuale del Fanatico Emulatore, coronando l'operazione con l'affissione di gigantografie del poeta Robert Brasillach, nell'anniversario della sua nascita.
È seguita una mostra permanente a cielo aperto su un muro di Trastevere e una mostra nella ONC Area 19.
Locandine con il Manifesto del Turbodinamismo hanno tappezzato tutta l'Italia.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------
Manifesto del TURBODINAMISMO
1. Turbodinamismo è esaltare il gesto gratuito, violento e sconsiderato, con deferenza e riguardo al vestirsi bene.
2. L'arte è morta da tempo immemore, rivive solo nell'immediatezza dell'azione brava e rischiosa e relega la sua fruizione unicamente al vantarsi poi con gli amici al pub.
3. A chi ci chiede che lavoro fa il menatore rispondiamo seccamente che dispensa virtù nell'apnea decennale del teppismo di facciata.
4. Confinare l'arte in luoghi ed eventi ne santifica la prigionia, noi organizzeremo evasioni spettacolari con quel fare tipico del furfante anni '20.
5. I buoni dell'arte, gli imbroglioni, gli istituzionali, questi lestofanti hanno saccheggiato ogni spirito feroce e ogni Ύβρις, e siamo tornati per riprenderci tutto.
6. Contro l'ansia da air-bag delle vostre mura imbottite, noi esaltiamo le suture e l'ortopedia, il pronto soccorso e maxillo-facciale, poichè urgono fratture per flirtare con le infermiere.
7. Siamo stufi di sentir cantare le vittime e i reietti, di veder glorificate profezie desertiche: rivendichiamo quel certo stile necessario ad appiccare un incendio.
8. Agli anestetizzati del buonismo annunciamo che faremo sistematicamente a pezzi tutto quanto solo per il gusto di farlo. Siamo ben consci che rispondere puntualmente "perchè fa ride" a chi ci domanda il motivo di tanta intolleranza non fa che ingrassare il nostro alone di turpitudine, però fa ride.
9. La nostra tendenza all'assoluto è puntualmente stemperata dal gusto dell'irruzione, nella stasi imperante dettiamo la legge del mercurio. Ma il fatto di odiare praticamente tutti non ci rende certo incapaci di corteggiare una donna omaggiandola di rose rosse.
10. Il Turbodinamismo celebra la vita, col paradosso della distruzione, celebra la carne e l'accettazione titanica, mascherando nel sorriso la pulsione tragica e la metafisica della guerra. Sorseggeremo del buon whiskey mentre tutto brucia, abbiamo stabilito che il futuro ci appartiene.
PER UN UTILE CONFRONTO
Manifesto del futurismo
"Le Figarò" 20 Febbraio 1909
1-Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2-Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3-La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità
5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore
10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria
11-Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo
Queste le parole con cui Filippo Tommaso Marinetti fonda il 20 Febbraio 1909 a Parigi il manifesto futurista.
Da Wikipedia:
GASTRONOMIA FUTURISTA
MARINETTI ABOLISCE LA PASTASCIUTTA.
"Grazie alla completezza di questo movimento, viene influenzata anche la gastronomia. Nel 1914 il cuoco francese Jules Maincave aderì al Futurismo, proponendo quindi l'accostamento di nuovi sapori ed elementi fino ad allora "separati senza serio fondamento". Questo comprendeva accostamenti come filetto di montone e salsa di gamberi, noce di vitello e assenzio, banana e groviera, aringa e gelatina di fragola.
Il 20 gennaio 1931 Marinetti pubblicò il Manifesto della cucina futurista, sulla rivista «Comoedia». Secondo Marinetti bisognava eliminare la pastasciutta, così come forchetta e coltello e condimenti tradizionali, e incoraggiare l'accostamento ai piatti di musiche, poesie e profumi.
Scrive Marinetti:
« (...) vi annuncio il prossimo lanciamento delle cucina futurista per il rinnovamento totale del sistema alimentare italiano, da rendere al più presto adatto alle necessità dei nuovi sforzi eroici e dinamici imposti dalla razza. La cucina futurista sarà liberata dalla vecchia ossessione del volume e del peso e avrà, per uno dei suoi principi, l'abolizione della pastasciutta. La pastasciutta, per quanto gradita al palato, è una vivanda passatista perché appesantisce, abbrutisce, illude sulla sua capacità nutritiva, rende scettici, lenti, pessimisti. È d'altra parte patriottico favorire in sostituzione il riso. »
I FUTURISTI. Un gruppo di scolaretti, che sono scappati da un collegio di gesuiti, hanno fatto un po' di baccano nel bosco vicino e sono stati ricondotti sotto la ferula della guardia campestre.
Antonio Gramsci
Quaderni del carcere (ediz. critica Gerratana), Einaudi 1975, vol. I, p. 115.
MARINETTI
MANIFESTO DELLA DANZA FUTURISTA (1917)
Danza dello shrapnel
PARTE PRIMA
Voglio dare la fusione della montagna con la parabola dello shrapnel. La fusione della canzone umana carnale col rumore meccanico dello shrapnel. Dare la sintesi ideale della guerra: un alpino che canta spensierato sotto una volta ininterrotta di shrapnels.
1. movimento. Con i piedi marcare il tum-tum del proiettile che esce dalla bocca del cannone.
2. movimento. Con le braccia aperte descrivere con velocità moderata la lunga parabola fischiante dello shrapnel che passa sulla testa del combattente quando esplode troppo in alto o dietro di lui. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in azzurro: Corto a destra.
3. movimento. Con le mani (ornate di lunghissimi ditali argentei) alzate e aperte, molto in alto, dare l'esplosione argentea fiera beata dello shrapnel nel paaaak. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in azzurro: Lungo a sinistra. Poi mostrerà un altro cartello stampato in argenteo: Non scivolare sul ghiaccio. Sinovite.
4. movimento. Con la vibrazione di tutto il corpo, le ondulazioni delle anche e i movimenti natatorii delle braccia, dare le ondate e il flusso e riflusso e i moti concentrici degli echi nei golfi, nelle rade e su i pendii delle montagne. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in nero: Corvée d'acqua; un altro cartello stampato in nero: Corvée di rancio; un altro ancora stampato in nero: I muli la posta.
5. movimento. Con piccoli colpi saltellanti delle mani e una attitudine sospesa, estatica del corpo, esprimere la calma indifferente e sempre idilliaca della natura e il cip-cip-cip degli uccelli. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in caratteri disordinati: 300 metri allo scoperto. Poi un altro con il rosso: 15 gradi sotto zero, 800 metri rosso feroce soave.
(segue: Marinetti. Manifesto della danza futurista, 1917)
DANZA DELLA MITRAGLIATRICE
Voglio dare la carnalità italiana dell'urlo Savoia! che si lacera e muore eroicamente a brandelli contro il laminatoio meccanico geometrico inesorabile del fuoco di mitragliatrice.
1. movimento. Con i piedi (le braccia tese in avanti) dare il martellamento meccanico della mitragliatrice tap-tap-tap-tap-tap. La danzatrice mostrerà con gesto rapido un carrello stampato in rosso: nemico a 700 metri.
2. movimento. Con le mani arrotondate a coppa (una piena di rose bianche, l'altra piena di rose rosse) imitare lo sbocciare violento e continuo del fuoco fuori dalle canne della mitragliatrice. La danzatrice avrà fra le labbra una grande orchidea bianca e mostrerà un cartello stampato in rosso: nemico a 500 metri.
3. movimento. Con le braccia aperte descrivere il ventaglio girante e innaffiante dei proiettili.
4. movimento. Lento girare del corpo, mentre i piedi martellano sul legno dell'impiantito.
5. movimento. Accompagnare con slanci violenti del corpo in avanti il grido di Savoiaaaaaa!
6. movimento. La danzatrice, carponi, imiterà la forma della mitragliatrice, nera-argentea sotto la sua cintura-nastro di cartucce. Il braccio teso in avanti agiterà febbrilmente l'orchidea bianca e rossa come una canna durante lo sparo.
[Chissà perché piace tanto alla nuova destra radicale? Curioso, no?]
Fatemi un favore, pigliate la mitragliatrice e infilatevela ovunque ci sia posto. Per i più sensibili, cospargetela di sabbia.
Citerò un postfuturista dei nostri giorni Andate a mori ammazzati!!!
PS. e non censurerete un ministro, vero?
IL FUTURISMO DI MARINETTI
Giovanni Carlo Bonotto
Su La Stampa del 31 gennaio, nell’inserto “tutto LIBRI” e nell’articolo di apertura si può leggere questo inciso di Guido Davico Bonino: “…la profluvie di paginoni e doppie pagine, che…vari quotidiani e settimanali hanno dedicato (e, di certo, dedicheranno ancora) al centenario della nascita del Futurismo (formalmente, 9 febbraio 1909)…sono da ascriversi al conformismo dell’anticonformismo”.
Davico Bonino sintetizza quindi il suo pensiero sui futuristi liquidando il movimento come “carta straccia” ma, quasi rassegnato di fronte all’inevitabilità delle celebrazioni che la stampa nazionale riserverà alla mitologia di Marinetti, si augura che perlomeno si abbia il coraggio di non passare sotto silenzio il camaleontismo politico di questo istrione, passato, senza indecisioni e pentimenti, dall’anarchismo rivoluzionario socialista al fascismo di Benito Mussolini.
E’ improbabile, con i tempi che corrono, che l’appello di Guido Davico Bonino incontri molti proseliti. Schiere di commentatori allineati sono all’opera attraverso una attenta selezione dei documenti e una chirurgica (abbondante) amputazione dei testi, per far apparire il movimento di Marinetti come l’esplosione di un’energia fresca e rivitalizzante, agli albori di un Novecento sonnacchioso, intriso di cultura piccolo borghese e avviluppato in un perbenismo livellatore ed ipocrita. Insomma, saremo costretti, con ogni probabilità, a subire un’ulteriore classica operazione revisionistica, una delle tante di questi ultimi anni. A riprova basta girar pagina di “tutto LIBRI” per imbattersi in un commento di Ernesto Ferrero che sottolinea lo sdoganamento del Futurismo, “a lungo criminalizzato per le sue relazioni col Fascismo” e si compiace del lavoro di Giampiero Mughini (sì, proprio lui, quello di Italia 1, commentatore sportivo della domenica, gran tifoso della Juve ed ex di Lotta Continua) che offre un’immagine del tutto positiva di Marinetti.
Il futurismo, a differenza di molti movimenti del Modernismo, che si sono rivelati al pubblico attraverso manifesti, scritti e dichiarazioni spesso tortuosi e difficili da interpretare, nasce e si giustifica attraverso una ricca serie di documenti e proclami, la cui comprensione non può lasciare adito a dubbi di sorta. Ma, grazie appunto ad una sempre più diffusa tendenza revisionistica, accade ormai spesso in Italia che le politiche culturali, ufficiali e non, invece che analizzare e tentar di capire, si prodighino a mettere sotto silenzio e censurare la stupidità e la vergogna di molte affermazioni, idee e comportamenti del nostro recente passato. Si cerca infatti di occultare quale tipo di pensiero abbia potuto modellare i periodi bui della nostra storia del novecento, o condizionare il nostro attuale modo di riflettere e di ragionare (per esempio nei confronti del colonialismo, del razzismo, dell’intolleranza, nei confronti delle differenze, nell’esaltazione di una certa semplificazione giustizialista, nella celebrazione dell’umoralità piuttosto che della ragione, nel sostegno al populismo e al qualunquismo, ecc.).
(SEGUE BONOTTO)
E’ dunque interessante andare a vedere le carte, dall’interno, per farsi un’idea diretta sul Futurismo e per capire che cosa esso si proponesse realmente attraverso i suoi manifesti costitutivi, in modo da riconsiderare con maggior attenzione le conseguenze reali o potenziali che un certo tipo di “celebrati maestri” hanno prodotto, possono o potrebbero produrre, qualora ascoltati, nell’ambito della cultura di una comunità o di una nazione. Niente di meglio quindi che fare un’operazione di selezione al contrario, esponendo in bella vista ciò che la censura e la politica culturale ufficiale non faranno mai conoscere. Devo ammettere che neppure la mia è una scelta immacolata: privilegiando ciò che è più negativo tendo ad oscurare ciò che di positivo sarebbe implicito nel movimento stesso. Questa mia scelta, se non altro, è dichiarata ed è esplicita. Non pretendo certo di esaurire la definizione del Futurismo all’interno della documentazione che presenterò (anche se condivido il giudizio “artistico” che ne dà Davico Bonino), ma intendo comunque invitare i lettori a valutare la natura culturale complessiva di un movimento di artisti e intellettuali che sono apparsi sulla scena europea e italiana propagando e sostenendo massime e affermazioni di principio e di fatto, per le quali aggettivi come aberranti o farneticanti sono da ritenersi francamente inadeguati.
.
(SEGUE BONOTTO)
Le fonti da cui ho estratto questa documentazione sono: il primo Manifesto apparso su Le Figaro il 9 febbraio del 1909, il Manifesto dei pittori futuristi, il Manifesto del cinema futurista, il Manifesto tecnico della letteratura futurista e infine il Manifesto della danza futurista, apparsi nei mesi e negli anni immediatamente successivi al primo manifesto.
Dal Manifesto, apparso su Le Figaro il 9 febbraio 1909:
Il Manifesto si articola in 11 paragrafi. Ne cito quattro:
-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igiene del mondo- il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore.
-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaristica.
…………..
Dal Manifesto dei Pittori Futuristi:
Organizzato in otto paragrafi. Ne cito due:
-Esaltare ogni forma di originalità anche se temeraria, anche se violentissima.
-Rendere e magnificare la vita odierna, incessante e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa! Siano sepolti i morti dalle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!
………………
(SEGUE BONOTTO)
Dal Manifesto tecnico della Letteratura Futurista:
E’composto da diversi aforismi e massime, scritti in sequenza. Evidenzio quanto segue:
-“Quando nella mia Battaglia di Tripoli, ho paragonato una trincea irta di baionette ad un’orchestra, una mitragliatrice ad una donna fatale, ho introdotto intuitivamente una gran parte dell’universo in un breve episodio di battaglia africana”.
-“Eh, sì! Voi siete, piccola mitragliatrice, una donna affascinante, e sinistra, e divina, al volante di un’invisibile cento cavalli, che rugge con scoppi d’impazienza! Oh, certo! Fra poco balzerete nel circuito della morte, verso il capitombolo fracassante o la vittoria!...Volete che io vi faccia dei madrigali pieni di grazia e di colore? A vostra scelta, signora…Voi somigliate per me a un tribuno proteso, la cui lingua eloquente, instancabile, colpisce al cuore gli uditori in cerchio, commossi… Siete, in questo momento, un trapano onnipotente, che fora in tondo il cranio troppo duro di questa notte ostinata…Siete, anche, un laminatoio, un tornio elettrico, e che altro? Un gran cannello ossidrico che brucia, cesella e fonde a poco a poco le punte metalliche delle ultime stelle!”
(inutile sottolineare che questo inno ripugnante è rivolto alla mitraglia che in Libia il colonialismo liberale italiano nel 1911 adottò, con altri strumenti di morte, come l’unico valido documento di ingresso per le migliaia e migliaia di compatrioti in cerca di lavoro fuori dai confini della Patria ).
-“Poeti futuristi! Io vi ho insegnato ad odiare le biblioteche ed i musei, per prepararvi ad odiare l’intelligenza, ridestando in voi la divina intuizione, dono caratteristico delle razze latine! Mediante l’intuizione vinceremo l’ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori”.
-“Dopo il regno animale ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l’amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell’uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall’idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell’intelligenza logica”.
…………….
Dal Manifesto del Cinema futurista.
Il manifesto si compone di un’introduzione e di 14 paragrafi esemplificativi.
E’ sufficiente soffermarsi ai primi paragrafi dell’introduzione:
-“Il libro, mezzo assolutamente passatista di conservare e di comunicare il pensiero, era da molto tempo destinato a scomparire, come le cattedrali, le torri, le mura merlate, i musei e l’ideale pacifista. Il libro, statico compagno dei sedentari, degli invalidi, dei nostalgici e dei neutralisti, non può divertire né esaltare le nuove generazioni futuriste, ebbre di dinamismo rivoluzionario e bellicoso.
La conflagrazione agilizza sempre più la sensibilità europea. La nostra grande guerra igienica, che dovrà soddisfare tutte le nostre aspirazioni nazionali, centuplica la forza novatrice della razza italiana. Il cinematografo futurista, deformazione gioconda dell’universo, sintesi alogica e fuggente della vita mondiale, diventerà la migliore scuola per i ragazzi.
…Il cinematografo futurista collaborerà al rinnovamento generale…uccidendo il libro…Le necessità della propaganda ci costringeranno a pubblicare un libro di tanto in tanto…”
……………
Dal Manifesto della danza futurista.
Il Manifesto della danza futurista cade in un momento tragico per l’Europa: la prima guerra mondiale.
Marinetti non sa inventarsi niente di meglio che modellare l’idea della danza futurista sulla guerra e su alcuni suoi emblemi: lo shrapnel (frammenti di granata che esplode), la mitragliatrice, l’aeroplano.
“In questa nostra epoca futurista, mentre più di venti milioni di uomini formano con le loro linee di battaglia una fantastica via lattea di stelle-shrapnel che fascia la terra; mentre la Macchina e i Grandi Esplosivi, collaborando con la guerra hanno centuplicato la forza delle razze costringendole a dare il massimo del rendimento, di audacia, d’istinto e di resistenza muscolare, la danza futurista italiana non può avere altro scopo che immensificare l’eroismo, dominatore di metalli e fuso con le divine macchine di velocità e di guerra.
Io traggo dunque le prime tre danze futuriste dai tre meccanismi di guerra: lo shrapnel, la mitragliatrice e l’aeroplano.
Danza dello shrapnel:
Voglio dare la fusione della montagna con la parabola degli shrapnel. La fusione della canzone umana carnale col rumore meccanico degli shrapnel. Dare la sintesi ideale della guerra: un alpino che canta spensierato sotto una volta ininterrotta di shrapnel.
-Movimento 1: con i piedi marcare il tum-tum del proiettile che esce dalla bocca del cannone.
-Movimento 2: con le braccia aperte descrivere con velocità moderata la lunga parabola fischiante dello shrapnel che passa sulla testa del combattente quando esplode troppo in alto o dietro di lui. La danzatrice mostrerà un cartello stampato in azzurro: corto a destra.
-Movimento 3: con le mani ornate di lunghissimi ditali argentei alzate e aperte molto in alto, dare l’esplosione argentea fiera beata dello shrapnel…
-Movimento 5: con colpi saltellanti delle mani e un’attitudine sospesa, estatica del corpo, esprimere la calma indifferente e sempre idilliaca della natura e il cip-cip-cip degli uccelli…la danzatrice mostrerà un cartello in rosso: 15 gradi sotto zero, 800 metri rosso feroce soave.
……..
Danza della mitragliatrice:
“Voglio dare la carnalità italiana dell’urlo Savoia!!! che si lacera e muore eroicamente a brandelli contro il laminatoio meccanico geometrico inesorabile del fuoco di mitragliatrice”. (si noti l’analogia nel linguaggio delle Brigate Rosse, che esaltavano la geometrica precisione del fuoco delle loro armi.)
-Movimento 1: con i piedi (le braccia tese in avanti) dare il martellamento meccanico della mitragliatrice tap-tap-tap-tap-tap. La danzatrice mostrerà con gesto rapido un cartello stampato in rosso: nemico a 700 metri.
-movimento 2: con le mani arrotondate a coppa (una piena di rose bianche, l’altra di rose rosse) imitare lo sbocciare violento e continuo del fuoco fuori dalle canne della mitragliatrice. La danzatrice avrà tra le labbra una grande orchidea bianca e mostrerà un cartello stampato in rosso: nemico a 500 metri.
-movimento 3: con le braccia aperte descrivere il ventaglio girante e innaffiante dei proiettili.
…..
Danza dell’aeroplano.
In questa danza le allusioni, ridondanti di retorica, sono dirette alla macchina da guerra che si alza in volo a sfidare il sole.
(SEGUE BONOTTO)
Potrei concludere queste righe in molti modi, ma credo che chi legge non abbia bisogno di particolari sollecitazioni per valutare gli orientamenti e gli ideali del futurismo, meno che meno per celebrarli e tramandarli alle future generazioni.
Posta un commento